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POSpartout, indagati minacciarono artigiano pattese: “Ti spacco in due, ti spacco la testa”

Patti – Si sono svolti ieri mattina presso il tribunale di Patti i primi interrogatori di garanzia nell’ambito dell’inchiesta “POSpartout”, che nella notte di mercoledì, in esecuzione di un’ordinanza di misura cautelare disposta dal Gip Ines Rigoli, ha portato agli arresti di dieci persone, quattro delle quali in carcere, accusate a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata al fraudolento utilizzo di carte di credito clonate e al riciclaggio «continuato e in concorso» dei proventi ottenuti attraverso il prelievo di denaro da correntisti stranieri.

Ieri mattina di fronte al Gip di turno, Eugenio Aliquò, sono comparsi Francesco Valenti (commerciante edile di Rocca di Caprileone) e Marian Nicoi (cittadino rumeno residente a Capo d’Orlando), entrambi ritenuti al vertice del sodalizio criminale insieme al palermitano Dario Vitellaro. Sia Valenti che Nicoi (il primo difeso dagli avvocati Antonio Trimboli e Decimo Lo Presti, il secondo dall’avvocato Fabio Armeli) si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Il legale di Nicoi ha anche chiesto per il suo assistito la revoca della custodia cautelare in carcere e la disposizione di una misura meno afflittiva (gli arresti domiciliari); il rumeno avrebbe anche prestato il consenso all’uso del braccialetto elettronico. Gli avvocati dei due indagati presenteranno inoltre ricorso al Tribunale del Riesame. Mercoledì prossimo, invece, si terranno gli altri interrogatori di garanzia.

Intanto emergono particolari inquietanti sulla tentata attività estorsiva compiuta dai due ai danni di un artigiano pattese: vicenda che ha dato il via alle indagini della Polizia di Patti e che ha consentito agli investigatori di risalire, attraverso le intercettazioni, al più ampio giro di malaffare perpetrato attraverso il sistema della clonazione delle carte di credito. «… Se entro sette giorni non mi dai i soldi ti mando il mio amico, ti spacca in due e ti spacca la testa». E ancora: «… So che hai una moglie e un bambino di sei anni». Sono solo alcune delle minacce rivolte all’artigiano pattese per costringerlo a consegnare a Valenti 2.500 euro a fronte di un debito di 1.692 euro che lo stesso artigiano aveva contratto nei confronti della “Edil Valenti”. I due indagati avrebbero addirittura cercato di convincere la vittima a commettere un’estorsione ai danni di un altro pattese, affinché quest’ultimo estinguesse un debito contratto con l’artigiano, il quale avrebbe così potuto saldare a sua volta il debito con Valenti: «… o mi dai i soldi, gli dici, o se no li mando da te, gli dici. Perché se poi si sciolgono … hai capito? E fanno male! Dillo tu al lui».

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