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L’olio tunisino “affossa” il commercio del nostro

S.Stefano – Dalla Tunisia arriveranno 35mila tonnellate di olio in più, per il 2016 e 2017, a dazio zero. La commissione europea manifesta così solidarietà alla Tunisia ma “affossa” i nostri piccoli e medi produttori. Il problema non è solo la qualità del prodotto ma la commercializzazione. Il perché lo spiega Vincenzo Giordano, ex presidente del CNO, consorzio nazionale olivicoltori, e attuale presidente dell’organizzazione di prodotto OP NAOM, che conta 8 mila associati e che si occupa dell’assistenza tecnica e della commercializzazione. “L’entrata dell’olio tunisino non abbassa la qualità del nostro ma riempie le cisterne dei commercianti, in Sicilia, sui nebrodi, i costi (anche in una azienda meccanizzata) per raccolta e trasformazione sono superiore a 3 euro a litro. L’olio tunisino viene commercializzato a 1,80/2.10 euro. Il problema – continua Giordano – è che la regione Sicilia non aiuta le OP a commercializzare e valorizzare il nostro prodotto. Pensate agli stabilimenti. Se l’assessorato non sblocca i finanziamenti per la creazione di stabilimenti di imbottigliamento, come si commercializza l’olio? Discuteremo con la mia organizzazione l’apertura di una linea di credito, proprio per gli impianti di imbottigliamento”. La campagna olearia nei nebrodi occidentali è quest’anno ricca di quantità e qualità ma il comparto olivicolo-oleario resta in crisi. Quello che si teme per l’olio è un “effetto Tunisia” come è stato quello “Marocco” per le arance, un’invasione di agrumi a basso costo a scapito della qualità.

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