CAPRARI: “NON E’ UN PAESE PER VECCHI”

Una mattina calda, come ormai siamo abituati a soffrirne da qualche settimana, ma un Caprari così scontento non lo avevo mai visto. Amareggiato, deluso ma, fortunatamente, sempre con la grinta giusta per ripartire, per confermare la consapevolezza che chiusa una porta si apre un portone. Seduto di fronte parte subito a parlare, senza attendere nemmeno la prima domanda. Sono costretto a fermarlo e a cominciare l’intervista:
Era quello che ti aspettavi a fine stagione? Avresti mai pensato che questa esperienza si sarebbe potuta concludere così?
“Come avrei fatto con il cuore la scelta di rescindere il contratto se avessimo fallito l’obiettivo promozione, mi aspettavo che la società, visti i rapporti e vista l’amicizia, ad obiettivo raggiunto e dimostrando sul campo il mio valore, le mie capacità e soprattutto la mia tenuta fisica, visto che è stato messo in discussione anche questo data la mia età, mi aspettavo, dicevo,  che ripartisse da me come sembra logico a detta di tutti. Poi è chiaro che ognuno fa le sue scelte. Chiusa una porta si apre un portone per carità”.
Possiamo parlare di delusione?
“Mi aspettavo un trattamento diverso perché ho sempre pensato, e continuo nonostante tutto a pensare, di non  avere a che fare con professionisti, ma di trovarmi di fronte a degli amici. Non presidenti o dirigenti, ma amici”.
A chi ha scritto o detto che sei “vecchio” cosa ti senti di rispondere?
“Dico soltanto che parlano i fatti. Le chiacchiere non mi sono mai piaciute. Il campionato è stato difficile, se vogliamo inaspettatamente più complicato. Contro di noi tutti hanno giocato al massimo. Non ho mai giocato per fare il protagonista ma per vincere con la squadra. In 6 stagioni giocate a Capo d’Orlando ho vinto 4 campionati e una coppa Italia. L’importante è essere presenti nei momenti importanti, come i play off, ma sempre e comunque puntare all’obiettivo comune. La squadra ha rispecchiato la filosofia dell’allenatore. Nelle classifiche individuali non risulta esserci un giocatore dell’Orlandina, tranne Pablito negli assist ma è normale. Questo significa che abbiamo giocato di collettivo come non mai. Dopo che un giocatore a 35 anni, alla fine di un lungo e difficile campionato, gioca dei playoff a livello fisico, tecnico, motivazionale, di orgoglio, di attaccamento alla maglia e alla città come ho fatto io non credo che la sua condizione fisica possa essere messa in discussione. Se dovessimo fare la serie A1 potrebbe anche starci, ma in B1 non credo di essere così condizionante in negativo per la vittoria al campionato, anzi… sono un giocatore utile, che vince e sa vincere”.
Dunque Capo d’Orlando “non è un paese per vecchi” ?
(Dopo una ironica risata) “A Capo d’Orlando hanno giocato sempre giocatori di una certa età. Ricordo Fantozzi, Orsini, Bonsignori, Spangaro e altri ancora e mi sembra che tutti siano stati voluti dalla società. Evidentemente io no”.

 

Marco "boom Boom" Caprari

 

Cosa ti ha offerto la società nell’incontro di venerdì scorso ?
(Altro ironico sorriso) “Mi ha offerto di rimanere da undicesimo, con un contratto notevolmente ridotto, e l’aggiunta di premi ad ogni partita giocata. Ma chiaramente essendo undicesimo la domenica sarei rimasto in tribuna. Ho ringraziato Enzo per la possibilità offertami, però io la B1 l’ho giocata tanti anni da protagonista assoluto. Se avessero fatto la serie A1 probabilmente avrei riflettuto sull’offerta, ma oggi sinceramente non mi sento di fare l’undicesimo, ne fisicamente, mentalmente, con le motivazioni che ho. Non mi ci vedo durante gli allenamenti mentre i miei compagni fanno la partitella, in B1,ed io sono costretto a rimanere seduto. Sinceramente non è ancora nella mia filosofia”.
I tuoi ormai ex compagni di squadra come hanno preso la notizia?
“Naturalmente non se lo aspettavano, come me. Dispiaciuti tutti ma sinceramente, ripeto, chiusa una porta si apre un portone …”
Come può essere giustificata questa scelta tecnica dato che tu, a detta anche di coach Condello, eri oltre che un buon giocatore, i suoi occhi e le sue orecchie nello spogliatoio e spesso è stata vantata da più parti la tua capacità di tenere unito un bel gruppo come questo?
“La grossa sorpresa è stata proprio questa. Ho avvertito durante l’anno di essere un punto di riferimento e non solo perché capitano della squadra. L’ottimo rapporto che mi lega a Peppone è indelebile e lo rimarrà per sempre. Non dimenticherò mai l’abbraccio che ci siamo scambiati a qualche minuto dalla fine di gara tre contro la Viola. Resta il fatto, però, che per me rimane tutto sorprendente. Sono stato di riferimento all’allenatore, alla società e anche alla città. Dopo 13 anni non poteva che essere così”
Hai parlato con il nuovo DS della società, Giuseppe Sindoni? Ti ha contattato?
“Sinceramente no. L’ho visto a Capo d’Orlando dopo aver parlato con Enzo Sindoni, in ufficio da Ciccio Venza, ma evidentemente non aveva niente da dirmi”.
Su chi ha fatto illazioni di una possibile intromissione “politica” nella vicenda cosa ti senti di rispondere ?
“Niente! Non sono cose che mi interessano. Ognuno ha le sue idee ed io le mie, ma le tengo per me!”
L’intervista per quanto mi riguarda si è conclusa ma Boom Boom decide di voler ancora dire qualcosa:
“Volevo soltanto aggiungere una cosa perché mi sento di farla. Voglio ringraziare tutti i tifosi di Capo d’Orlando, la città e la gente in genere. Come sempre sono stato a casa e naturalmente ci tornerò volentieri. Non sono orlandino ma mi sento figlio di questa città, anche se adottivo. Niente e nessuno potrà mai cancellare le amicizie, quelle vere, che ho coltivato in 13 anni, le conoscenze spontanee e disinteressate, l’affetto dimostratomi senza secondi fini. Grazie davvero a tutti…”
Si chiude con qualche lacrima l’intervista. Forse lacrime di rimpianti, o forse di delusione o, molto probabilmente, di distacco non voluto ma accettato.
Ciao Boom Boom
Marco "Boom Boom" Caprari
Print Friendly

clean-service


mt-infissi


uniscuole

Articoli Correlati

Close