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Incendi Canneto, richiesto il rinvio a giudizio per i Pezzino, padre e figlio

Caronia – All’esito delle indagini preliminari la Procura della Repubblica  di Patti ha richiesto il rinvio a giudizio per:  PEZZINO Giuseppe, un 26nne abitante della frazione Canneto del comune di Caronia, ed il padre, PEZZINO Antonino, cl. 1960 per  svariati  episodi di incendio,  danneggiamento seguito da incendio, concorso in truffa aggravata e procurato allarme sociale.

Nel mese di marzo u.s., l’attività investigativa aveva  portato all’arresto di Pezzino Giuseppe, sottoposto  alla misura  degli arresti domiciliari  ed alla emissione  di un  avviso di garanzia al padre  Pezzino Antonino.

A questi atti erano seguiti gli interrogatori dei due che fornivano le loro giustificazioni al Magistrato Inquirente in merito alle loro scorribande che avevano gettato il terrore nell’area che, già dal gennaio 2004, era stata al centro di vari eventi incendiari noti come i “roghi di Canneto di Caronia”.

I fenomeni noti come i “roghi di Canneto di Caronia” iniziati nel gennaio 2004   avevano  costituito oggetto  di un procedimento  iscritto  a carico  di ignoti  presso la Procura della Repubblica di Mistretta, ed era stato oggetto di  un “gruppo interistituzionale d’osservazione“ dei c.d. fenomeni di Canneto di Caronia, coordinata da VENERANDO MANTEGNA Francesco.

Per i danni provocati dagli incendi alcuni abitanti avevano ottenuto dagli enti preposti cospicue somme di denaro a titolo di risarcimento.

Ma questi fatti  non costituiscono oggetto dell’attuale procedimento dato che il fenomeno subiva una sostanziale interruzione nel 2008. Invece,  nel luglio 2014, tornavano a manifestarsi i roghi che  riportavano la frazione al centro di un rilevante interesse mediatico.

La vicenda, sin dalle prime battute, generava sgomento fra la popolazione residente, ed una meticolosa indagine veniva avviata pertanto da parte dei Carabinieri sotto il coordinamento della Procura di Patti.

Dopo aver analizzato i primi episodi, caso per caso, gli inquirenti decidevano  di perimetrare l’area con una serie di telecamere occultate in grado di fornire spunti per individuare come si sviluppassero i fenomeni.

I servizi di osservazione – integrati  da altre indagini tecniche e tradizionali – erano pianificati in modo da garantire l’osservazione sulle cinque abitazioni attinte dagli eventi incendiari che, dal 14 luglio del 2014 fino all’ 8 ottobre 2014, si sviluppavano in abitazioni a schiera in via del Mare.

La privilegiata prospettiva permetteva di cogliere piccoli e grandi incendi avvenuti ogni giorno, a tutte le ore.

Un drammatico appuntamento che vedeva danneggiati beni, sia mobili che immobili, di proprietà di alcune famiglie piombate nella disperazione. Si tratta di più di venti episodi censiti per i quali l’arrestato – in via esclusiva per alcuni, e insieme con il padre per altri – dovrà rispondere dei reati di incendio, danneggiamento seguito da incendio, concorso in procurato allarme e concorso in tentata truffa aggravata.

Fra i casi elencati assumono valore rilevante gli episodi del:

