Terrorismo

A Catania fermato tunisino solidale con l’Isis

CATANIA – Nessun allarme concreto di terrorismo in Sicilia, ma come nel resto d’Italia le misure di sicurezza sono state rafforzate anche perché nella gente aumenta la psicosi attentati e – come abbiamo riportato in questi giorni di terrore – basta una valigia abbandonata o una scritta in arabo a far scattare la paura. È stata elevata l’emergenza al secondo livello che consente l’assetto operativo dei reparti speciali e l’intervento immediato e il coinvolgimento delle forze speciali militari. A Palermo come negli altri capoluoghi di provincia è stato disposto un incremento delle forze dell’ordine nei luoghi strategici, anche per una maggiore percezione di sicurezza da parte dei cittadini. Intensificati i controlli su strade, porti e aeroporti, nei pressi di alcuni monumenti e di obiettivi sensibili in tutta la regione.

La Francia, intanto, ha chiesto all’Italia di usufruire degli scali italiani in caso di necessità e ha chiesto la diponibilità degli “aeroporti alternati”, ai quali ricorrere per i velivoli imbarcati sulla portaerei Charles De Gaulle, salpata ieri dal porto di Tolone per prendere parte alle operazioni contro l’Isis. Lo si apprende da fonti qualificate, secondo cui si tratta di una procedura standard quando una portaerei è in navigazione.

La richiesta di “aeroporti alternati” avrebbe riguardato in particolare alcuni scali della Sicilia. Un “aeroporto alternato” è lo scalo verso il quale un aereo può dirigere per l’atterraggio quando, per motivi tecnici o di sicurezza, non può proseguire la destinazione verso la base di prevista destinazione. In pratica, con questa procedura la Francia crea una una rete di aeroporti in grado di ospitare i velivoli decollati dalla De Gaulle nel caso in cui questi non potessero, per diverse ragioni, atterrare sulla portaerei.

Dopo gli attentati di Parigi continua a crescere tra i cittadini la paura tra psicosi e allarmi bomba. Ieri ad Agrigento gli artificieri di Palermo hanno fatto detonare uno di quattro borsoni sospetti ritrovati nell’area di piazza Stazione. E’ stato accertato, dopo la detonazione, che il borsone, come gli altri tre ritrovati su una ringhiera che si affaccia su via Acrone, contenevano solo vestiti.

Ieri sera invece l’allarme è stato lanciato dall’aeroporto di Catania per un adesivo con la scritta in arabo “Allah è grande” trovato all’esterno di un aereo dell’Alitalia che si preparava al decollo. L’aeromobile è stato controllato da cima a fondo e dall’autorità non è stata riscontrata nessuna anomalia. A segnalare la presenza dell’adesivo è stato lo stesso comandante dell’aereo che visti i recenti attacchi a Parigi e l’aereo russo precipato nel Sinai a causa di una bomba rivendicata dall’Isis, ha preferito evidenziare la situazione alle autorità che sono entrate subito in azione.

Per il vicepresidente della commissione nazionale Antimafia Claudio Fava la Sicilia sarebbe fuori dal rischio dell’Isis per la presenza della mafia anche se poi ha spiegato che «la capacità di infiltrazioni di questo terrorismo, talmente liquido, non ha alcuna possibilità di prevedibilità».

E in effetti anche in Sicilia si può nascondere qualche fanatico che “sposa” le idee dell’Isis. Come il giovane 23 enne musulmano di nome Amed che vive a Catania da diversi anni e che ha rilasciato a una giornalista de La7 un’intervista in cui ha dichiarato di essere d’accordo con i terroristi che hanno colpito a Parigi. L’intervista è andata in onda nel corso della puntata della trasmissione “L’aria che tira”. Nel pomeriggio, la polizia oltre ad avere intensificato i controlli, ha setacciato i quartieri San Berillo e Antico Corso, nella zona dell’ospedale Garibaldi. Ai residenti è stata mostrata la foto segnaletica del giovane che avrebbe anche rivelato che il prossimo 8 dicembre potrebbe succedere qualcosa a Roma. E in serata è stata rintracciato e fermato dalla polizia.

www.lasicilia.it

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