Antoci

Le parole di Antoci il giorno dopo

S.Stefano – “Questo è un altro attentato, io mi sento ancora peggio di quella notte di maggio”. Con queste parole il presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci ha accolto giornalisti e telecamere. Sono passati un paio di giorni dalla pubblicazione dell’articolo che ha “inventato” nero su bianco la parentela della moglie di Antoci con la famiglia mafiosa dei Rampulla di Mistretta. Una “storia di affarismo politico mafioso” come l’ha definita in presidente dell’ente Parco secondo cui Maria Rampulla, sorella di Pietro, l’artificiere della strage di Capaci sarebbe zia della signora Antoci. “Io non avrei mai potuto immaginare che qualcuno si inventasse di sana pianta una cosa del genere, attaccando me per colpire i miei affetti più cari – dichiara Giuseppe Antoci – questa è una delle pagine più buie della Sicilia, una delle pagine più ignobili di questa repubblica. Una parentela che non esiste, un blog di Messina e un altro di Agrigento che riprende la notizia una pura invenzione sfruttando l’omonima del cognome. Mia moglie e le mie figlie hanno già subito e subiscono difficoltà e preoccupazioni. Questo è un chiaro segnale che vogliono fermarmi a qualsiasi costo”. Si commuove quando racconta la vita blindata di padre e marito, pensando alle tre figlie e alla moglie ma attacca senza mezzi termini chi vuole metterlo fuori gioco. “Gli equilibri sono saltati in Sicilia e a livello nazionale modificando le norme, facendo un’antimafia praticata e non predicata – afferma Giuseppe Antoci – ho già denunciato tutto alla magistratura, ho chiesto che chi ha fatto questo debba venga punito, perché non è un attacco a me, è un attacco allo Stato. Una strategia chiara di chi vuole farmi pensare che forse non ne valeva la pena, che devo fermarmi. Loro la pagheranno, perché io credo nella giustizia”. Il presidente del parco dei Nebrodi si rivolge anche ai giornalisti “la stampa in cui credo è quella che ha raccontato di questo territorio che cambia, che fotografa i fatti con onestà intellettuale – ha detto Antoci – che sta al fianco di chi nelle istituzioni lavora per comunicare le cose belle e anche le cose brutte di un territorio, fatta di gente per bene che ha fatto un giuramento dal punto di vista deontologico e lo porta avanti. Ali spergiuri, invece, che fanno i giornalisti solo per essere strumento di qualcuno bisognerebbe strappare il tesserino in pubblica piazza”.

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