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Aborti clandestini, due medici fermati dalla polizia. Nota di “Cambiamo Messina dal basso”

MESSINA – Dirottavano le pazienti da una struttura pubblica a una struttura privata. Raccontavano che in Ospedale posti disponibili non ce n’erano e che, di contro, in quella struttura privata abortire sarebbe stato più semplice. E’ la pesantissima accusa rivolta a un anestesista e un ginecologo fermati stamattina dagli agenti della Squadra Mobile e della Polizia Stradale di Messina. Dalle indagini coordinate dal Sostituto Procuratore Marco Accolla e dal Procuratore Giovannella Scaminaci sarebbe venuta fuori una storia dai contorni agghiaccianti. I due medici avrebbero convinto pazienti in stato di gravidanza ad abortire presso lo studio privato che non rispettava i requisiti igienic-  sanitari e ostetrico-ginecologici. Il tutto ovviamente veniva pagato dalle pazienti, persuase di essere così riuscite a evitare lunghe liste d’attesa.

Sulla vicenda, si è espresso il Gruppo Pari Opportunità “Cambiamo Messina dal basso” che ha diramato la seguente nota:

“La notizia degli aborti clandestini che secondo gli inquirenti si sarebbero praticati presso gli studi privati dei dottori Giovanni Cocivera (*) e Giuseppe Luppino, rispettivamente dirigente del Reparto di Ginecologia ed Ostetricia e primario del Reparto di Anestesia e Rianimazione dell’Azienda sanitaria Piemonte-Papardo, rimbalza oggi sui giornali suscitando giustamente scandalo e indignazione. I due medici avrebbero infatti convinto le pazienti ad abortire privatamente con la motivazione che la mancanza di posti letto e i lunghi tempi d’attesa avrebbero compromesso la possibilità stessa di operarle presso la struttura pubblica. Una vicenda oscura che risalta negativamente le superficiali considerazioni della ministra alla Salute Lorenzin, la quale vanta una sensibile diminuzione del numero di aborti a fronte di un sempre maggiore numero di medici non obiettori. Non è così. Alla ministra bisogna rispondere che la diminuzione di aborti nel pubblico si accompagna non di rado con un incremento di interventi nel privato, come in questo caso, soprattutto se si considera che in alcune regioni il numero di medici obiettori raggiunge il 90%, pregiudicando nei fatti il diritto all’aborto. Come gruppo Pari Opportunità di CMdB ci sentiamo in dovere di rivendicare ancora una volta il diritto all’aborto, la cui mancata tutela continua a comportare la proliferazione di guadagni illeciti, a discapito della salute e della sicurezza delle donne. È inammissibile che ancora oggi una pratica legittima come l’aborto non sia realmente garantita da un sistema sanitario nazionale che è stato scientificamente depotenziato e reso inefficace. Mai più speculazioni sui nostri corpi!”.

 

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