valeria solesin

“E’ tempo di Massacri”, canto per Parigi e Valeria Solesin

Capo d’Orlando – Nuova composizione di Giovanni Torres La Torre estremamente contemporanea e legata strettamente ai recenti fatti di Parigi. Un’opera dal titolo “E’ tempo di massacri” che, nella sua seconda parte, ricorda Valeria Solesin con un canto, la 28enne italiana dottoranda all’Università della Sorbona uccisa venerdì a Parigi nell’assalto al Bataclan.

Di seguito l’intera composizione che ci onoriamo di poter pubblicare.

E’ TEMPO DI MASSACRI

di Giovanni Torres La Torre

Venite a vedere i morti per le strade

  1. Neruda

 

Drappeggiano i boschi velluti di castagni,

altri grumi gentili di ruggine e sangue

in silenzio si accecano di ombra

nel cadere di una foglia morta.

Anche a occhi lontani è dato conoscere

la storia del lutto

ma non restano segnali di zolla

né pietra di pietà di sepolcro

ove lasciare memoria di fiore.

Le fanciulle si ornavano il collo

con gioiello d’ambra donato dalle Eliadi*

ora pioppi di solitudine in fertilità di lacrime.

Ovunque, sulla terra

è tempo di foglie morte

di frutti fertili alle labbra

e rubati all’avventura della stagione.

 

II

E’ tempo di massacri

nelle città e deserti e mari e ghetti

e frontiere di fili spinati.

Non si sono estinti nell’ordine naturale di vita e di morte

gli incappucciati in riti di sangue

del Khu Klux Klan.

I figli dei figli sparsi per il mondo

discendenti della caverna e della clava,

gente comune con arma sottocamicia

terroristi adoratori del coltello e della scimitarra

briganti d’ogni risma

impazzano nelle scuole nelle chiese nei musei

nelle sinagoghe e nelle feste consacrate.

Ovunque, sulla terra

è tempo di foglie morte

e la poesia è testimonianza dell’orrore del mondo.

Venite a vedere i morti per le strade.

 

III

La lusinga di un idillio

si era spenta nella quiete sepolcrale.

Cullavano ali sparute uccelli insicuri

che folate d’autunno inquietavano,

ondivaghi a profili di colline

e in sogno di fuggire

affidavano la loro storia avvilita

in memoria a merletti di bel velo

laggiuso rimasto in solitudine

a vegliare l’ombra degli scomparsi

nei regni eterni dei deserti e dei mari.

IV

Tu pure, sorriso d’argento in cerca di testimoni

o luna premurosa su cumuli di macerie!

affacciandoti in visita ad antichi nidi

e alle finestre di morenti giardini,

salutavi col tuo fiasco di vino

a consolazione della notte insicura

e allontanavi, seppur per inganno

gli spettri di tanta triste sorte.

Ovunque, sulla terra

è tempo di foglie morte.

 

V

Fiore e pietra della bellezza,

albero fruttifero di voli

a noi giunti dalla civiltà ellenica,

addio!

Addio alle splendide fanciulle

del regno di Zenobia

                         – la più nobile e bella donna d’Oriente –

ora prese alla gola dalla barbaria dei coltelli

e in lacrime tra le acque del Tigri

e il Mar di Levante,

addio alla vostra luce e ai vostri custodi.

Addio Palmira,

stella polare delle carovane della seta

dei profumi e delle gemme,

addio via della speranza smarrita

e all’eternità del tuo nome e dei tuoi tesori

nelle splendide forme

delle pietre e delle somiglianze.

Addio bocca amorosa dei sapori dei datteri,

oasi di sogni e fatiche.

Non è più luce il volto degli antenati

e degli uccelli

delle parole sulle lapidi funerarie

della geometria e della matematica.

Venezia di Sabbia

addio.

 

* Eliadi, figlie del dio Elio e sorelle di Fetonte; alla morte di questo furono trasformate in       pioppi e le loro lacrime in ambra.

 

CANTO  PER  VALERIA  SOLESIN

E’ tempo di massacri   (parte seconda).

di Giovanni Torres La Torre

Venite a vedere i morti per le strade.

