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Disservizi e degrado. Benvenuti alla stazione di Patti, dove anche i clochard sono di casa

Patti – Biglietteria chiusa per i mesi di luglio e agosto, servizi igienici mancanti, sterpaglie ovunque e degrado diffuso. Benvenuti alla stazione ferroviaria di Patti, dove ogni cosa sembra lasciar intendere che qui le regole di civiltà e decoro siano finite a gambe per aria e che tutto funzioni al rovescio.

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Non si spiegherebbe altrimenti come sia possibile che anche il cartello d’ingresso alla stazione – roba da non credere – sia stato collocato sottosopra (“ossergni” è ciò che si legge). La svista potrebbe anche far sorridere gli avventori, ma appena entrati in stazione c’è poco da stare allegri, anche perché la risata stimola la diuresi e da queste parti non si scorge un bagno pubblico nel raggio di chilometri. Ci si chiederà come sia possibile che nel 2016 non esistano servizi igienici all’interno della stazione ferroviaria di una cittadina di oltre 13mila abitanti a forte vocazione turistica e che, tra studenti pendolari e lavoratori, serve un’utenza vastissima anche durante tutto l’arco dell’anno. Eppure è proprio così. Altro tasto dolente: la biglietteria che rimane chiusa durante i due mesi clou dell’estate, circostanza che impone ai viaggiatori (turisti compresi) file snervanti di fronte all’unico distributore automatico di biglietti.

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Ma se i servizi non sono il punto forte della stazione di Patti, sul fronte decoro e pulizia sarebbe meglio stendere un velo pietoso. Sterpaglie e arbusti, veicoli di insetti e parassiti, invadono l’area parcheggio adiacente alla stazione; mentre i due nuovi locali ancora inutilizzati, di proprietà Fs ma ceduti in comodato gratuito al comune di Patti per l’allocazione futura di pubblici uffici, sono stati di recente vandalizzati. Al loro interno un odore acre e uno spettacolo a dir poco raccapricciante: alcune coperte invernali e tutt’intorno escrementi umani, pannolini e assorbenti sporchi, indumenti lerci e ogni sorta di rifiuto abbandonato probabilmente dai clochard che vi trascorrono le notti. Nel frattempo i treni arrivano e ripartono; alcuni viaggiatori salgono e altri scendono; una voce metallica esclama: “Patti, stazione di Patti!”. E forse qualcuno si sarà domandato perché la frase non sia stata pronunciata al rovescio.

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