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TREMENDA E INUTILE PIETA’, opera di Giovanni Torres La Torre

Capo d’Orlando – Pubblichiamo l’ultima opera scritta da Giovanni Torres La Torre dal titolo “Tremenda e inutile pietà” dedicata ai recenti “morti del Mediterraneo”.

Giovanni Torres La Torre è nato a San Piero Patti(ME) nel 1937. Vive a Capo d’Orlando dove, oltre che per l’ attività artistica in campo figurativo – pittura e scultura -, si distingue come operatore culturale. Ha esordito nel 1963 con Il Gioco si Corregge edito da Guanda.

Altre opere: Per i bambini uccisi nel Vietnam, Tip. Progresso, 1966 – Bandiere di fili dì paglia, Arci- Sicilia, 1978 – Sicilianze , Il Vertice/Libri, 1981, prefazione di A. Cremona – Fanfara di silenzio, Il Vertice/Libri, 1986 (Poesie), prefazione di Stefano Lanuzza – Girotondo di farfalle, Prova d’Autore, 1989, prefazione di Silvio Ramat – Carta randagia, Prova d’Autore, 1991, prefazione di Flora Di Legami – Il bosco della memoria, Prova d’Autore, 2005, prefazione di Stefano Lanuzza – Con patir di cuore, Pungitopo, 2008 – Teatro viaggiante, Pungitopo, 2009, prefazione di Giuseppe Amoroso.

 

TREMENDA E INUTILE PIETA’ 

per i morti del Mediterraneo 

di Giovanni Torres La Torre

 

A lume spento

l’antica bellezza si confonde

con nuove trasfigurazioni

ma la luna

non svela incanti di orizzonti

e si costerna per l’inutile dote.

Nessuno risponde

al lamento delle onde

e i colori dei pittori

che in un tempo generoso

diedero volto ad angeli e madonne

hanno smarrito quel contorno di volti

e i mari e i cieli di celeste biancore

sicché, anche la nostra voce

al cospetto della fatica di chi muore

per confidare un sogno,

volge ora al torpore.

 

II

La luna ha già spento

il suo languore pietoso

e noi pure, così

avvolti in quel cono d’ombra

ci nascondiamo nel tepore di nidi

alti sugli olmi

o tra altre chiome

di tremenda e inutile pietà

lontani dall’occhio solenne

della spina in fronte

che geme.

 

III

Indefinita memoria

un suono, forse

che torna su ala di vento

intrepido e a soccorso

mentre trasecola l’indolenza

mite del giorno,

ma quando del tutto smuore

il languore dell’anima

cerca il fiore lasciato

tra pagine dimenticate.

 

IV

E’ una voce di speranza

dall’orizzonte che sconfina

— verso Lampedusa

o altre terre di poemi e leggende —

che chiama

lasciando in dote, a pelo d’acqua

il suo vestitino turchese

che finge ala di farfalla

il cui nome è Tesfaye.

 

V

E’ pensosa l’acqua che sgorga

dal mascherone della fontana

dell’antico paese siciliano,

un piacere di primavera

a sentirla nel candore

del suono che misura a onde

il bordo muschioso della conchiglia.

La ragazza venuta dall’Africa

con labbra di sete

ristora il suo nome

sporgendo la bellezza del petto innocente

e con occhi luminosi di splendore

accarezza il volto nudo e generoso

del mascherone

e lo bacia in fronte

ove le mani hanno cancellato

i lunghi affanni dei nostri giorni.

 

VI

Trilli febrili nell’azzurro delle rondini

del cielo di Lampedusa

ossessivi nel gioco di rincorrersi

nella trasparenza che li confonde

e un suono di voce chima ancora Tesfaye.

Trilli del tempo dei nidi

sotto le ascelle dei balconi

sui fili delle luminarie

che ricordano amate stagioni

voci di bambini che si rincorrono nel gioco

e delle madri che non li hanno dimenticati,

altre ali di farfalle,

indumenti azzurrini sul pelo dell’acqua

del Mediterraneo.

 

 

 

Primavera  2015

 

www.giovannitorreslatorre.it

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