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POSpartout – “Io di queste operazioni qua, minchia ne ho fatte un bordello” – Le intercettazioni, i dettagli

“Se entro sette giorni non mi dai i soldi ti mando il mio amico, ti spacca in due e ti stacca la testa. So che ti sei aperto un bar, so che hai una moglie e un bambino di sei anni”.

Queste le pesantissime minacce che Francesco Valenti e Marian Nicoi, in concorso tra loro, hanno proferito all’indirizzo del titolare di una nota impresa di Patti per costringerlo a consegnargli la somma di 2.500,00€ (a fronte del debito di 1.692,00€ che la vittima aveva nei confronti dell’impresa EDIL VALENTI con sede a Rocca di Capri Leone).

E’ proprio da questa denuncia presentata dalla vittima il 16 marzo del 2014 al Commissariato di Polizia di Patti che ha inizio la complessa indagine scaturita negli arresti di due giorni fa. Gli agenti, infatti, per acquisire elementi utili all’accertamento della denuncia di estorsione hanno avviato una attività di intercettazione sulle utenze telefoniche in uso a Francesco Valenti e al suo fido collaboratore Marian Nicoi installando, inoltre, delle cimici sui veicoli utilizzati dalle persone coinvolte nelle indagini. Così è stata scoperto che, per un considerevole arco temporale una “pluralità” di soggetti, in constante contatto tra loro, erano assiduamente impegnati in una continuativa e diversificata attività di procacciamento di illeciti profitti. E’ probabile che il giro di somme complessivo della truffa si aggiri intorno ai 500 mila uero.

Ma oltre alle intercettazioni telefoniche che in alcuni casi chiariscono in maniera inequivocabile il modus operandi dell’associazione criminale e addirittura vere e proprie confessioni registrate di commissione dei reati, la disamina di una voluminosa documentazione bancaria ha consentito di ricostruire importi e tempistica delle transazioni illecite e di identificare gli strumenti di pagamento utilizzati.

Come dicevamo però tutto ha inizio con le intimidazioni di Valenti, accompagnato dai fratelli romeni Marian Nicoi e Florin Bindileu, ai danni di un artigiano di Patti che viene anche incalzato a recuperare un credito vantato dalla vittima da un altro artigiano, per poter saldare il debito richiesto da Valenti con fare intimidatorio.

Dalle successive intercettazioni ambientali viene così scoperto il giro di affari e di illeciti del sodalizio che si concretizza nell’utilizzo di carte di credito clonate come modalità di pagamento del corrispettivo di simulate transazioni o prestazioni commerciali, di importo considerevole e quasi sempre non congruo rispetto al tipo di attività svolta dal singolo imprenditore.

Le carte di credito utilizzate fanno sempre capo a soggetti stranieri in condizioni di particolare agiatezza economica secondo gli inquirenti. Questo ha consentito alla “banda” di beneficiare della prevedibile disattenzione dei titolari nel vaglio delle movimentazioni registrate nei propri conti e di trarre vantaggio dalla maggiore difficoltà di attivazioni di controlli da parte di autorità straniere sul territorio italiano.

Per essere ancora più credibili e nascondere così l’illecito delle transazioni il sodalizio ha fatto ricorso alla predisposizione di falsi scontrini e documenti fiscali, artatamente intestati a soggetti i cui dati, in parte reali ed in parte di fantasia, vengono inseriti in altrettanto fittizi documenti di identità.

I proventi dell’attività criminosa, una volta confluiti sui conti correnti degli imprenditori commerciali coinvolti nell’attività illecita, sono ripartiti tra i “soci”, secondo precise percentuali concordate e calibrate in relazione all’apporto prestato. Di seguito ecco come Valenti Francesco illustra ai suoi interlocutori il modus operandi dell’associazione, come ripartire utili e i soggetti beneficiari che vengono individuati negli imprenditori che di volta in volta forniscono i loro apparecchi POS, Marian Noci che mette a disposizione la propria abitazione chiamata “ufficio” dagli indagati, la linea telefonica fissa per la connessione internet, il cosiddetto Capo Area Dario Vitellaro che procura le carte di credito clonate e Giuseppe Cusumano che fa da tramite tra i complici locali che a loro volta si relazionano allo stesso per mezzo di Nicoi e del Capo Area.

