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Il Sindaco di Furnari Foti: “Ho fatto il mio dovere”

Furnari – Sull’operazione portata a termine dai Carabinieri di Messina che ha portato all’arresto di 6 soggetti, tra cui un architetto del Genio Civile di Messina e due funzionari del Dipartimento Bilancio e Tesoro della Regione Siciliana, interviene il Sindaco del Comune di Furnari Mario Foti che aveva per primo denunciato la vicenda.

“Ho fatto il mio dovere, scrive il Sindaco Foti, come sindaco e penso che qualunque amministratore pubblico che ha a cuore il proprio territorio ed è animato da spirito di legalità, non avrebbe fatto diversamente. Ho tutelato una zona pubblica molto bella che ricade nel mio Comune, che era stata sottratta in modo poco trasparente, senza rispetto delle procedure di legge e negando al Comune di Furnari il diritto di prelazione riconosciuto dalla normativa nazionale e regionale.

Peraltro, a fronte della istanza di concessione in uso avanzata da privati sulla medesima area demaniale nella quale ricade il Parco Urbano,  in data 15 marzo 2012 avevo proposto specifica opposizione e fermo diniego, a firma congiunta mia e del responsabile dell’area tecnica Geom. Luigi Stoppia. Il tutto sulla scorta di argomentazioni di esclusivo interesse generale.

Evidentemente ciò non è stato sufficiente a fare desistere chi,  con questa iniziativa poco trasparente ha cercato di far prevalere l’interesse privato sull’interesse pubblico, sottraendo uno degli angoli più belli della Sicilia alla pubblica fruizione.

E ciò è stato fatto non solo violando la normativa vigente in materia di pubblicità nella vendita di un bene demaniale e quella del vigente diritto di prelazione, ma anche ottenendo una svendita dell’area a prezzo assolutamente vile ed irrisorio (0,18 €./mq.).

In questa operazione poco trasparente — che ci è stata segnalata, con invito ad intervenire,  dal proprietario e precedente concessionario ho denunciato, da amministratori, i dubbi e le evidenti criticità della vicenda, riscontrando con grande sorpresa , nei relativi atti processuali, sorprendenti e discutibili posizioni dell’ avvocatura dello Stato in sintonia con quelle dei privati ma anche inopportune esternazioni di esponenti del Governo Regionale che, voglio credere, non conoscevano i fatti imputati.

Al Presidente della Regione Siciliana che subito manifestato l’intenzione di fare chiarezza,  ho rappresentati i miei suddetti dubbi,  le specifiche criticità e i grumi di interessi poco chiari in una vicenda che solo la ribalta mediatica delle “Le Iene” di Italia Uno ha determinato ad attenzionare adeguatamente.

Prima della ribalta mediatica, va dato il giusto merito alla Procura della Repubblica di Messina, che ha subito aperto un fascicolo ed avviato una indagine con una azione tempestiva ed efficace che adesso, dopo il vaglio del G.I.P.., ha prodotto i suoi effetti.

Ciò da conforto e sostegno all’azione intrapresa da questa Amministrazione Comunale che su questo argomento non ha contribuito al chiesto sostegno all’iniziativa legale di difesa del Comune, dimostrando stranamente  di conoscere documenti pubblici riservati ed inviati solo agli interessati ed all’Ente locale.

Ritengo doveroso precisare che questa vicenda mi lascia rammaricato per il coinvolgimento di persone che conosco e che dovranno rispondere personalmente. Probabilmente le stesse  sono state coinvolte mal suggerite  e strumentalizzate nella vicenda. Peraltro, a fronte della legittima e motivata opposizione del Comune di Furnari, non può sfuggire che qualcuno abbia pensato, con protervia ed ostinazione degna di miglior causa, di potere comunque imporre il suo particolare sull’interesse generale. E in ciò contrastando il giudizio condiviso dalla totalità dei cittadini che  invoca il mantenimento della pubblica destinazione di quel bene.

Pertanto, da avvocato e persona che si attiene al rispetto della legalità, senza derive giustizialista, e ribadisco che questa è l’unica posizione del sindaco di Furnari sulla vicenda, stigmatizzando ed invitando alla rettifica quanti, senza avere mai avuto con me alcuna interlocuzione di sorta, neppure per via telefonica, mi hanno attribuito espressioni del tipo “Giustizia è fatta”, che non ho mai pronunciato in una vicenda delicata e complessa nella quale auspico che venga fatta chiarezza senza nulla togliere all’accertamento della verità”.

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