LEGAMBIENTE ATTACCA LA PROTEZIONE CIVILE REGIONALE. A TAVOLA GRANDE POCA CHIAREZZA


“Mentre alle popolazioni alluvionate di Giampilieri, dei Nebrodi, alle centinaia di famiglie interessate dal dissesto idrogeologico, vengono negate o elemosinate le risorse finanziarie per ritornare a vivere, le stesse risorse vengono, invece, scandalosamente elargite per assecondare opere inutili e dannose, cause stesse di futuri disastri
. ” Questo il duro “j’accuse” del presidente di Legambiente Nebrodi Enzo Bontempo, che con un comunicato stampa, attacca il Dipartimento
regionale della Protezione civile, paragonato ad un bancomat, per aver concesso un finanziamento di 400 mila euro finalizzato alla ricostruzione del muro di una strada che costeggia il mare, da anni soggetta ai danni provocati dalle mareggiate. La strada in questione è quella nel comune di Capo d’Orlando di località Tavola Grande che costituisce il prolungamento della Via Trazzera Marina e che si sviluppa per circa 700 metri verso il confine ovest del territorio comunale a
pochi metri dalla linea di battigia del mare.

La strada venne realizzata negli anni ’70 contestualmente alla costruzione della rete fognaria  e dell’impianto di depurazione esistente ai margini della foce torrente Zappulla. Lungo il suo percorso non vi sono nuclei abitati, ma soltanto un’abitazione ed un campeggio. Secondo gli ambientalisti si tratta di “opere eseguite con procedure illegittime”. Infatti, la  Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Messina aveva espresso parere contrario ai sensi dell’articolo 146 del Codice dei Beni culturali e del Paesaggio alla ricostruzione del muro ricadente in area sottoposta a vincolo. Non è la prima volta che Legambiente accende i riflettori su questa strada, come dimostra  l’abbondante rassegna stampa che Enzo
Bontempo ci mostra. Il dossier che raccoglie meticolosamente dal 1988 i dati sui ripetuti e costosissimi interventi realizzati nel corso degli anni a seguito di ogni mareggiata, “per un importo complessivo – ci dice sempre Enzo Bontempo – di circa 3 milioni di euro, tutto in somma urgenza, senza una vera gara d’appalto.”

Proprio per evitare continui e costosi interventi di ripristino, peraltro vanificati dalle successive mareggiate, già nel 1991 venne avanzata la proposta dello spostamento a monte sia della strada che della condotta fognaria, ma questa proposta di semplice buon senso non è stata finora realizzata. Nel maggio del 2006 venne messo a conoscenza della questione anche, l’allora Capo del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, Guido Bertolaso, il quale, in riscontro alle segnalazioni ricevute sull’esito dei precedenti interventi, invitò le strutture regionali della Protezione Civile ed il Comune  di Capo d’Orlando ad evitare “la ricostruzione delle infrastrutture danneggiate in aree già sottoposte all’azione delle mareggiate e prevedere la delocalizzazione delle infrastrutture interessate dai fenomeni”. Dopo l’intervento di Bertolaso, il Dipartimento Regionale della Protezione Civile subordinò il suo finanziamento alla predisposizione ed all’attuazione di un progetto di assetto definitivo dell’area, debitamente approvato dalle Autorità competenti, condizioni che, secondo quanto denunciato dagli ambientalisti, non si sono verificati. Dopo un lungo braccio di ferro, “con un sorprendente provvedimento  del 21 dicembre 2011 – afferma Legambiente – lo stesso Dipartimento ha disposto l’erogazione del contributo di 400.000 euro senza che si fossero verificate le condizioni a su tempo prescritte, ossia la predisposizione e l’attuazione di un progetto di assetto definitivo dell’area, debitamente approvato dalle Autorità competenti.”

Ora Legambiente – conclude il comunicato stampa –  denuncerà questi fatti alle Procure della Repubblica di Palermo e di Patti “perché sia fatta chiarezza attorno al sistema di interessi che ruota attorno alle procedure di Protezione Civile”.

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