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Calcioscommesse: Il Neapolis provò a corrompere due giocatori del Due Torri.

Piraino – Contro il Due Torri, il Neapolis tentò di corrompere due giocatori del Due Torri alla vigilia della partita.  Ci fu un incontro, il 2 novembre 2014 così si legge a pagina 183 dell’ ordinanza di custodia cautelare che ha portato al fermo 50 persone per Calcioscommesse.

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Interecettazione

 

 Gli inquirenti scrivono che CICCARONE e MOXEDANO tentarono di “comprare” il risultato dell‟incontro che vedeva il NEAPOLIS opposto al DUE TORRI. Allo scopo, i due cercavano di acquistare con l‟intermediazione di tale PIRAINO Daniele e di un Franco in corso di identificazione le prestazioni di due calciatori del DUE TORRI. Nonostante gli sforzi, e il denaro promesso, CICCARONE e MOXEDANO non riuscivano nell‟impresa. Il NEAPOLIS perdeva per 1 a 0. Il risultato finale, quindi, non aveva l’esito sperato evidentemente perché, a dispetto degli impegni assunti da PIRAINO, il campo del DUE TORRI risultava insuperabile per il NEAPOLIS, ridotto in 10 per quasi tutto l‟incontro e costretto a misurarsi con una squadra che il suo d.s. definirà “scorbutica” . In queste condizioni, nemmeno avere acquistato le prestazioni di due calciatori della squadra avversaria portava la compagine di CICCARONE e MOXEDANO alla vittoria.”

Chi sono i giocatori lo dice la stessa ordinanza: una è da identificare, l’altro sarebbe stato Cassese.
A fare da intermediario, sempre da quanto emerge dalle carte, il procuratore calcistico palermitano Daniele Piraino. L’incontro per pagare avviene a Patti Marina lo stesso giorno della gara. Alle 10,47 il direttore sportivo si sente con Daniele Piraino per dire che è già per strada e si vedranno sul lungomare.
Torna a scrivere la Procura:

Contattato finalmente PIRAINO, CICCARONE metteva subito le cose in chiaro: aveva con sé il compenso che il presidente MOXEDANO aveva messo a disposizione per retribuire gli artefici della combine e ne avrebbe dato prova al PIRAINO quanto prima ovvero già la mattina del giorno seguente, poche ore prima dell‟incontro di calcio. PIRAINO non doveva fare altro che dargli un appuntamento e portare con sé gli altri partecipi dell‟illecito accordo, cui mostrare che i dirigenti del NEAPOLIS facevano sul serio. Qui, come altrove, manco a dirlo, gli interlocutori discorrevano per telefono preoccupandosi di celare dietro un gergo sibillino (chiamavano documenti i soldi che MOXEDANO aveva dato a CICCARONE per comprare i servigi dei calciatori del due torri) il significato reale del loro colloquio ma il tentativo risultava maldestro. “…Antonio CICCARONE: ti volevo dire! tu lo sai che qua per prendermi questi benedetti documenti…mezz’ora, mezz’ora ho aspettato tre ore e mezza, comunque sono riuscito a prenderli e sono in viaggio. Arrivo questa notte! Ti chiamo domani mattina presto!…”

Quindi si aggiunge:

L’impegno speso e il denaro impegnato non bastavano però ai vertici del NEAPOLIS per accaparrarsi la vittoria sul campo del DUE TORRI. Qualcosa non andava secondo i piani, qualcuno, secondo la diagnosi fatta da CICCARONE e MOXEDANO, non aveva mantenuto gli accordi stretti. Prima che finisse il primo tempo della partita, il NEAPOLIS perdeva per 1 goal a 0, costretto all’inferiorità numerica dall‟espulsione di un tale TIMPANO. MOXEDANO, in trepidante attesa, aveva un filo diretto con CICCARONE, che seguiva la squadra sul campo del DUE TORRI. Appresa la notizia che il “suo” NEAPOLIS era in svantaggio, MOXEDANO aveva un solo pensiero per tentare di correggere l‟andamento dell‟incontro: contattare “Francesco” , e lo suggeriva a CICCARONE. Il direttore sportivo, questa volta, non assecondava il suo presidente, rispondendo sommessamente “…cosa gli dico presidè adesso…” .

 

Finita la partita, che aveva visto il NEAPOLIS perdere per 1 a 0, CICCARONE discuteva al telefono della sconfitta appena subìta con Franco, che non se ne dava una spiegazione. Davanti allo stupore del complice, che esclamava “…ma da te abbiamo perso addirittura…” , CICCARONE reagiva cercando una ragione alla sconfitta tentando di capire chi, tra i partecipi della combine, non fosse stato ai patti. Illinguaggio con cui si esprimeva il d.s. del NEAPOLIS era, come al solito, sibillino, nascondendo il reale significato delle sue parole dietro termini gergali il cui valore criptico riusciva maldestro, più che nelle altre circostanze evidenziate. Allo stupore di Franco per la sconfitta del NEAPOLIS sul campo del DUE TORRI, CICCARONE infatti reagiva chiedendo “…quella pratica… dietro… l’iniziale… eh… della… della pratica… quant’era… che lettera era… ti ricordi?…” , al che Franco, adottando lo stesso linguaggio, replicava “…aspetta…la c… oh… era… te lo dico io (p.i.) l’ispettore… se tu mi dici il nome…uno…erano due gli ispettori…uno è CASSESE…” .
Quanto malcelato fosse il reale oggetto della conversazione tra i due è evidente ricordando che, solo la sera prima della partita, CICCARONE chiedeva conferme a Franco sulle disposizioni da osservare in ordine alla retribuzione dei complici della combine usando proprio il termine “pratica” per indicare l‟affare illecito che avevano concertato. Anche qui il gergo “pratica” indicava nient‟altro che la combine dell’incontro di calcio.

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