  • 07.2014, nella cui data si registrava un incendio aggravato alla mansarda dell’abitazione dei PEZZINO, in cui PEZZINO Giuseppe cagionava l’incendio appiccando il fuoco a cartoni, stracci ed abbigliamento vario posti su due scrivanie in legno. Le fiamme si propagavano all’autoclave, al serbatoio in pvc ed alle travi in legno e l’incendio creava pericolo per la pubblica incolumità (per la vicinanza della ferrovia e la presenza di altre abitazioni attigue). Nella circostanza i Carabinieri verificano che pochi attimi prima del fatto il giovane era stata l’unica persona che si era affacciata dalla finestra, guardandosi intorno con fare sospetto;
  • 09.2014, allorquando prendeva fuoco un ombrellone da spiaggia in un garage. Nella circostanza i Carabinieri verificano che anche qui, pochi attimi prima del fatto, il giovane era l’unica persona presente;
  • 09.2014, per il quale sia il padre che il figlio dovranno rispondere di danneggiamento seguito da incendio, avendo danneggiato un pick-up dell’Unione dei Nebrodi. In questa vicenda emerge con chiarezza che il padre ha dichiarato di aver per primo constatato l’evento insieme al cognato che, invece, non era presente. Quest’ultimo, su pressione di Pezzino Antonino, successivamente rendeva ai Carabinieri dichiarazioni che servivano verosimilmente a depistare le indagini e non far percepire la presenza nei luoghi del Giovane Pezzino;
  • 09.2014, con l’incendio ad alcuni vestiti accatastati nel sottoscala dell’abitazione di PEZZINO, del quale si sarebbe reso autore solo il figlio;
  • 09.2014, con il primo degli incendi alla Fiat Bravo dello zio di PEZZINO, cui segue un ulteriore episodio il giorno 01.10.2014, di cui si sarebbe reso partecipe solo il PEZZINO Giuseppe;
  • 09.2014, in cui prende fuoco un sacco in plastica contenente abiti, posto sotto il capanno adiacente al gazebo di fronte all’abitazione della famiglia PEZZINO, e di cui si sarebbe reso partecipe ancora il PEZZINO Giuseppe;
  • 09.2014, con l’incendio all’Alfa Romeo 147 dei cugini di PEZZINO, sempre ad opera del PEZZINO Giuseppe;
  • 10.2014, con le fiamme che interessavano alcuni oggetti posti nella cantina della famiglia PEZZINO, in un locale sotto il livello della strada, raggiungibile attraverso una piccola stradina, episodio di cui si sarebbe reso responsabile nuovamente il PEZZINO Giuseppe.

Tutti gli  episodi  avevano verosimilmente lo scopo di far crescere il livello d’attenzione mediatica ed istituzionale sui fatti. Su ciò si è innestata – come è stato dimostrato dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali – un’azione raffinata del padre che completa quella incendiaria del figlio.

Le azioni non erano fini a se stesse, ma orientate a far credere – su loro esplicito suggerimento – che quelli fossero inspiegabili fenomeni di autocombustione, prospettando una ripresa degli anomali fenomeni incendiari e di presunto elettromagnetismo verificatisi nel 2004 nella frazione.

In ciò venivano coinvolti i mass media e, con sapiente azione, i due  inducevano il Sindaco di Caronia ad emettere, a tutela della pubblica incolumità, delle ordinanze di sgombero di abitazioni; il tutto consentiva di lamentare disagi derivanti dalla situazione, con vibranti manifestazioni di protesta per esercitare una forte pressione mediatica verso le autorità con lo scopo di far dichiarare lo stato di emergenza (ufficialmente chiesto dal Sindaco di Caronia con nota di prot. 6243 del 20/07/2014), o comunque affinché si riconoscesse la necessità di fronteggiare la situazione con idonee misure finanziarie. In tale ottica, l’intento accertato dagli inquirenti consisteva in atti  diretti ad indurre in errore la Presidenza della Regione Siciliana – Dipartimento della Protezione Civile, al fine di procurare ingiusti profitti derivanti dall’ottenimento di somme di denaro a titolo di indennizzo o contributi di assistenza economica o risarcimenti danni, nonché ad ottenere nuove abitazioni a seguito della possibile delocalizzazione, eventi che non si verificavano per cause indipendenti dalla loro volontà. Dopo gli incendi del 20.07.2014 veniva attivato nella località Canneto di Caronia un dispositivo di vigilanza fissa H24 garantito dai volontari della Protezione Civile regionale, con funzione di prevenzione e soccorso. Appena revocato il presidio, il 15.09.2014, riprendevano in via del Mare, a ritmi incessanti, gli episodi di appiccamento di fuochi che si caratterizzavano tutti per l’avere un fattore comune: pochi attimi prima del divampare delle fiamme, nelle immagini registrate, si vedeva il giovane fare la spola fra i luoghi ed un gruppo di persone che, da lì a poco, percepivano l’evento. Il giovane, sfruttando la reciproca attenzione degli uni verso gli altri, si defilava dal gruppo, cominciando – in modo appartato ed approfittando di copertura offertagli dalla zona prescelta rispetto alla prospettiva degli altri – uno strano andirivieni dall’abitazione o dai luoghi dove, di lì a poco dopo,  sarebbe scoppiato un incendio o si sarebbe percepito del fumo. Compiuta la sua azione, si allontanava dai luoghi, prima che  si avvertisse il fumo o una sirena antincendio avvisasse i presenti all’evento.

