arresto scafisti

Polizia individua e arresta gli scafisti dello sbarco dell’11 luglio

Messina – Sono 225 i profughi che sabato pomeriggio sono giunti nel porto di Messina dopo essere stati soccorsi dalla motovedetta “Monte Cimone” della Guardia di Finanza, nella notte tra venerdì e sabato.

Come ormai di consueto la macchina dei soccorsi si è attivata immediatamente e così in un afoso sabato pomeriggio gli agenti dell’Ufficio Immigrazione, del Gabinetto Provinciale di Polizia Scientifica, della Squadra Mobile e tutti gli operatori preposti al trasferimento dei migranti, si sono attivati per garantire l’accoglienza di quei 225 disperati che a bordo di una carretta del mare sono partiti dalle coste Libiche nel tentativo di raggiungere l’Italia.

Dopo essere stati rifocillati e visitati, i migranti sono stati trasferiti presso il centro di accoglienza “Primo Nebiolo.

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Sono subsahariani, sudanesi e siriani, più un piccolo gruppo di  egiziani e tra questi ultimi gli investigatori della Mobile hanno individuato gli scafisti. Si tratta di HASAN MAHAMMAD Mahammad, 35 anni, MOHAMMED MHHMOUD Hasan, 25 anni, AMER Ahmad, 50 anni e di un 17enne, anch’egli egiziano

Anche stavolta è grazie alle testimonianze dei migranti che è stato possibile ricostruire le fasi di questo ennesimo viaggio della speranza e di identificare gli scafisti. C’è chi ha pagato 1.800 dollari, chi invece 900 dollari più due bracciali in oro regalatigli da un parente, tutto per essere condotti su una spiaggia libica ed imbarcati su un vecchio motopeschereccio che a causa del sovraffollamento e di una falla imbarcava acqua nelle sentine. Alcuni di loro hanno raccontato agli investigatori della Squadra Mobile che il capo degli scafisti aveva un telefono satellitare e che appena saliti a bordo ha chiesto chi di loro parlasse inglese obbligandolo a telefonare per chiedere aiuto. Telefono che ha poi gettato in mare non appena ha visto la nave militare italiana.

Su disposizione dell’A.G. gli arrestati sono stati condotti nel carcere di Messina Gazzi, mentre il minore è stato affidato ad una comunità per minori cittadina, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

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