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Scena muta per gli indagati dell’operazione “Triade”

Tortorici – Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere quasi tutti gli indagati coinvolti nell’operazione “Triade”, che ha determinato, mercoledì scorso, l’emissione di misure cautelari per 21 soggetti accusati di far parte di un’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegali di armi da fuoco e spendita di banconote falsificate, coordinato dallo storico clan di Tortorici.

Tra questi anche i cinque presunti componenti del gruppo dei “tortoriciani”. Nel carcere di Gazzi ed innanzi al giudice per le indagini preliminari (Gip) di Messina Daniela Urbani, hanno fatto scena muta i quattro indagati ristretti in carcere, Carmelo Galati Massaro (considerato il capo dell’organizzazione), il fratello Sebastiano, Antonino Costanzo Zammataro e Antonio Musarra Pecorabianca e, sentita Veronica Lombardo Pontillo, moglie di Carmelo Galati Massaro, unica ai domiciliari, scortata sino a Messina dalla sua abitazione di contrada Capreria. I due fratelli Galati Massaro, Costanzo Zammataro e la Lombardo Pontillo sono difesi dagli avvocati Alessandro Pruiti Ciarello e Laura Todaro, Musarra Pecorabianca è assistito dal legale Alessandra Ioppolo, che hanno preannunciato ricorso al Riesame. Si sono inoltre avvalsi della facoltà di non rispondere Nicolino Isgrò di Condrò, considerato il capo del gruppo di Milazzo, Salvatore Iannello, Filippo Biscari, Luca Iannello, Marco Coniglio e Giuseppe Aricò, tutti residenti a Barcellona, Ignazio Lombardo di Condrò e Giuseppe Cammisa, ai domiciliari di Mazzarà Sant’Andrea. Anche in questo caso i legali non hanno avanzato richieste al Gip ed hanno preannunciato la presentazione del ricorso al Tribunale del Riesame di Messina. Nell’ordinanza di custodia cautelare, siglata dallo stesso Gip Urbani, Carmelo Galati Massaro  viene definito “quale promotore di un secondo gruppo dedito allo spaccio di droga, insieme al fratello Sebastiano, alla moglie Veronica Lombardo Pontillo, a Costanzo Zammataro ed a Musarra Pecorabianca, unitamente agli indagati, Sebastiano Bontempo Scavo e Carmelo Bontempo Scavo  di Tortorici, per i quali il giudice non ha ritenuto ci fossero i motivi per firmare una misura cautelare”. La Prefettura di Messina ha poi disposto la sospensione di Francesco Carmelo Salamone dalla carica di consigliere comunale.

“Sono estraneo all’associazione a delinquere finalizzata allo spaccio e per questo non ho alcuna intenzione di dimettermi da consigliere comunale di Terme Vigliatore”,  così Francesco Carmelo Salamone aveva risposto al Gip Urbani, nel corso dell’interrogatorio di garanzia. Salamone, difeso dagli avvocati Tommaso Calderone e Carmelo Cicero. L’ultimo affare delle famiglie mafiose scoperto dai carabinieri era dunque spacciare hashish e marijuana coltivata sui Nebrodi. Come una piccola Colombia di Sicilia, la conformazione orografica del territorio nebroideo ha consentito l’impianto di coltivazioni lontano da occhi indiscreti. Fiumi di droga che finivano per alimentare il traffico degli stupefacenti nelle aree tra Tortorici, Milazzo e Barcellona. Per ciascuno dei tre centri operava un’articolazione dell’organizzazione. Erano i tortoriciani a garantire i rifornimenti,  anche dieci chili a settimana , percorrendo, a bordo di fuoristrada, mulattiere e strade di montagna per giungere sulla fascia tirrenica. Secondo gli investigatori il tramite era Nicolino Isgrò, 47 anni, che – come sottolineato dal capitano di Milazzo, Antonio Ruotolo – «era l’anello di collegamento tra Carmelo Galati Massaro, 42 anni ritenuto il capo del clan,  che gestiva la smercio a Tortorici, e il triumvirato attivo a Barcellona composto da Filippo Biscari, il cugino Salvatore Iannello e Giuseppe Aricò». Isgrò «era l’unico ad avere rapporti diretti con Galati Massaro che incontrava nel parcheggio di un centro commerciale del Messinese per concordare prezzi, quantità e modalità di consegna della droga». L’inchiesta è stata avviata nel 2013 ed è coordinata dai sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia Liliana Todaro e Fabrizio Monaco.

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