INCHIESTA

INCHIESTA – Vi sveliamo la bufala del depuratore orlandino! La colpa non è della Regione ecco perché!

E’ una storia incredibile che dimostra come tante volte ci siamo sentiti ripetere del bene che si vuole al nostro paese ma che, nei fatti, si è riusciti a dimostrarlo pochissime volte e proprio quando si presenta l’occasione buona, la migliore, i nostri amministratori, i tecnici, gli esperti, dimostrano tutta la loro pochezza a discapito del popolo.

L’inchiesta è principalmente rivolta a chi si ostina a ripetere che “il depuratore non si riesce a riammodernare per ritardi o colpe della Regione“, o a chi sostiene che “è un paradosso che lo stato abbia commissariato la Regione nominando l’assessore regionale per l’intervento” o ancora a chi annuncia che “in trenta giorni provvederà a mettere in atto un intervento tampone per le pompe che si bloccano d’estate”.

Adesso vi raccontiamo la verità su quanto successo a Capo d’Orlando.

Ma andiamo con ordine e cominciano a raccontare i fatti. Si perché vi sembrerà assurdo ma quello che stiamo per raccontarvi è reale, vero, successo.

L’Italia incappa nella Violazione della direttiva 91/271/CEE trattamento e collettamento acque reflue degli agglomerati urbani (perché andavano adeguati entro il 31/12/2000 gli agglomerati con Abitanti Equivalenti superiori a 15.000:  Capo d’Orlando ne ha residenti meno ma Abitanti Equivalenti da trattare superiore al predetto numero). Violazione degli

  • Art. 3 (collettamento)
  • Art. 4 (depurazione)

Vengono così avviate procedure di infrazione n. 2004/2034 e 2009/2034.

Già nel 2005 bisognava adeguare in tutta Italia i depuratori per centri superiori ai due mila abitanti.

Con due sentenze, una del 2012 e l’altra del 2014, lo stato italiano viene condannato per le predette infrazioni. Soltanto la prima sentenza comporta una sanzione di ben 75.000,00 € al giorno. Il governo, preoccupato, chiama a raccolta tutte le regioni interessate informando loro di sbrigarsi ad indicare le opere ed a preparare i progetti perché verranno tutti finanziati vista l’incombenza anche della seconda sentenza. Tra queste regioni naturalmente anche la Sicilia. E qui arriviamo subito a Capo d’Orlando. Si perché queste sanzioni riguardano anche il nostro paese che contribuirà a far (o forse dovrà) pagare direttamente circa 200 mila euro l’anno!

Per superare l’infrazione la Regione consulta gli ATO idrici, i gestori degli impianti ed i diretti interessati, (che potremmo definire committenti), cioè i Comuni. Dal 31 gennaio 2011 vengono svolte apposite riunioni. Per quanto riguarda il comune di Capo d’Orlando, in sostituzione del gestore unico Provinciale non individuato, lo stesso Comune, come lo è sempre stato e come lo è tutt’ora, è anche il gestore dell’impianto. Questa fase di consultazioni doveva essere affrontata dal Comune quale reale protagonista delle scelte da fare perché lo stesso era l’unico ente realmente a conoscenza delle esigenze del territorio oltre che gestore diretto del depuratore. Si arriva al dunque per i tecnici e gli amministratori del nostro Comune! Con questi incontri tecnici si definisce così l’entità delle risorse necessarie per superare l’infrazione su Capo d’Orlando e viene redatta una proposta di adeguamento dell’Impianto di Depurazione, (l’unica che sembrerebbe servire per superare l’infrazione: sebbene così non è a giudicare dalle recenti esigenze manifestate in campagna elettorale che di certo non sono nate nell’ultimo paio di anni), per un importo di 1.350.000,00 €. Tenete bene a mente questa cifra perché spiegheremo tra poco cosa invece hanno fatto altri comuni siciliani.

Si arriva così alla delibera di Giunta Regionale n. 140 del 13 maggio 2011 che acclara che per superare l’infrazione comunitaria serve solo un modesto adeguamento del depuratore, la cui modalità ed entità degli interventi è stata evidentemente condivisa dal Comune di Capo d’Orlando, per l’importo già segnato (di seguito stralcio della delibera di giunta in questione), così come hanno fatto il resto dei comuni siciliani salvo non pensare ad un suo totale e più colpevole disinteressamento dell’Amministrazione Orlandina.

