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Caio ed il suo dolore per l’Orlandina:”Ecco perchè si poteva evitare”

La difficoltà di venir fuori da un’esperienza surreale, ma soprattutto l’amarezza nel vedere una squadra che ha completamente cambiato rotta rispetto ad un glorioso passato. E’ questo ciò che emerge dalle parole di Massimiliano Caio, preparatore dei portieri del Catania San Pio X che nella scorsa annata ha lavorato per l’Orladina. Orladina, che Caio ha incontrato domenica scorsa (5-0 il finale a Catania), provando, come lui stesso dice, un grande dolore.

“Ho poco da dire rispetto al campo. A malincuore – dichiara – devo dire di aver letto gli sviluppi di un disastro calcistico. Giorno dopo giorno questo blasone è sempre più vicino alla propria morte. Questo non può che farmi tanto male. Ripenso ai cinque mesi vissuti a Capo D’Orlando. Ripenso all’arrivo di Pasulko, quando si pensava di dover “ammazzare” un campionato ed a quando invece siamo stati noi a soccombere. Di tutto ciò porto dietro i ricordi positivi che riguardano alcune splendide persone. Parlo, ad esempio, di Roberto Curasì, unica figura che ha messo anima e cuore per evitare lo sfacelo che stiamo vedendo. Unico a spendersi in riunioni ed altri impegni di giorno e di notte. E’ un grande dolore pensare che dopo quei tentativi si debba vedere una squadra ridotta così male. Squadra che è nelle mani di persone che giudico prive di adeguate competenze. Come se ciò non bastasse, mi duole ancor di più l’idea che questa gente non abbia guardato alla realtà, impedendo così una salvezza possibile. L’unica soluzione, a mio avviso, era appunto rappresentata da Curasì e dal comitato orlandino, che non hanno poi avuto spazio. Se ciò fosse stato, ritengo che il team composto da Antonio Alacqua, Ignazio Princiotta e da me, sarebbe riuscito a mantenere la categoria. Oggi a Capo D’Orlando avremmo goduto dell’ospitare compagini come Reggina, Cavese, Aversa Normanna, offrendo alla città il calcio ma anche lo spettacolo che merita”.

Ma, lo scorso anno, la squadra ha raccolto diversi plausi dalle avversarie. Per Caio resta comunque in un vicolo cieco. “Credo che l’attuale dirigenza – afferma –  non stia facendo nulla di buono; che nella scorsa stagione ed in questa si stia solo infangando il nome della gloriosa Orlandina e dei cittadini di Capo D’Orlando. Sono rimasto legato al nome che ho sempre stimato come quello di una grande società. Vestire questa maglia, lavorare per Capo D’Orlando è stata un’emozione. Stavo anche per raggiungere l’accordo nella stagione in cui i paladini vinsero il campionato di Eccellenza, ma poi sono arrivato lo scorso anno.  Ho capito comunque che Capo D’Orlando non merita tutto questo”.

Adesso salta anche l’allenatore Santo Mazzullo, che non ha raggiunto l’accordo economico con la società ed ha quindi lasciato. Nulla di nuovo sotto il sole.. si potrebbe assentire. “Mazzullo, domenica scorsa, ha assistito alla partita dalla tribuna. E’ una persona – dice Caio – in linea con quelle che ho descritto prima e che mi rammarico di aver conosciuto. Credo che anche quest’allenatore si sia mosso nell’ipocrisia, contribuendo al grande male di cui ho già detto. Oggi vengo anche a sapere che il signor De Benedictis (campano, presidente dell’Orlandina per qualche giorno, ndr) ha rilevato il Gallipoli. Che dire, tutto lascia pensare!  Sarebbe stato meglio se il sig. Mazzullo non avesse trovato l’accordo lo scorso anno, lasciando spazio a chi avrebbe salvato l’Orlandina”.

Il preparatore dei portieri, chiudendo l’argomento, torna allora a parlare di quello che è stato impedito allo staff di cui faceva parte.  Per lui l’Orladina avrebbe avuto una vita ben diversa. “Vorrei chiarire questo concetto. Antonio Alacqua, – continua-  stava facendo, con chi lo supportava, un miracoloAveva battuto la Tiger Brolo lavorando sul solo approccio mentale. Aveva battuto una Tiger che, specie in quelle giornate, era una grande squadra. Avevamo vinto la partita 3-0 giocando con tutti i calciatori italiani come Matinella, Lima, Treppiedi, Mincica, valorizzati dal nuovo mister dopo l’egemonia tedesca. Era cominciato un grande lavoro, all’insegna della sana rabbia sportiva, della fame di risultato. Con due-tre innesti ce l’avremmo fatta, ne sono certo. Tutto è finito con l’avvento di De Benedictis, di cui era a conoscenza solo Mazzullo. Siamo stati colpiti alle spalle noi ma in primis Roberto Curasì, che tanto si era battuto per far tornare l’Orladina agli orlandini. Oggi – conclude – capiamo come sono stati i locali a pagare tutto ciò, anche se poi, visto il loro valore, hanno trovato fortuna in altre squadre”.

Superata questa domenica, Caio guarda al futuro del suo Catania San Pio. Se non altro il preparatore si sta formando ulteriormente, grazie anche al corso UEFA seguito dal milazzese Vincenzo di Palma, preparatore dei portieri nella nazionale di Prandelli. “Al Catania San Pio X mi sto trovando bene. Faccio parte – dichiara – dell’importante progetto che riguarda una squadra ben costruita, volenterosa di far bene e migliorarsi col tempo. Poi non trascuriamo di certo la responsabilità di essere la seconda squadra di calcio della città di Catania”. 

Il prossimo scontro è imminente: mercoledì, al Tupparello di Acireale, si giocano gli ottavi di coppa Italia. “Mi aspetto – dice – degli ottavi di coppa molto combattuti. L’Acireale ha sempre sentito le gare contro le squadre della provincia di Catania. Credo anche che i granata scendano in campo con la miglior formazione, poiché puntano al salto di categoria e vogliono soddisfare le ambizioni della piazza”.

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