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PESCATORI DELLA PROVINCIA UNITI NELLA PROTESTA


“L’ANAPI pesca Sicilia esprime la propria solidarietà e adesione all’azione intrapresa a tutela dei pescatori siciliani in tutta l’isola con la proclamazione dello stato di agitazione per le giuste rivendicazioni espresse sotto forma  di civile protesta  presso centri e localita’ marinare”. Si esprime così Pietro Forte della Presidenza Regionale ANAPI Pesca Sicilia tramite un comunicato stampa dove, inoltre, si informa che tutte le marinerie di pesca esistenti nel comprensorio tirrenico della provincia di messina hanno aderito alle manifestazioni  di sciopero generale.

Le cooperative  di pesca di Capo d’Orlando, riunite stamane nella sede regionale dell’Anapi pesca, hanno deciso, in sinergia con i colleghi di Sant’Agata Militello, Patti e Milazzo di continuare la protesta consegnando nel contempo le licenze di pesca ministeriali.

Oggi pomeriggio si svolgera’  a  S. Stefano di Camastra una fiaccolata di protesta di tutti i pescatori del comprensorio a cui si uniranno gli autotrasportatori.

“Le sempre piu’ difficili condizioni imposte dalle normative europee e nazionali, l’aumento insostenibile del gasolio, i tanti divieti di pesca e obblighi previsti dai regolamenti comunitari, l’abbandono e la disattenzione nei confronti della categoria da parte dello stato e delle istituzioni competenti, hanno contribuito fortemente ad aggravare lo stato di crisi che da tempo investe tutto il comparto marittimo” dichiara Forte. “Infatti stiamo assistendo al verificarsi di un  serio disagio socio-economico delle marinerie siciliane e migliaia di posti di lavoro sono a rischio in tutta la filiera ittica con imprese destinate al fallimento e un alto rischio dell’aggravarsi dei conflitti sociali”.

Le misure economiche del nuovo Governo, come la legge di stabilità che ha abbassato lo sgravio contributivo della legge 30/98,  penalizzano ancora di più il già critico “sistema pesca”. 

“E’ intollerabile che “Bruxelles”, continua Piero Forte, detti condizioni ingiuste per i pescatori italiani e siciliani in particolare, non tenendo in alcun conto delle continue presenze dei pescherecci giapponesi e di quelli dei paesi frontalieri del nord africa che continuano ad operare nel nostro mar mediterraneo senza nessuna limitazione. Si rivendica il diritto al lavoro, stabilito dalla costituzione italiana e  purtroppo dimenticato da una poco lungimirante politica comunitaria e nazionale”.

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