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Lo stato quindi approva e finanzia nel 2012 con la delibera CIPE 60 , senza cambiare una virgola, nella sua completa totalità, il progetto proposto e condiviso dall’Ente Comunale, quindi dall’amministrazione Sindoni. Ricordiamo bene gli annunci fatti a conseguimento del finanziamento mentre imperversava la polemica sul depuratore ma adesso vi spieghiamo come è andata a finire!

Tenete adesso a mente un altro dato importante e cioè quello relativo al costo pro capite del progetto. Se dividiamo l’importo richiesto con il numero 33.409 abitanti equivalenti (attività ricettive e produttive comprese in tale numero, etc. etc.) viene fuori che l’investimento che viene effettuato è pari a 40,00€ ad abitante equivalente. Ciò è sufficiente a risolvere realmente i problemi?

A Gioiosa Marea è stato finanziato un progetto di 3 milioni di Euro (18.ooo abitanti equivalenti) ed a Cefalù ben 18 milioni di euro con circa lo stesso numero di residenti e con solo il doppio di AE da trattare rispetto a Capo d’Orlando. Quindi a Gioiosa sono stati previsti 166,67€ AE e a Cefalù 277,00€ AE contro i 40,00€ AE di Capo d’Orlando!

Secondo uno studio effettuato da professionisti del settore sull’argomento è stato calcolato che per adeguare l’impianto in maniera seria servirebbero almeno 100,00€ per abitante equivalente (ricordiamo Capo d’Orlando ha presentato progetto per soli 40,00€ a testa). A questi 100,00€ vanno inoltre aggiunti i lavori sulla condotta a mare e il potenziamento della rete fognaria. Prima domanda che poniamo agli attuali amministratori: Perché non è stato programmato un intervento definitivo e risolutore di tutte le problematiche presenti ed ancor oggi insolute, (sulla base delle quali peraltro vengono presentate soluzioni provvisorie nella presente campagna elettorale), corrispondente alle reali esigenze del Comune e dei suoi abitanti sapendo peraltro che sarebbe stato totalmente finanziato?

Cosa poteva fare l’amministrazione che non ha fatto?

  • Localizzare, ad esempio, un nuovo depuratore (di cui oggi viene sbandierata la necessità) in un’area distante dalle mareggiate (vedi comune di Cefalù). Certo questo avrebbe avuto un costo importante ma sarebbe stato finanziato come successo per altri centri sulle risorse di cui all’infrazione e non caricato sui piani d’ambito a scapito delle bollette sui cittadini.
  • Pensare in grande con un impianto all’avanguardia (come fatto da altri Comuni) così da inserire il tutto meglio, sia nel paesaggio, (così da camuffarlo), sia nell’ambiente, (così da avere un refluo rispettoso non solo dei parametri di legge ma anche del pescato e dell’acquacoltura nel caso in cui si volesse puntare su questo ambito) ;
  • intervenire sul sistema fognario potenziandolo (così da evitare il blocco delle pompe nei momenti di punta);
  • ottimizzare i costi di gestione dell’impianto e della rete.

Nulla di tutto ciò è stato programmato dall’amministrazione che nell’ambito della predetta procedura, a differenza di quanto hanno fatto gli altri enti, si è limitata a richiedere un finanziamento per una semplice “rinfrescata” della facciata del depuratore.

Se avessero operato bene i nostri amministratori oltre a vantare il Lungomare più bello d’Europa avremmo potuto vantare anche il mare più pulito d’Europa!

La bufala più grande che può essere detta in questo momento è che la colpa è della Regione Siciliana. Vi spieghiamo perché.

Nel 2013, siccome gli ATO idrici vengono liquidati, il Comune di Capo d’Orlando oltre ad essere committente e gestore dell’impianto diventa anche soggetto attuatore degli interventi finanziati nel 2012, giusta delibera di Giunta Regionale n. 22 del 24/01/2013. In parole semplici diventa Unico Ente Responsabile delle successive fasi progettuali  dell’ipotesi di intervento programmata delle opere finanziate nel 2012 del suo appalto (da aggiudicare entro il 31/12/2015) e della sua esecuzione. Quindi la responsabilità dal 2013 è tutta a carico del Comune paladino.

