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Gela, i lavoratori Eni minacciano di fermare il gas dalla Libia

Gela. La settimana dei lavoratori dell’indotto è iniziata alla buon’ora. Incontro alla saletta sindacale per organizzazione dei presidi aumentati nel giro di qualche ora. Una città paralizzata. Accessi alla raffineria bloccati (non è stato garantito il cambio del turno) ed una folta presenza di operai al Green – Stream. E’ qui che si concentra la protesta per la #vertenzagela. Il gasdotto libico rischia, in questo modo, di diminuire eccessivamente la fornitura verso i paesi europei, in particolare Germania e Francia.

In questo momento sono cinque i presidi nelle arterie principali della città e lungo le statali. Paralizzata la strada statale 115 Gela – Vittoria e lungo la strada statale 117 bis Gela – Catania. Altri blocchi sono stati istituiti in via Generale Cascino e in via dell’Acropoli, strade adiacenti la Raffineria di Gela. La protesta continua ed oggi pomeriggio a Palermo è previsto l’incontro tra il Presidente della Regione Crocetta, le organizzazioni sindacali ed i rappresentanti delle società dell’indotto. Al centro dell’incontro l’analisi occupazione dei lavoratori che godono degli ammortizzatori sociali. Ma una particolare attenzione verrà rivolta a quei lavoratori ai quali gli indennizzi al reddito sono scaduti e le società per le quali lavoravano sono fallite.

Tutto è cominciato alle 4 di stamani,  con i lavoratori dell’indotto del petrolchimico di Gela che hanno intensificato la lotta bloccando i turnisti della raffineria e il personale tecnico e amministrativo di Enimed, che gestiscono ricerche petrolifere e pozzi di estrazione. Non entra e non esce nessuno.

Poi è stato presidiato l’ingresso della stazione di rilancio del gas libico che arriva in Sicilia attraverso il metanodotto sottomarino Greenstream. Lo avevano annunciato sabato scorso, mentre i più arrabbiati pretendevano che non ci fosse un picchettaggio ma un blocco vero e proprio di uomini e mezzi per chiudere così il passaggio del metano destinato a Germania e Francia.

Per adesso la situazione è tenuta sotto controllo dalle organizzazioni sindacali. “Ma l’ordine pubblico – dicono Cgil Cisl e Uil – dipende anche dalle risposte che arriveranno o non arriveranno in questi giorni da Roma e da Palermo”.

È iniziata, infatti, una settimana decisiva per le sorti della raffineria di Gela e di 2.500 lavoratori, tra diretto e indotto. Domani, a Gela, giornata di mobilitazione cittadina e cortei in concomitanza con lo sciopero generale proclamato dal consiglio comunale. Scende in piazza anche la Chiesa che parteciperà con il suo clero alla manifestazione operaia per il rispetto del protocollo d’intesa sulla riconversione del petrolchimico in bio-raffineria, per il rilascio delle autorizzazioni ministeriali e per l’avvio dei lavori di bonifica del territorio. Su questi argomenti e sul completamento di un accordo di programma che tracci un piano industriale per Gela, mercoledì torneranno ad incontrarsi a Roma, al ministero per lo sviluppo economico, i rappresentanti del governo, il governatore, Crocetta, per la Regione Sicilia, e il sindaco Domenico Messinese, per comune di Gela.

www.lasicilia.it

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