Dino Galati

“Campus”, condanne pesanti, marginale il ruolo di Galati Rando

Tortorici – Il Tribunale di Messina, presidente Massimiliano Micali, a latere M. Pina Scolaro e Eugenio Fiorentino, ha condannato, nel processo scaturito dall’operazione “Campus” per presunta compravendita di voti e rapporti tra politica e criminalità organizzata nella città dello stretto, Domenico Montagnese a 10 anni e 6 mesi e 13 mila euro di multa, per usura; 5 anni e 8000 euro di multa Massimo Pannaci, Salvatore D’Arrigo a 3 anni ed 8 mesi , Marcello Caratozzolo 2 anni e 8 mesi. Un anno di reclusione, con la sospensione della pena per Santo Galati Rando, di Tortorici, all’epoca dei fatti consigliere provinciale. Galati Rando subì gli arresti domiciliari nell’inchiesta Campus per presunti rapporti tra criminalità e politica in provincia di Messina. Sembra infatti che Santo Galati Rando detto Dino, viene condannato per un capo di imputazione marginale. L’avvocato Decimo Lo Presti, difensore di Galati Rando, ha comunque intenzione di appellarsi alla seppur mite condanna. Di seguito la dichiarazione di Santo Galati Rando dopo la sentenza:

“Sono sereno perché è stata finalmente accertata la mia totale estraneità a qualsivoglia consorteria criminale, così come tanto veementemente sostenuto dall’accusa. Ho subito una vera e propria gogna mediatica, non foss’altro perché la vicenda ha avuto larga eco sui media nazionali, visto l’indebito coinvolgimento dell’Ateneo Messinese, il cui buon nome non poteva che essere fatto salvo da questa sentenza. Rimango in fiduciosa attesa di leggere le motivazioni della sentenza, che, comunque, rispetto per mia formazione ed educazione, essendo stato un uomo delle istituzioni, ma ho motivo di ritenere, conoscendo gli atti di causa che anche l’unica residuale ipotesi, che mi è stata contestata e per la quale sono stato condannato, non sia adeguatamente assistita da prova rigorosa, tenuto conto del fatto che non ho mai avuto alcun tipo di rapporto diretto e/o indiretto con la signora Taglieri, che non conosco fuor che’ per il fatto di essere stata coimputata. Ritengo che sul punto non possa non avere rilevanza il dato processuale costituito dal fatto che i signori Montagnese e Taglieri avrebbero votato per altro componente della mia lista, come, per l’assurdo risulta dalle intercettazioni telefoniche e/o ambientali. Per queste ragioni, ritenendomi del tutto estraneo alla vicenda anche sotto i residuali profili che oggi sembrano interessarmi, ho motivo di affermare che l’indagine, prima, e l’istruttoria dibattimentale dopo, hanno dimostrato, tenuto conto degli esiti del Tribunale del Riesame e del dibattimento di primo grado, che io sono stato, come gridato in udienza dal mio legale, l’agnello sacrificale dell’impostazione accusatoria dell’Ufficio di Procura, nella misura in cui ha inteso contestare il reato associativo, nonostante non ve ne fossero i presupposti”.

Dino Galati

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