A quel punto lo sviluppo progettuale che ne segue tutto interno all’Amministrazione Paladina passa al vaglio di una speciale Commissione Tecnica Ministeriale (istituita presso il  Ministero dell’Ambiente in accordo all’accordo quadro firmato nel 2013) che da allora lo ha rigettato per ben due volte altro che per “portarlo massimi standards possibili” così come qualcuno della stampa allineata vuole farci credere. Cosa è mai possibile che i tecnici possano progettare per il depuratore e per la rete urbana antiquata  con “soli”  € 1.350.000,00? Puoi metterci delle toppe e nient’altro! Non puoi di certo pensare di risolvere definitivamente tutti i problemi (compresi quelli della rete di collettamento mancante o inidonea a gestire i picchi estivi) così come la vocazione turistica del nostro paese richiede! Oggi, a commissario Ministeriale nominato, questa commissione Ministeriale è posta a servizio dello stesso commissario, quindi, nessuna risposta giungerà più al Comune, Commissariato perché inadempiente, in merito all’ultima revisione progettuale presentata tardivamente da quest’ultimo il 11/02/2015: tempo in cui a seguito dello “Sblocca Italia” (art 7 co. 4 e 7 DL 133/2014  convertito con la l. 116), si era già in odore di commissariamento. Il 14 dicembre 2015 (vedi allegato di seguito) il Ministero ha notificato al Comune di Capo d’Orlando, e a nessun altro, la nomina del commissario. Per cui è il Comune di Capo d’Orlando è l’Ente inadempiente: non la Regione!

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Le inadempienze, pertanto, non sono rinvenibili soltanto nella fase  progettuale dove le lacune sono già state ampiamente descritte, ma anche e soprattutto nella fase di programmazione, cioè quando gli amministratori dovevano spingere per tempo per un serio progetto di adeguamento unitario delle reti e degli impianti  al passo con la tecnologia e le esigenze della comunità e delle sue prospettive di sviluppo turistiche.

Il comune di Capo d’Orlando, si è svegliato solo nel 2012 presentando alla Regione tre proposte di intervento (senza possedere peraltro al tempo alcuna progettazione esecutiva cantierabile sulle stesse).

  •  Il rifacimento rete fognaria Bagnoli € 800.000 istanza prot. 2782 del 01/02/2012
  •  II lotto completamento della Rete fognaria Scafa € 2.500.000 istanza prot. 2765 del 09/02/2012
  • L’ ampliamento condotta fognaria contrade marmoro –crocevia bassa metallica  €320.000 istanza prot. 4423 del 20/02/2012

Interventi la cui copertura finanziaria, assicurata con la delibera di Giunta Regionale 152 del 21/05/2012 (presieduta da Lombardo), a valere su fondi comunitari 2000-2006 allora non spesi, non è più al momento assicurata.

Tutto in palese e colpevole ritardo. Interventi che se ben strutturati nell’ambito di una visione complessiva e d’insieme sul futuro turistico ricettivo di Capo d’orlando sarebbero potuti certamente rientrare nel finanziamento di cui alla procedura di infrazione richiamata (per violazione dell’art. 4: cioè semplicemente mancata depurazione del complesso collettato così come fatto da altri Comuni).  Invece, oggi, le opere inserite nella procedura di infrazione, che verranno realizzate per certo dal commissario, saranno fortemente limitate dalla miopia di programmazione e dallo scarso impegno politico dimostrato dall’Amministrazione Attiva e non saranno sufficienti a risolvere le problematiche del Comune che d’estate si appalesano in tutta la loro gravità.

Cosa si può fare per il futuro?

I nuovi ambiti territoriali idrici di prossima costituzione in aprile, che si spera non siano utilizzati dalla politica quale ennesimo carrozzone, non potranno gestire le risorse di cui alla procedura di infrazione oramai di competenza commissariale. Si potrebbe provare, nonostante ci siamo giocati l’unica possibilità disponibile, ben utilizzata dagli altri Comuni della Regione che hanno pensato per tempo ed in grande, a riconoscere l’errore commesso nel non aver programmato con lungimiranza prevedendo per tempo le necessarie opere) e chiedere aiuto. Come?   Si potrebbe ad esempio provare ad intercettare i fondi della nuova programmazione Comunitaria destinati, questi ultimi però prevalentemente e certamente,  ai numerosi e piccoli agglomerati urbani Siciliani  con popolazione maggiore di 2000 A.E., (che avranno priorità sulla futura programmazione), perché anche questi si sarebbero dovuti adeguare entro il 31/12/2005 alla direttiva 91/271/CEE e che saranno oggetto di futura procedura di infrazione.

Abbiamo comunque perso un treno per colpa di una classe dirigente e politica locale dimostratasi incapace!

PS: naturalmente rimaniamo a disposizione per commenti, chiarimenti, precisazioni da parte di coloro che si sentono chiamati in causa dalla nostra inchiesta.

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