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La Polizia potenzia i controlli sui Nebrodi nell’ultima giornata di caccia. 6 i denunciati. 7 i fucili sequestrati

Prosegue l’attività della Polizia di Stato diretta alla tutela della salute dei consumatori e alla salvaguardia dell’ambiente.

Speciali servizi hanno visto impegnati gli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Sant’Agata Militello la scorsa domenica, nell’ultima giornata prevista dalla stagione della caccia, nel parco dei Nebrodi.

Una speciale “task force” ha coadiuvato la Polizia di Stato. Guardie del Corpo di Vigilanza del Parco dei Nebrodi, volontari delle Guardie Venatorie e Zoofile di diverse associazioni ambientaliste e venatorie di tutta la Sicilia, quali WWF, FAREAMBIENTE, EPS, LAV, LCS, CPAS, hanno infatti preso parte ad una massiccia operazione, la prima del suo genere. Presente anche il Responsabile Nazionale dell’Osservatorio sulle Zoomafie, dott. Ciro TROIANO, criminologo ed autore dell’annuale rapporto sulle zoomafie della LAV.

Principale obiettivo dell’operazione un’attività preventiva – che ha garantito il rispetto delle regole nel settore dell’attività venatoria – ed una repressiva diretta ai reati di furto di bestiame, caccia di specie protette come il suino nero inselvatichito e macellazione clandestina con conseguente messa in commercio di carni non controllate e pertanto pericolose per la salute pubblica.

Numerose le infrazioni rilevate con sanzioni elevate per migliaia di euro relative alla violazione delle norme sulla caccia e sull’identificazione dei cani da caccia. Sequestrati sette fucili, poiché modificati, privi di riduttore e utilizzati per la caccia di specie vietate e per attività di bracconaggio, 338 cartucce tra cui pallettoni privi di autorizzazione, oltre a numerose armi bianche utilizzate per attività di macellazione clandestina e diversi chilogrammi di carne di suino nero selvatico. Sequestrati altresì esemplari di avifauna quali tordi, beccacce e colombacci poiché specie non più cacciabili in Sicilia. L’attività della polizia e delle guardie zoofile e venatorie ha portato alla denuncia penale di diversi cacciatori provenienti dalla Calabria e dalla provincia di Messina e all’avvio dei procedimenti amministrativi per la revoca dei porti di fucile.

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