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Casa albergo per anziani – seduta deserta, rottura in maggioranza? Sindoni: “Mi dimetto!”

Capo d’Orlando – L’alienazione della “Casa Albergo per Anziani” di Via Catutè, Forno Alto, ha vissuto in soli due anni una storia già intensa fatta di valutazioni, aste deserte, svalutazione e promesse di riqualificazione. Questa volta, però, sembra proprio quella giusta. Forse, fino a ieri sera. La seduta consiliare prevista per le 19 è stata rinviata alle 20.30 per mancanza del numero legale. In seconda convocazione ancora niente. A non intervenire in prima battuta sull’unico punto posto all’ordine del giorno su proposta del Sindaco Enzo Sindoni tutta la minoranza, tranne Carmelo Galipò e Sarino Abate, ma parte anche della maggioranza. I consiglieri Germanà e Magistro, ad esempio, non hanno partecipato al consiglio comunale nonostante la presenza al di fuori del palazzo municipale. Ma non erano presenti anche Paterniti, Amadore e Micale, giustificati dal presidente Timpanaro, Restifo, Trifilò e Merendino. Alle 20.30 si era comunque già deciso di rinviare il punto all’indomani anche perché basteranno 7 consiglieri per procedere con le votazioni e non 11. Ma nei corridoi di Palazzo Europa l’aria che si respirava era tesa. “Se domani (oggi per chi legge ndr) il punto non verrà approvato mi dimetto!” ha dichiarato il primo cittadino decisamente stizzito dall’assenza dei suoi consiglieri di maggioranza. Ci sarà frattura all’interno del sempre compatto gruppo? E’ probabile visto che pare proprio questo pomeriggio potrebbero essere prese le distanze dagli “assenti ingiustificati” della maggioranza.

Ma perché i consiglieri assenti non hanno voluto partecipare? Con molta probabilità a “intimorire” è stato il netto deprezzamento che la casa albergo per anziani ha subito in pochissimi mesi.

Se nel 2013 il prezzo che il Comune di Capo d’Orlando aveva stabilito come “indicativo” per la vendita dell’immobile era di 8 milioni di euro, nel 2014 è diventato 4.800.000,00 ed oggi meno di uno (960.000,00 € per la precisione). Qualche giorno fa il Sindaco Enzo Sindoni aveva dichiarato: “Ho raggiunto un accordo di massima con una importante società controllata da un’azienda leader mondiale e partecipata da qualificatissimi imprenditori della nostra provincia. E’ previsto che la cadente struttura di contrada Catutè possa essere da loro acquistata, sempre ché nessuno offra condizioni migliori, allorquando l’avviso di cessione sarà pubblicato e cioè dal prossimo mese”.

Ma di quale società si tratta? La San Lorenzo confezioni di San Marco d’Alunzio. Un centro che lavora per i grandi creatori e le grandi griffes  italiane e internazionalidi. Una azienda manufatturiera affermata e controllata da una società leader a livello mondiale, la Henro piumini. Già lo scorso mese di giugno una nota azienda con sede a Novara aveva lanciato un appello per la ricerca di personale nell’area dei Nebrodi, tra Capo d’Orlando e Randazzo per la precisione. La stessa azienda ha approvato i conti del 2014 chiusi con 60,5 milioni di ricavi rispetto ai 49,2 milioni dell’anno precedente, con un margine operativo lordo di 12,2 milioni (era di 8,6 milioni nel 2013) e un risultato netto di 6,4 milioni contro i 4,5 milioni dell’anno precedente. Questa vorrebbe, secondo quanto scritto nella delibera di modifica dell’approvazione del piano delle alienazioni immobiliari, “realizzare un’attività produttiva che dovrebbe garantire, a regime, uno sbocco occupazionale di circa 200 unità lavorative ed un indotto di quasi 600 unità nel territorio del comprensorio sulla base di un progetto predisposto dalla società interessata“.

Oltre alla spesa per l’eventuale acquisto, sempre secondo la proposta di delibera del 31 agosto scorso, l’azienda, per rendere funzionale l’immobile, dovrà procedere alla ristrutturazione e al completamento dello stesso creando così altre occasioni di lavoro.

Come si legge nella relazione descrittiva a firma del responsabile dell’area ingegnere Michele Gatto presentata la vigilia di ferragosto, la struttura risale, come epoca costruttiva, a cavallo del 1990, realizzata con finanziamento prevalentemente regionale e cofinanziamento residuo comunale, pari a poco più del 10%. Allo stato attuale l’immobile si trova in stato di abbandono, conseguente al mancato suo completamento per carenza di ulteriori fondi di finanziamento ed a motivo di rescissione del contratto di completamento e gestione per motivi riconducibili al mancato rispetto dei suoi termini da parte dell’affidatario del relativo appalto. Secondo la relazione, l’immobile non è mai stato utilizzato e spesso è stato oggetto di atti vandalici che hanno determinato notevoli danni alla struttura ed il depauperamento degli impianti e degli infissi. A ciò si aggiunge l’obsolescenza del lungo tempo trascorso dall’inizio dell’opera (circa 30 anni) senza alcuna opera di manutenzione o conservazione del bene.

L’ingegnere Gatto precisa ancora che la copertura a tetto del primo corpo di fabbrica, lato monte, è costituita da canaloni di eternit, non più ammessi dalla vigente normativa a tutela della salute pubblica, che, pertanto, dovranno essere oggetto di dismissione e sostituzione.

 

 

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