giunta quater

Già traballa il neonato Crocetta quater

PALERMO – Doveva essere la giornata della svolta politica dopo mesi di colloqui infiniti che hanno paralizzato la Regione siciliana. E invece il Crocetta quater sta scatenando il putiferio. Non appena il presidente nel pomeriggio ha comunicato con una nota ufficiale i nomi della sua nuova giunta, la quarta in tre anni di legislatura, è scoppiato l’inferno. E il governo sembra nato già morto. Il segretario del Pd, il deputato Fausto Raciti, ha subito “sconfessato” Crocetta precisando che la delegazione che ha cooptato nell’esecutivo non è quella indicata dal partito, parlando di “errore” del presidente.

E dopo un paio telefonate frenetiche alcune con Roma, s’è recato a Palazzo d’Orleans, sede della Presidenza della Regione, per fare “comunicazioni” al presidente, che intanto è già rientrato da Messina questa sera proprio per incontrare Raciti: «Credo che in serata chiuderemo la questione», dice Crocetta che in un comunicato scrive anche dell’incredibile possibilità di rivedere «qualche nome tra quelli precedentemente comunicati».

Crocetta ha deciso di rompere gli indugi non appena ha capito, durante una riunione di fuoco a Palazzo d’Orleans con i dirigenti del Pd attaccati ai telefonini, che il partito non aveva ancora la lista definitiva della propria delegazione. Il nodo era la presenza di un esponente di Areadem. Raciti fino all’ultimo ha cercato di convincere Giuseppe Lupo, leader in Sicilia dell’area Franceschini, a entrare nella giunta assieme ai big delle altre correnti in un progetto studiato per creare “il governo dei migliori”. Al no secco di Lupo, che ricopre la carica di vice presidente dell’Assemblea regionale, la partita s’è sposata su altri due dirigenti di AreaDem: Marika Cirone ed Anthony Barbagallo. Nomi che ballavano sul tavolo delle trattative, mentre Lupo continuava a ripetere “io in giunta non entro”.

È a quel punto che il governatore ha accelerato: ha tolto dalla lista che aveva in mano Cirone, inserendo l’avvocato Antonio Fiumefreddo, suo fedelissimo, inserendolo in quota Pd, nonostante Raciti già durante la formazione del terzo governo Crocetta avesse posto un veto sull’avvocato per alcuni ruoli gestionali che aveva ricoperto in passato. Non solo. Dal governo rimangono fuori il Psi-Megafono e Sicilia democratica, “cespugli” della maggioranza, ma con una nutrita flotta di deputati in Assemblea, che non si sentono rappresentati dai due assessori in quota presidente. Mentre entra un tecnico, Carlo Vermiglio, indicato vicino a Ncd, scelta che ha acceso subito gli animi dei falchi, tanto che Angelino Alfano ha nuovamente ribadito: «Ncd non è in giunta, rimanendo disponibile al confronto sulle riforme».

Ma contro il neonato Crocetta quater sparano a zero ora anche i “renziani” e Sicilia Futura, il movimento creato dall’ex ministro Totò Cardinale, nonostante Crocetta abbia confermato tutti i loro assessori uscenti, tra cui “l’indigesto” Alessamdro Baccei, il supertecnico inviato un anno fa da Roma con delega all’Economia per rimettere a posto i conti della Regione. Dalle opposizioni il grido è unanime: governo papocchio, grande ammucchiata, governo nato morto. Alzano i toni tutti: Forza Italia, M5s, “verdiniani”.

Il governatore sembra all’angolo. Questa volta lo strappo, protestano i dirigenti del Pd, “è serio”. La via d’uscita? Rimettere tutto in discussione. Un punto sul quale difficilmente Crocetta cederà, considerando che di rimpasto si parla dal mese di agosto, e che si ritrova con una maggioranza frastagliata. Da AreaDem è già partita la richiesta al segretario del Pd di convocare la direzione del partito. «Spero lo faccia al più – attacca Lupo – Raciti deve fare chiarezza sulla situazione politica regionale». Nell’area Franceschini non è piaciuto affatto che nella lista dei nuovi assessori ci sono i massimi dirigenti “renziani” ed “ex cuperliani” e ci si aspetta un chiarimento dentro il partito.

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