Così, mimetizzato fra le vittime, il PEZZINO Giuseppe aveva una copertura agevolata agli occhi degli abitanti della frazione. Una mimetizzazione che solo con l’attenta attività intrapresa ha potuto smascherare un cliché che vedeva ogni persona nuova che entrava su quel proscenio accolta  quasi sempre dall’altro indagato, PEZZINO Antonio e poi invitata a fare un giro guidato dei luoghi interessati dagli episodi. Il tutto, spesso, mentre il figlio si rendeva abile esecutore di eventuali azioni che, così, agli occhi degli inconsapevoli visitatori apparivano come eventi di autocombustione.

Un caso sintomatico fra tanti è quello che è accaduto ad una giornalista televisiva locale che il 07.10.2014, attirata dal clamore mediatico, si recò sui luoghi venendo intrattenuta dal PEZZINO Antonino e da altri astanti, mentre PEZZINO Giuseppe scivolava indisturbato all’interno di una cantina; di là ne usciva poco dopo scavalcando una ringhiera, in modo da ricollocarsi nel campo visivo di tutti e dare la sensazione che non si fosse allontanato. Ciò serviva per far credere alla giornalista che l’evento incendiario, che da lì a poco sarebbe stata lei per prima a notare, era un fenomeno inspiegabile di autocombustione.

Molti poi erano pronti a riferire di fatti che poi, sentiti dagli inquirenti, non confermavano.

Spicca ancora l’episodio dell’incendio del pick-up dell’Unione dei Nebrodi avvenuto il 24.09.2014, in cui padre e figlio vengono immortalati, pochi attimi prima, mentre confabulano, si avvicinano al mezzo, ed infine, si allontanano attendendo che la loro azione produca gli effetti desiderati. In questo frangente in cui si ritengono inosservati, si affaccia sulla scena un’anziana parente, cacciata con un evidente gesto di stizza.

Sono del pari evidenti segni di inequivocabile colpa di PEZZINO Giuseppe nei due episodi incendiari della Fiat Bravo di un abitante del luogo – avvenuti nella frazione il 30 settembre e giorno 1 ottobre 2014 – che vengono immortalati e che evidenziano come il proprietario lasciava un finestrino leggermente abbassato che diventa lo spunto per l’azione incendiaria condotta dal PEZZINO Giuseppe, incurante della presenza a pochi metri di un presidio dei Vigili del Fuoco.

Oppure è parimenti esplicativo della capacità del giovane l’episodio del 30.09.2014, quando ad incendiarsi fu il sedile posteriore dell’Alfa Romeo 147 di un altro loro parente del luogo. PEZZINO Giuseppe  accoglieva l’uomo dopo che questi aveva parcheggiato l’auto; ma il piromane aveva in serbo una sorpresa: sfruttando un attimo di distrazione del proprietario, faceva leva in modo da lasciare la portiera posteriore destra semiaperta, così, guadagnandosi la facoltà di accedere al veicolo anche dopo che il cugino attivava la chiusura centralizzata a distanza. Di lì a poco, infatti, tornava sul veicolo  sul quale, dopo la sua azione, si sprigionava del fumo.

Questi ed altri episodi sono stati accertati nei mesi di indagini ed hanno portato prima alla misura cautelare emessa dal GIP. Dott. Ugo Domenico Molina, poi, dopo gli interrogatori degli indagati, alla formulazione della richiesta di rinvio a giudizio degli indagati.

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