tribunale messina

Confermata condanna anche in appello per buttafuori e proprietario discoteca.

Capo d’Orlando – Confermata anche in Appello la condanna a 3 anni e otto mesi per il buttafuori ed il titolare di una discoteca in pieno centro.

La Corte d’Appello di Messina ha confermato la sentenza di primo grado con la quale erano stati condannati Panesi e Napoli alla pena di 3 anni ed otto mesi di reclusione, al risarcimento del danno in favore della costituita parte civile, rappresentata dall’avv. Rosetta Carcione, nonché al pagamento di una provvisionale di € 15.000.  Questi ultimi, difesi rispettivamente da Alessandro Pruiti e dall’avv. Giuseppe Mancuso (quest’ultimo è subentrato al precedente difensore avv. Manasseri) sono stati condannati al pagamento delle ulteriori spese di costituzione della parte civile, rappresentata dall’avv. Rosetta Carcione.

Il procedimento penale si riferisce alla vicenda avvenuta nel 2007, presso la discoteca Butterfly di Capo d’Orlando, quando il giovane Carmelo Valenti Pettino di Tortorici venne violentemente colpito con ripetuti calci alla schiena ed alla testa, riportando lesioni gravi ed un trauma cranico con emorragia cerebrale, che ne hanno messo in pericolo la vita rendendo necessario un intervento neurochirurgico, eseguito d’urgenza presso il Policlinico di Messina.

Imputati del reato erano il buttafuori Giuseppe Panesi, autore della violenta aggressione, ed il titolare della discoteca Butterfly signor Antonino Napoli, entrambi di Torrenova. Quest’ultimo era imputato di concorso nel reato per aver agevolato l’operato del Panesi, mediante la predeterminata disattivazione dell’impianto di videoregistrazione, così impedendo che venissero effettuate le riprese visive dell’aggressione.

In primo grado gli imputati erano stati condannati alla pena di 3 anni ed otto mesi di reclusione, al risarcimento del danno in favore della costituita parte civile, rappresentata dall’avv. Rosetta Carcione, nonché al pagamento di una provvisionale di € 15.000.

Nello stesso procedimento è stato imputato del reato di favoreggiamento personale il signor Delfino Miceli, proprietario dell’impianto di videoregistrazione, al quale è stata contestata la manomissione dei dati registrati nel sistema allo scopo di eliminare le tracce delle operazioni compiute ed aiutare gli autori del reato ad eludere le investigazioni dell’autorità. Il Miceli, difeso dall’avv. Francesco Cacciola, era stato già stato assolto dal reato a lui ascritto per non avere commesso il fatto in primo grado.

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