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Percorso Trekking le “4 strade”, per riscoprire la storia di Naso

Naso – Con il trekking la riscoperta delle “4 strade”, mulattiere, strade sterrate e strade percorribili in macchina che congiungono ad un unico bivio ove da sempre padroneggia la nicchia denominata “A Figuredda”, contenente anticamente l’immagine della Madonna della Catena.

Il ripercorrere le strade, attraverso un circuito di circa 6 km di trekking, fa rivivere la storia caratterizzata dal lavoro nelle campagne, le colture, gli opifici, gli affari degli antichi feudatari che coltivavano le loro ricchezze alla periferia della Città di Naso. Ogni via percorsa ha qualcosa da raccontare.

Il circuito trekking parte da Bazia, naturale continuazione del centro storico e che prende il suo nome dall’Abbazia Cistercense che subentrò dopo gli ebrei, da qui Abazia, Bazia, Basè. Ci si incammina lungo la Valle della Grotta del Diavolo, per giungere ad un luogo dove negli anni ’70, una villa nobiliare divenne albergo con annessa balera sotto le stelle. Forse una cosa insolita, la discoteca all’aperto, da qui il nome “Paradiso del Diavolo” che fu dato dal gestore dell’albergo. La strada prosegue mediante un sentiero tra la fitta vegetazione di noccioleti ed uliveti, unica via percorsa fino agli anni ‘60 che conduceva dalle campagne al centro storico e viceversa, che qualcuno racconta di aver percorso scalzo per poi conservare ed indossare i calzari appena scorgeva Naso. Si giunge a Sant’Antonio.

Tra gli uliveti, tipica coltura la “Minuta Nasitana”, si sale lungo un’antica mulattiera ove è possibile rilevare la stratificazione del terreno che si alterna tra argilla, strati calcari-conchigliari, a dimostrazione dei luoghi sommersi dal mare milioni di anni fa. Si raggiunge la vetta più alta della città di Naso, la misteriosa Grotta del Diavolo, luogo panoramico che si affaccia a 360 gradi oltre i confini del vasto territorio nasense.

Dopo la breve sosta, passando dalla “Figuredda”, si prosegue il cammino lungo Badato, contrada fertile e ubertosa con terre a seminario, per giungere al Borgo Rurale di Cagnanò riqualificato nel 2014. A poche centinaia di metri prende il nome la contrada Feudo. Essa è caratterizzata da un’imponente sorgente d’acqua, attorno a cui anticamente si espandeva una florida attività agricola caratterizzata dalla nascita del frantoio, della filanda e di 5 mulini censiti in una cartina risalente al 1840. I ruderi dei mulini ritrovati sono a ruota idraulica verticale, tecnica assai avanzata. L’ultimo edificato nel 1800 fu attivo fino agli anni ’60.

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Tra agrumeti e notevoli piante officinali a dare ombra, vicino alla fontana, è il secolare pioppo alto c.ca 26 mt. Lo scenario lungo il cammino è arricchito da una splendida e maestosa falesia calcarenitica che si erge sulla sinistra della chiesa di San Michele Arcangelo, opera del XVI sec. riesplorata qualche decennio fa, poiché seppellita, nel tempo, da fitte foglie di edera selvatica. E’ la volta di un’antica mulattiera, strada comunale che in soli 400 mt congiunge alla “Figuredda”. Da qui il cammino prende la discesa, conduce all’ultima delle 4 strade che passando dal “Canaleddu”, riporta a Bazia.

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