CHE FINE HA FATTO IL 4 LUGLIO ?

Parafrasando un noto film del 1989 diretto da Oliver Stone “Muore il 4 Luglio”. Muore nel senso che praticamente non esiste più, come ricorrenza naturalmente. Dopo ben 3 anni di discussioni, battaglie, targhe distrutte, convegni, divisioni, proteste e scontri anche con la magistratura tutto viene dimenticato. E sono bastati solo 3 anni. Dopo l’istallazione di una splendida composizione in ceramica sul Lungomare Andrea Doria, dopo il cambio di denominazione di Piazza Garibaldi, dopo le denunce tutto svanisce nel nulla. Addirittura lo scorso anno c’era stata anche la splendida cornice delle Frecce Tricolore per l’occasione (anche se gli eventi non erano connessi, ma non si è persa l’occasione per farlo in seguito). Però ci chiediamo: è mai possibile che nessuno, proprio nessuno, soprattutto l’informazione, non spenda nemmeno una parola sul mancato ricordo della “storica e importantissima” data ? Possibile mai che dopo tre anni di servizi, prese di posizione, polemiche oggi, 5 luglio, nessuna televisione, radio o sito internet dica che probabilmente era il caso di porre anche solo una corona sui luoghi simbolo che ricordano la battaglia svoltasi il 4 luglio del 1299 ? No non sembra possibile, ma come spesso capita, a Capo d’Orlando, l’impossibile diventa normalità ed ecco che oggi tutto tace e, purtroppo, soprattutto ieri.

Piazza 4 Luglio 1299 ieri alle 19

Il sindaco Enzo Sindoni  il 30 Luglio del 2008 prese letteralmente a martellate la vecchia targa di “Piazza Garibaldi” per sostituirla con quella a memoria di tale evento storico. Ieri ne lui, ne nessuno, ha pensato bene di ricordare, anche semplicemente, l’evento. Bastava davvero poco. L’insediamento recente, ci auguriamo, non diventi una scusa perché ricordare un evento che per anni ha diviso il paese ma alla fine è stato imposto, bastava una semplice e sobria cerimonia. Banda, corona, e tutti felici e contenti. E dire che qualcuno aveva anche ricordato all’amministrazione la scadenza dell’evento anche se indirettamente.

Composizione in cermaica sul Lungomare A. Doria

Un comunicato firmato “Cumitatu Missinisi du Frunti Nazziunali Sicilianu – Sicilia Indipinnenti” invitava tutti i siciliani e segnatamente gli abitanti di Capo d’Orlando e del circostante comprensorio dei Nebrodi a ricordare oggi, (ieri per chi legge) in occasione del 712 ° Anniversario, la battaglia navale che, appunto il 4 luglio 1299, ebbe a svolgersi a largo del centro paladino. Fu un evento legato alla gloriosa GUERRA NAZIONALE SICILIANA DEL VESPRO e vide contrapposte le flotte italo-franco-aragonese a quella siciliana. Ma anche il buon Marcello Russo,  appassionato e studioso di storia e cultura siciliana, aveva postato, su Facebook, un accorato appello all’Amministrazione per non dimenticare tale appuntamento. Di seguito il suo post che ripercorre, brevemente, le fasi storiche di quell’evento:

“I contendenti in battaglia sono Giacomo II re di Aragona, già re di Sicilia e deposto dal Parlamento Siciliano, a capo della coalizione antisiciliana di nazioni europee tra cui il papato; dalla parte opposta Federico III, re di Sicilia, eletto nel 1296 dal Parlamento proprio in sostituzione del fratello Giacomo accusato di tradimento. Verso la fine di giugno del 1299 partì la spedizione contro la Sicilia; Federico III convocò il Parlamento a Messina dove si invitava tutti i siciliani a difendere la propria patria. La flotta siciliana partì intorno al 2 luglio dalla città dello Stretto: l’obiettivo era impedire lo sbarco delle navi aragonesi. Durante la navigazione incrociarono una nave vedetta, precedentemente inviata in  esplorazione, che portò ai siciliani la brutta notizia di cinquantasei galee nemiche all’altezza delle Eolie. Si ordinò di velocizzare la navigazione e quando, giorno 3 luglio, le navi superarono il promontorio di Capo d’Orlando, la flotta aragonese era già ancorata lungo la spiaggia con le prue rivolte verso il mare. Alla vista del nemico diverse navi siciliane si lanciarono disordinatamente e con fatica si riuscì a farle rientrare nei ranghi. All’alba del 4 luglio, Federico III ordinò l’assalto senza nemmeno attendere l’arrivo di ulteriori galee guidate dal Giustiziere Termini che avevano già superato Cefalù. Per circa sei ore i siciliani tennero testa al nemico numericamente superiore, ma dopo mezzogiorno si  incominciava a delineare la sconfitta. La giornata era afosa e ad un tratto Federico III sviene sulla nave Ammiraglia. Tra la confusione del momento il conte di Garsiliato, che comandava la poppa dell’Ammiraglia, propose di arrendersi per salvare il re, ma a lui si oppose il conte di Squillace, Ugo de Empùries, che invece comandava la prua della stessa nave, suggerendo la fuga. Il suo consiglio venne accettato e la galea reale con immensa difficoltà uscì dalla formazione e si diresse verso Messina. Alla vista della nave ammiraglia in fuga, il conte Blasco d’Alagona ordinò agli uomini della sua galea di ammainare le insegne e di seguire a protezione il re; altre undici navi seguirono il suo esempio e le navi che non riuscirono a sganciarsi continuarono a combattere per proteggere la ritirata. Accaddero scene di vera disperazione, come quelle dell’alfiere Ferrando Perez che, all’ordine di ammainare le insegne, per la vergogna della fuga si andò a spaccare la testa contro una parete della nave morendo il giorno dopo per le ferite riportate. Quando re Federico riprese i sensi volle subito tornare indietro, ma i suoi più stretti collaboratori lo fecero desistere ricordandogli che egli rappresentava
l’unità dello Stato e che fin quando fosse vivo nulla era perduto. A Messina, intanto, erano già giunte notizie del disastro e molte famiglie erano preoccupate per la sorte dei propri congiunti; nonostante ciò non vi furono recriminazioni alcune e appena si seppe che la galea reale stava entrando nel porto, tutti accorsero ad accogliere calorosamente il proprio sovrano. Le vittime siciliane della battaglia furono circa sei mila, ma a Giacomo II non andò meglio; egli perse buona parte della flotta e del suo corpo di spedizione, per cui preferì ritornarsene in Aragona dove avrebbe dovuto dare conto del suo operato. La battaglia è talmente importante che essa, ad esempio, nel paese di Capizzi venne regolarmente ricordata, nella messa del primo dell’anno, per quattro secoli dopo la sua avvenuta, tra le date più importanti dell’umanità.

La targa posta il 30 Luglio 2008

La cittadina di Capo d’Orlando dopo la riscoperta di questo avvenimento di importanza “nazionale” non può e non deve fare in modo che esso ricada nuovamente nell’oblio. Non è corretto nei confronti dei nostri antenati che per la libertà misero in gioco la cosa più importante che avessero, vale a dire la vita; non lo è nemmeno nei confronti del popolo siciliano che senza la conoscenza del proprio passato non potrà mai fare scelte oculate per il proprio futuro.”

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