  1. Neruda

 

Un minuto di infinito silenzio

il giorno dopo.

I garofani rossi hanno abbassato le palpebre

sullo stelo infisso nella ferita del muro

ove mano pietosa aveva sostato

ritraendosi nel pianto.

Un minuto di infinito silenzio

innanzi alla vetrata ove soffre un fiore

in vestito bianco e il collo spezzato

che sigilla la trama del ragno

e intristito langue nella brina

che fa specchio e sussurra

in candore di carnagione

un rosario di nomi e la pietà di un polpastrello

nei contorni di un disegno.

Un momento di infinito silenzio

nel patimento tremulo di fiammelle

turbate in emozioni di pianto.

Un momento di infinito silenzio

sui marciapiedi di Parigi

nelle case che hanno aperto le porte

alla disperazione dei fuggitivi.

Un minuto di infinito silenzio

sui corpi martoriati dai terroristi dell’IS

e da tiranni criminali

signori del petrolio e della guerra.

Un minuto infinito di silenzio

innanzi alle colonne degli altari cristiani

delle moschee insanguinante nei tappeti

sui marciapiedi ingombri di cadaveri

ai mercati generali nelle periferie assetate

ove i poveri del mondo si feriscono le mani

nei mondezzai e per un cespo d’insalata.

Un minuto di infinito silenzio

sulla gioia della musica che ora tace

colpita a morte e velata dalla pietà dei lenzuoli.

Un minuto di infinito silenzio

alle braccia dello sconforto

di padri e madri che stringono i corpicini

delle vittime dei bombardamenti

che vogliono liberarle dalla barbarie dei coltelli.

Un minuto di infinito silenzio

sulle fosse comuni in custodia alle stelle

perché gli occhi possano piangere i dormienti

i passi tornare al silenzio del selciato

e ascoltarsi nello spasimo del filo d’erba

che spacca il cemento

e le mani dei superstiti cercare altre mani

e il coraggio di soccorrere il tremore

di un passante.

Un minuto di infinito silenzio

per il dolore di Parigi

gli assassinati e le foglie morte dei viali.

un minuto di infinito silenzio

per i gelsomini di Tunisi

gli uliveti le palme i mandorli gli agrumi

la sua storia bizantina e araba

per il suo popolo martoriato

dalla ferocia coloniale e dal nazi-fascismo.

Un minuto di infinito silenzio

alle chiome dei cedri del Libano

alle sue sofferenze alle vittime

all’infinito necrologio di quelle terre

di quei fiumi

agli uccelli nel vento

all’incudine e al martello

ai libri

ai mantici degli organi di antiche chiese

alle preghiere dei minareti in macerie

nelle città di quel continente

nelle cinque volte che chiamavano alla preghiera

prima della loro distruzione.

Un minuto di infinito silenzio

per i martoriati di Beirut

di Londra sull’altopiano del Sinai

in Iraq in Siria alle Torri Gemelle.

Un minuto di infinito silenzio

per i bambini di Tolosa rubati ai giochi dei giardini

per le vittime di Charlie Hebdo

di Aleppo Palmira e altri infermi

Kobane Egitto Somalia

Pakistan Mar Mediterraneo.

Un minuto infinito di silenzio

per le vittime di questo massacro planetario.

Ceri che in un tempo antico

nelle notti d’insonnia facevano compagnia

alle palpebre timorose

allontanando la paura dei lupi

ora sui marciapiede del mondo

assieme a fiori e transenne

sbarrano il passo segnalando che da là

è passata spumante di sangue

la bandiera nera della morte

e il bombardiere delle perdute libertà.

Un suono risorto si leva dal pianoforte

in una strada di Parigi

la ragazza ha chiuso gli occhi

nel parlare al dolore

e sussurra il nome

di una speranza stroncata.

Si chiamava Valeria Solesin.

 

 

 

Capo d’Orlando, 17 novembre 2015

 

www.giovannitorreslatorre.it

giovanitorreslatorre@gmail.com

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