Illuminante per gli inquirenti l’intercettazione di Francesco Valenti che parla con un orlandino nel quale fornisce precise informazioni sulle modalità di utilizzo e di procacciamento delle carte rilevando con compiacimento di aver effettuato un numero elevato di transazioni:

Valenti: Li dobbiamo strisciare a cinque mila euro al giorno, a dieci mila euro al giorno… una volta una carta, una volta un’altra… io di queste operazioni qua minchia ne ho fatte un bordello… io gli faccio una fattura, con quattro nominativi che mi invento, minchia io faccio così, vado, sai che faccio, vado su, minchia va tu ne hai visto persone ingegnose come me… vado nell’elenco telefonico, vado a Castel di Lucio prendo un nome che appartiene a quel paese, ogni paese, là in quel paese c’è Tindaro, là c’è Calorio, là c’è il paese di Francesco…. prendo un nome particolare, poi vado a prendere nome e cognome ad Assisi e li accoppio insieme, poi gli metto l’indirizzo che abitano, che abitano sempre qua in zona, che abitano che ti posso dire più lontano a Milazzo, mi hai capito? … mi creo il codice fiscale, quando mi esce la strisciata del POS, quando mi esce la strisciata, su quella strisciata….leviamoci l’iva che gli devo fare la fattura… ed il resto ce lo dividiamo… Ci vuole tempo per uscirli però, perché ho il Direttore della banca, poi gli devi fare, cinquantamila euro gli devi regalare al Direttore, lui li deve fare scomparire di là subito, poi l’Agenzia delle Entrate… e il direttore li può fare uscire subito di là… se tu gli regali i soldi lui te li fa uscire… lui me li fa uscire nel più breve tempo possibile, ma ci vuole sempre sei mesi per un milione di euro…. centomila euro, duecentomila euro in qualche mese, due mesi massimo e li esce…. loro fanno, io ho già parlato. Nell’ordinanza si specifica che quello definito come “direttore” è stato effettivamente individuato il vice direttore nella persona di Rosa Ciancio.

Se non fermati, secondo gli inquirenti, avrebbero messo in atto una truffa di dimensione decisamente più importante. Stavano infatti per “aprire” una vera e propria “vetrina online” destinata all’offerta in vendita dei prodotti delle proprie ditte da utilizzare per operare fittizi acquisti di beni direttamente su portale internet. Tale modus operandi, secondo gli inquirenti, consente di affrancarsi dall’impiego materiale di dispositivi di pagamento elettronico e nel contempo di elevare gli importi medi delle transazioni.

 

Tornando comunque al sofisticato sistema di utilizzo delle carte clonate viene evidenziato dagli inquirenti l’utilizzo secondo scadenze delle stesse carte che prevedeva un periodo di “riposo” per non incorrere nei controlli dei gestori dei dispositivi di pagamento.

La ripartizione dei proventi derivanti dall’attività criminale era prevista nel 50% a coloro che procuravano le carte clonate (Cusumano e Vitellaro) come si evince da una intercettazione ambientale intercorsa tra Valenti e Nicoi all’interno di una autovettura:

Valenti: però dopo, con questi abbiamo litigato, perché gli ho detto 30000 euro come li esco dalla banca io? Subito, così… mi dovete dare almeno 10, 15 giorni di tempo, qua ci sono 5000 euro che li ho raccolti, gli altri 5000 euro te li vieni a prendere… poi si è incazzato l’amico mio…. 

Viene inoltre definita la complicità di Rosario Terribile, carabiniere in congedo, gestore di un ristorante in via Pugliatti a Rocca di Capri Leone e di un bar in Via Carlo Alberto Dalla Chiesa sempre a Rocca. Dal tenore delle conversazioni captate emerge come, superata qualche originaria riluttanza, il Terribile, su proposta di Nicoi, si lasci coinvolgere nel giro di affari illeciti.

Oltre agli otto arrestati ci sarebbero altri due ricercarti. Un italiano ed un rumeno.

 

 

 

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