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LA BOCCIATURA DEL CRU METTE A RISCHIO IL COMPLETAMENTO DEL PORTO. ECCO PERCHE’


“Una insensata iniziativa speculativa quella bocciata dal CRU e non il completamento del porto”. In un comunicato stampa il Circolo Legambiente Nebrodi spiega, con carte alla mano, i motivi che potrebbero portare al mancato completamento del Porto di Capo d’Orlando. Di seguito i punti fondamentali che hanno portato alla bocciatura del progetto da parte del CRU e la copia della relazione dello stesso Consiglio regionale dell’Urbanistica.

“PORTO DI CAPO D’ORLANDO: LE FORZATURE DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE METTONO A RISCHIO IL COMPLETAMENTO. IL CRU BOCCIA L’OPERAZIONE IMMOBILIARE COLLEGATA AI LAVORI DI COMPLETAMENTO”.
Un ennesimo errore impedirà la realizzazione del porto di Capo d’Orlando. Il decreto Lombardo, emesso in totale disaccordo con il parere del CRU (Consiglio Regionale Urbanistica dell’Assessorato all’Ambiente) oltre a non prendere in considerazione i rilievi della commissione, che sono d’interesse per la funzionalità dell’opera e per l’integrità del territorio, mette a serio rischio il completamento del porto. Il parere negativo, infatti, pur non essendo vincolante per la Regione ha estrema rilevanza per il finanziatore comunitario particolarmente attento ai pareri tecnici. Inoltre non si può escludere un intervento della magistratura contabile qualora rilevi che la realizzazione portuale in assenza di garanzie possa rappresentare uno sperpero di danaro pubblico.

Questo ulteriore passo falso segue ad una serie di errori continuativi sul porto che hanno privato Capo d’Orlando di una opportunità di sviluppo turistico a favore di comuni vicini, ed ha rappresentato una tela di Penelope fatta e disfatta da
vent’anni a favore di imprese di movimento terra. Il parere del CRU entra nel merito del progetto di variante deciso nel settembre scorso evidenziando numerose criticità che non posso essere eluse:
–  Violazione dei vincoli nascenti dalle leggi nazionali e regionali e dal Piano Regolatore stesso (perfino faglie attive);
–  invasione della linea del mare con costruzioni, ed uso improprio di risorse naturali e storiche;
rischi derivanti dall’enorme carico urbanistico assolutamente immotivato rispetto alle dimensioni ed alla funzione del Porto;
– viabilità di accesso insufficiente.

La variante all’originario progetto di completamento è stata infatti finalizzata alla realizzazione di opere a terra (ma anche in mare) per complessivi 60.000 metri cubi, che ha fatto lievitare il costo da 24 a 48 milioni di euro e la durata della concessione da 29 a 60 anni: è questa insensata iniziativa speculativa ad essere stata bocciata dal CRU, non il completamento funzionale del Porto!

Al motivato e ragionato parere negativo di un autorevole organismo regionale, si è risposto con linguaggio da “forconi” e con l’auspicio di abolizione del CRU (forse perché non ha aderito alla logica immobiliarista del progetto). Ed in questi
giorni, in aperta sfida ai principi della buona amministrazione ed al comune buon senso, è stata annunciata la firma di un decreto regionale che avalla le criticità e le violazioni di legge evidenziate dal parere del Consiglio Regionale dell’Urbanistica. Al netto delle posizioni pregiudiziali della varie tifoserie, è opportuno che i cittadini sappiano  che questa ennesima forzatura mette a serio rischio il completamento e la futura fruizione del Porto.

Legambiente continua ad essere favorevole, come in passato, al completamento funzionale del Porto ed alla realizzazione degli indispensabili interventi viari per metterlo in connessione con la Città. Allo stesso tempo, respinge la logica manichea instaurata per la quale : “o sei favorevole a qualsiasi progetto speculativo o sei contro il Porto”. E’ quindi nell’interesse del completamento del Porto e della cittadinanza eliminare dal progetto l’operazione immobiliare e modificare la Convenzione per quanto riguarda l’irragionevole durata della concessione  (60 anni)  e quelle clausole  che ipotecano i futuri bilanci e le future scelte urbanistiche del Comune  sollevando la Società concessionaria dal rischio di Impresa.

Ufficio Stampa Legambiente Nebrodi

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