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Mafia: esiste un “Mandamento Capo d’Orlando?” L’Espresso scrive, Galipò interroga

Capo d’Orlando – Un noto mensile del gruppo “L’Espresso” ha tracciato, nell’ottobre del 2013, una dettagliata mappa sui mandamenti di Cosa Nostra in Sicilia. Tra questi spicca, come territorio della mafia catanese, anche quello di Capo d’Orlando. Quella pubblicata circa un anno e mezzo fa e ancora oggi ripresa da noti quotidiani online è una mappa che, per chi conosce il territorio e da decenni si occupa di cronaca dell’hinterland, non ha problemi a definire quantomeno inesatta. Il Consigliere di minoranza Carmelo Galipò si dice indignato di tale pubblicazione e invia una interrogazione al Sindaco Enzo Sindoni chiedendo se non ritiene opportuno proporre ogni opportuna azione a tutela degli interessi della nostra Città, nei confronti di quanti hanno permesso la pubblicazione dell’articolo in questione, intimando l’immediata rettifica dello stesso e chiedendo un congruo risarcimento per i notevoli danni d’immagine arrecati dalla persistente diffusione della citata mappa sul web, circostanza che non fa altro che reiterare all’infinito la condotta lesiva.

Di seguito l’interrogazione integrale del consigliere Galipò.

OGGETTO: Interrogazione urgente

Il sottoscritto Carmelo Galipò Consigliere comunale del gruppo Insieme per Cambiare, premesso che: Il 19 luglio 1992 Paolo Borsellino veniva crudelmente ammazzato in via d’Amelio a Palermo. Una Fiat 126 con circa 100 kg di tritolo esplose proprio mentre il giudice stava andando a trovare la madre, uccidendolo sul colpo. Con lui persero la vita anche i cinque agenti della scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Pochi mesi prima, il 23 maggio, Giovanni Falcone era stato fatto saltare in aria nei pressi dello svincolo di Capaci a pochi chilometri da Palermo con 500 kg di tritolo posizionati in una galleria scavata sotto l’autostrada. Due uomini, due eroi, che la Sicilia e l’Italia ricordano come fulgido e straordinario esempio di servizio verso lo Stato e le sue istituzioni. Subito dopo quelle stragi, che segnarono il periodo “stragista” del nostro Paese, la nostra comunità volle intitolare ai due Giudici palermitani, il luogo simbolo del dibattito politico culturale ed amministrativo di una comunità; l’aula consiliare Falcone e Borsellino è la testimonianza del ricordo sempre vivo nella nostra Città, che non dimentica e condanna con forza e determinazione quei vili attentati.

Determinazione che oggi si trasforma in rabbia, proprio nel giorno della commemorazione del giudice simbolo dell’antimafia, nell’apprendere che un noto mensile del gruppo l’Espresso, individua nella nostra Città la sede di un mandamento di Cosa Nostra. Nonostante la notizia sia datata ottobre/2013, è ancora visionabile online al seguente link “http://www.limesonline.com/i-mandamenti-di-cosanostra/53794”, con tanto di mappa dei mandamenti mafiosi siciliani, tra i quali il mandamento di Capo d’Orlando.

Accade che anche alcune testate giornalistiche blasonate, talvolta non procedano a verificare le fonti dalle quali attingono le notizie. Una tendenza molto più ricorrente di quanto si possa immaginare, considerando il non eccelso livello della stampa italiana, ma che lascia esterrefatti quando a farlo è un’autorevole rivista come Limes.

Limes, rivista di geopolitica che, fin dal 1993, si è occupata delle tematiche più importanti inerenti agli assetti politici interni ed esterni, ha con questa pubblicazione, commesso una gaffe che ha dell’eclatante, affrontando un tema delicato, come quello delle guerre di mafia che hanno afflitto il nostro territorio negli anni Novanta, con una certa superficialità. Si fa riferimento, nel caso specifico, a una “mappa” dei mandamenti mafiosi siciliani, tra i quali spicca un fantomatico mandamento di Capo d’Orlando affiliato alla Cosa nostra catanese. È risaputo che quando agli inizi degli anni Novanta, alcune famiglie mafiose hanno tentato di allungare i propri tentacoli verso la fiorente economia orlandina, estorcendo quanto più possibile a commercianti e imprenditori locali costoro si sono rifiutati di sottostare alle pretese delle suddette famiglie, creando un importante precedente nella lotta alla criminalità organizzata. È opportuno sottolineare che questi clan erano basati altrove e che sicuramente Capo d’Orlando non era il centro di comando delle loro attività ma semplicemente una realtà vittima dei loro loschi affari.

Alla luce di questi fatti, il sottoscritto trova decisamente offensivo che la prestigiosissima Limes abbia, in modo così superficiale, mappato Capo d’Orlando come sede di un inesistente “mandamento”, infangando la reputazione di una città che ha avuto il primato di aver ispirato migliaia di imprenditori e commercianti alla ribellione contro il racket.

Detto ciò, e considerato che questa brutta storia ha di certo arrecato, e continuerà a farlo, grave nocumento per la nostra Città, interroga il Sig. Sindaco per sapere se non ritiene opportuno proporre ogni opportuna azione a tutela degli interessi della nostra Città, nei confronti di quanti hanno permesso la pubblicazione dell’articolo in questione, intimando l’immediata rettifica dello stesso e chiedendo un congruo risarcimento per i notevoli danni d’immagine arrecati dalla persistente diffusione della citata mappa sul web, circostanza che non fa altro che reiterare all’infinito la condotta lesiva. Auspico che sia il Consiglio Comunale tutto ad unirsi nella difesa dell’immagine della nostra comunità, che davanti al fenomeno mafioso ha sempre e solo dimostrato aperta ostilità, esigendo attraverso una richiesta formale le doverose scuse dalla redazione di Limes. Si richiede risposta scritta e l’iscrizione all’ODG del prossimo C.C. Capo d’Orlando lì 19/07/15 Dott. Carmelo Galip

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