CONCORDIA: PARLA UN SUPERSTITE DI ACQUEDOLCI. “PERSONALE INCOMPETENTE”


Sono salvi i 195 siciliani imbarcati sulla nave Costa Concordia dopo la tragedia avvenuta il 13 gennaio. L’imbarcazione paragonata al Titanic, partita alle 19 da Civitavecchia per un giro del Mediterraneo e diretta a Savona, dopo aver urtato uno scoglio di Punta Gabbianara non lontano dall’Isola del Giglio si è semisommersa. 

Abbiamo intervistato il signor Antonio Pedalà, gestore del ristorante “La Cascina” di Acquedolci, in vacanza su quella crociera insieme alla moglie Tania Liotta, alla figlia Asia di 4 anni, alla suocera Ursula, alla sorella Sara col fidanzato Simone.

Era la settima crociera che facevo. Ho sempre avuto molta fiducia nei confronti della compagnia Costa, la ritenevo sicura ed ho sempre apprezzato gli ottimi servizi di vacanza offerti ad un basso costo. E’ con rammarico dunque, per me che ho sempre portato in alto questa compagnia dover affermare che in caso di emergenza si è dimostrata un fallimento”.

Ci provi a raccontare quei momenti in cui la nave si è scagliata contro lo scoglio.
Eravamo al ristorante e stavamo cenando quando all’improvviso intorno alle 21,30 abbiamo sentito tremare il pavimento sotto i nostri piedi. Rumori di  stoviglie che cadevano  rompendosi, camerieri che ci arrivavano addosso, gente che urlava … Ricordo così quei momenti. Tenevo stretti a me mia figlia e mia moglie, sono rimasto unito a tutti gli altri i miei parenti. Quei minuti sembravano interminabili ed il personale non faceva altro che dirci di star tranquilli, che non era nulla di grave e la situazione era sotto controllo. Per me però, che quella non era la prima esperienza di crociera, ho subito avvertito la gravità della situazione.

Avevate già assistito alla prove di esercitazione di emergenza da parte del personale?
No assolutamente e ritengo che queste debbano essere fatte subito, come quando si sale su un aereo e prima di partire vengono spiegate le situazioni di emergenza. E soprattutto non possono essere spiegate di fretta in momenti di terrore quando intorno a te c’è gente disperata che sviene, piange, grida ed è travolta dal panico. Avevo con me mia figlia di 4 anni ed ho cercato di spiegarle la situazione facendole credere fosse un gioco. Ci è stato detto di andare in cabina nonostante la nave stesse già imbarcando acqua. Non mi sono fidato, mi sentivo un topo in gabbia. Allora ho indossato e fatto indossare alla mia famiglia i giubbotti di salvataggio, ho seguito il mio istinto e ci siamo subito diretti al ponte 3 vicino alle scialuppe.  Ad un certo punto ecco che si sentono i fischi che annunciano la situazione di emergenza e da lì il panico totale. L’imbarcazione ha iniziato ad inclinarsi dalla mia parte, l’equipaggio si è subito dimostrato incompetente ad affrontare una situazione di così grande emergenza. Molti non sapevano neanche calare una scialuppa, la maggior parte tutti stranieri e comunicare con loro era difficile. Ricordo la scena di un marinaio che era talmente disperato e non sapeva come comportarsi che in quei momenti l’unica cosa che è riuscito a fare è stato afferrare la sua croce e pregare. Un fallimento.

Ci parli un po’ dei soccorsi che vi sono stati prestati.
Abbiamo passato 4 ore di panico ma non appena toccata terra ferma ci siamo sentiti tutti già al sicuro e li i soccorsi sono stati ottimi. Nonostante fosse un’isoletta quella del Giglio, ed impreparata ad accogliere all’improvviso 4,000 persone, tutti si sono dati da fare, soprattutto gli abitanti che ci hanno accolto ed aperto nel vero senso della parola le porte della loro casa. Con la mia famiglia siamo stati poi ospitati all’interno di una scuola. Inutile dire che abbiamo perso tutto ma è la cosa che meno ci importa. Stiamo tutti bene e l’importante è questo.

Ci vuole aggiungere altro?
Ribadisco l’incompetenza di tutto l’equipaggio non pronto ed istruito alle situazioni di emergenza. Erano troppo sicuri di loro stessi ed è questo che ci ha portato al peggio. Si poteva gestire meglio la situazione e soprattutto si potevano salvare tutti. Se ci sono delle vittime la colpa va data all’uomo. Il personale di bordo che non ci diceva la verità e ci smistava verso le stanze e il ristorante, si è atteso circa un’ora e mezza prima che il comandante desse l’ordine di abbandonare la nave. Troppo tempo.

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