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Dipendente torna alle sue mansioni: condannato il Comune

Brolo – Condannato il Comune di Brolo e costretto a riassegnare una dipendente comunale all’ufficio d’origine con le mansioni equivalenti a quelle d’inquadramento. I fatti “incriminati” risalgono a un provvedimento sindacale, quello del 28/11/2014, Adriana Gaglio, dipendente del Comune di Brolo ritenendo lesi i suoi diritti aveva presentato ricorso per ottenere l’annullamento o la sospensione del provvedimento sindacale con la quale le era stato assegnato un altro ufficio e un’altra mansione.

Il giudice ha accolto le ragioni della dipendente dichiarando illegittimo il provvedimento sindacale n. 43 del Comune di Brolo del 28/11/2014, di fatto annullandolo e ordinando all’amministrazione di riassegnare la dipendente alle mansioni equivalenti a quelle d’inquadramento.

Secondo il giudice il provvedimento sindacale n. 43 del 28/11/2014 “si appalesa illegittimo per difetto di competenza in capo all’organo emanante –  ossia la competenza dell’atto non è del Sindaco ma del Dirigente del Settore.  “Emerge documentalmente – si legge nella sentenza – che non solo il provvedimento (peraltro, immediatamente efficace) non è stato fatto sottoscrivere alla stessa per accettazione (come previsto dalla circolare ministeriale) ma soprattutto che la Gaglio ha addirittura manifestato formalmente il proprio dissenso giusta nota del 2.12.2014 (in atti): ne deriva che, anche sotto questo profilo, il provvedimento sindacale, si appalesa illegittimo. Tale provvedimento è derivata la lesione del diritto al mantenimento e all’elevazione del proprio bagaglio di conoscenze e abilità professionali, essendo la ricorrente passata dal ricoprire una posizione organizzativa in seno all’Amministrazione comunale o, comunque apicale all’interno dell’Amministrazione, (solo sette sono infatti i dipendenti che al Comune di Brolo vantano la cat. D) a svolgere la funzione di Cancelliere del G.d P. ciò che – oggettivamente, rappresenta una dequalificazione professionale non irrilevante; a ciò aggiungasi che – in tal modo – le è stato anche pregiudicato il diritto all’arricchimento delle competenze professionali specifiche delle mansioni d’inquadramento e preclusa di fatto la partecipazione a manifestare interesse a ricoprire funzioni in aree affini”.

Il Comune di Brolo ha deciso di ricorrere in appello contro la sentenza, impegnando le somme dal bilancio comunale. Alla dipendente vanno invece i 2/3 delle spese legali sostenute per il ricorso

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