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Cuffaro “torno verso la vita”, presentato il suo terzo libro

Tusa – Totò Cuffaro ha impugnato il microfono, tenendolo in mano per un’ora. Ha parlato del dolore, dell’errore, della giustizia e dei sentimenti.

Tornato dal Burundi, dove lavora come medico volontario nell’ospedale che lui stesso ha fatto costruire, l’ex presidente della regione è intervenuto alla presentazione del suo libro “L’uomo è un mendicante che crede di essere un re” organizzata nella splendida location del convento dei cappuccini. Lo ha scritto nel carcere di Rebibbia, dove ha scontato 5 dei 7 anni di reclusione per favoreggiamento alla mafia. Cuffaro ha raccontato il carcere come luogo di sofferenza ma anche di incontro con se stesso, ha ribadito la sua voglia di essere “esterno” alla vita attiva politica e la sua voglia di ripartire dalla sua prima vocazione fare il medico. “Per non soccombere – ha detto Cuffaro – ho utilizzato le armi del pensiero, dell’amicizia, della fiducia, del rispetto per le Istituzioni, della speranza, dell’amore e della fede. Non mi sono mai perso d’animo anche se ho avuto tanta paura e ho sofferto tanto e oggi posso dire: ho vinto. “Non era scontato che ci riuscissi – ha concluso l’ex governatore – voglio dirvi che in questa vittoria, tanto importante per me e la mia famiglia, c’è il contributo di voi che leggendo i miei libri mi siete vicini e mi avete fatto sentire utile ai miei compagni detenuti”. L’iniziativa è stata organizzata dalla Proloco presieduta da Lorenzo Bruno e dall’amministrazione comunale di Tusa. Sono intervenuti il sindaco Angelo Tudisca, il vicesindaco Nicoletta Patti, Peppino Ragonese dirigente dell’Amap di Palermo e l’avvocato Mario Turrisi e la sociologa Desirèe Scira. “L’uomo è un mendicante che crede di essere un re” è il terzo libro di Totò Cuffaro, ha pubblicato anche “Il candore delle cornacchie” (2012), presentato al premio Strega, e “Le carezze della nenia” (2014) editi da Guerini e Associati nato a Raffadali nel 1958, medico, ex presidente della regione Sicilia ed ex senatore della Repubblica. D’Annunzio soleva dire: “Vado verso la vita”, io più semplicemente “torno verso la vita”, ha salutato con queste le centinaia di persone che lo hanno salutato con stima ed affetto

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