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Bancarotta fraudolenta, imprenditori pattesi rinviati a giudizio

Patti – Sono quattro i rinvii a giudizio disposti dal Gup di Patti nell’ambito del fallimento della ex Caleca Italia, oggi “Ceramiche del Tirreno Srl”. Alla prima udienza, che si terrà il prossimo 8 luglio, dovranno comparire l’imprenditore Gaetano Caleca, la moglie Rossana Giacalone, Maria Giuseppa Rampulla e Rolando Bencini. Per i primi due era scattato nel giugno scorso anche il divieto di esercitare, per un anno e in qualsiasi forma, anche indiretta, imprese o uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese, ovvero la carica di amministratore, liquidatore o sindaco.

Le accuse riguardano l’aver ceduto il ramo della loro azienda “Ceramiche del Tirreno S.r.l.” ad un prezzo inferiore al dovuto, distraendo somme dal patrimonio della società, nonché l’aver nascosto il reale stato finanziario dell’azienda per provocarne il dissesto e ritardarne la dichiarazione di fallimento.

Sono finiti così nella bufera giudiziaria il pattese Gaetano Caleca (imprenditore e amministratore della nota azienda produttrice di ceramiche) e la moglie Rossana Alessandra Giacalone, che ricopriva il ruolo di amministratore unico della “Ceramiche del Tirreno”, entrambi finiti nell’inchiesta coordinata dal Procuratore Capo Rosa Raffa e portata avanti dai finanzieri della Tenenza di Patti, che avevano a suo tempo chiuso il cerchio sulle indagini ipotizzando i reati di bancarotta fraudolenta per distrazione e bancarotta societaria.
Secondo quanto accertato dalle indagini, i due avrebbero falsificato la situazione contabile della loro società consentendo, nei vari anni, di non mostrare le effettive perdite, a danno di tutti i creditori. A loro, infatti, veniva sempre mostrata una situazione economica molto più florida di quella che era nella realtà. Proprio a causa di questo, alla data del fallimento, la società si trovava in una situazione di dissesto gravissima, tanto da comportare perdite per oltre 6milioni di euro.
Oltre ai due coniugi, erano stati raggiunti dall’informazione di garanzia anche Rampulla e Bencini, accusati di aver contribuito a provocare il dissesto e a distrarre beni dalla società dichiarata fallita.

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