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Commissariamento Ordine Avvocati, Aquino risponde alle accuse

Patti – In relazione alla nota pubblicata lo scorso 20 aprile redatta dagli avvocati che hanno presentato le proprie dimissione dal consiglio dell’Ordine di Patti risponde l’ormai ex presidente, in carica dal 1998, Aquino che spiega, in una lunga nota che riportiamo integralmente di seguito, le motivazioni che hanno portato al commissariamento del consiglio e risponde alle accuse che gli sono state mosse. Di seguito il documento a firma dell’Avvocato Leone Elio Aquino:

“Colleghe  e Colleghi, come a tutti Voi noto, ho da tempo maturato la decisione di lasciare la guida dell’Ordine non ricandidandomi  alle elezioni. A ciò mi ha determinato la consapevolezza di non potere più assicurare all’Ordine ed ai Colleghi il tempo e le energie che, senza parsimonia alcuna, in più di 20 anni ho sempre profuso nell’adempimento degli oneri connessi all’Ufficio. Mi ero ripromesso  di farlo in punta di piedi, senza tediarVi  con ringraziamenti o con elencazioni  di meriti a me ascrivibili  e nella piena consapevolezza che il Foro avrebbe saputo scegliere i Colleghi migliori che, meglio di me, avrebbero potuto garantire la funzionalità  dell’Ordine.

Oggi, nell’informarVi doverosamente della mia richiesta di commissariamento del glorioso Ordine degli Avvocati di Patti per l’impossibilità del suo funzionamento, mi corre l’obbligo spendere qualche parola nel tentativo di darvi un chiaro quadro della situazione che ripristini la verità dei fatti. Sono a tutti note le vicende che hanno portato ad una sospensione delle elezioni già fissate.

L’Ordine di Patti, aderendo a un suggerimento (note 18.02.2015 e 20.02.2015) del Consiglio Nazionale Forense e sulla scia di quanto era stato deliberato da Ordini ben più grandi e prestigiosi del nostro (Roma, Napoli, Venezia, Agrigento, Genova, Monza, Chieti, Verbania, Benevento, Brindisi, Tivoli, Avezzano, Santa Maria Capua Vetere, Avellino ed altri) decideva a maggioranza, con la mia astensione e con il voto contrario dei Colleghi appartenenti alla lista Nr. 2 – Avvocatura Unita e Solidale, di sospendere il corso delle operazioni elettorali in attesa della sentenza del Tar Lazio il cui contenuto è da tutti dato per scontato.-

Si voleva risparmiare all’Avvocatura la formazione di Organismi delegittimati proprio perchè eletti sulla scorta di norme che non garantivano  il rispetto delle minoranze, anche di genere e, quindi, soggetti ad inevitabili impugnazioni .-

Per quanto mi è dato sapere solo Colleghi di Patti in tutta Italia si sono rivolti, peraltro vittoriosamente , al TAR per ottenere la sospensione del provvedimento impugnato.-

Riunito il Consiglio per dar esecuzione alla sentenza dei Giudici Amministrativi, nel corso della discussione emergevano  due tesi: votare l’8 ed il 9 maggio oppure andare alle urne il 15 ed il 16 dello stesso mese.-

Nessuna delle posizioni prevaleva  e tra dimissioni presentate, annunziate  o minacciate, stante la parità di voti, riconvocavo  il Consiglio per il 21 aprile 2015, sperando che il buonsenso avrebbe alla fine avuto la meglio.-

Nella tarda mattinata del 17 aprile 2015 quattro Consiglieri, esercitando, peraltro, un loro sacrosanto diritto, presentavano contestuali dimissioni, addebitando allo scrivente “un comportamento inidoneo rispetto al ruolo ricoperto ed alle funzioni svolte”  consistente nel persistente rifiuto “di reintegrare il numero dei Consiglieri ai sensi di legge ” e nell’avere “apertamente parteggiato per una compagine “.-

Seguivano a ruota le dimissioni di altri Consiglieri e, dunque, la mia richiesta di commissariamento dell’Ordine.-

Avrei potuto ignorare gli addebiti se mi fossero stati mossi da persone estranee all’avvocatura, ma non posso far finta di niente quando tali addebiti mi vengono mossi da “Avvocati – Consiglieri dell’Ordine”, per la maggior parte strumenti inconsapevoli di insoddisfazioni ed astii  consolidati.-

Mi sarei, comunque, astenuto da ogni commento se solo si avesse avuto il buon senso di non diffondere il testo delle dimissioni, nascondendosi , peraltro, dietro chi non ne poteva avere il testo, con l’annotazione del deposito, in possesso solo di due persone.-

Ma, essendo stato pesantemente ed ingenerosamente  chiamato in causa, mi vedo oggi costretto a chiarire alcuni punti di una complicata ed, a mio modo di vedere, triste vicenda, con la consapevolezza di essere stato esposto non tanto ad azioni di sciacallaggio  determinate da smodato arrivismo  e spirito di rivincita, quanto da un mero desiderio di rivalsa nascente da antichi rancori .-

Per una autonoma valutazione dei fatti, Vi invio, pertanto, anche il testo delle altre dimissioni.-

Chi si è lamentato della pretesa mia inerzia a “reintegrare il numero dei Consiglieri ai sensi legge” , si è dimostrato, a mio parere, inidoneo a reggere le sorti dell’Ordine essendo nozione di comune esperienza (specie per un Consigliere) che l’istituto della surroga non era previsto dalla vecchia legge e sarebbe stato assolutamente sciocco indire elezioni suppletive un mese prima delle elezioni generali.-

Il tentativo è stato goffo e puerile e, probabilmente strumentalmente diretto a conseguire un altro risultato.-

Mi si accusa di avere “apertamente parteggiato ” per una compagine piuttosto che per un’altra.

Nel rammentare che le liste erano e sono tre e che in nessuna di esse figura il mio nominativo, ho sì manifestato la mia preferenza (ma non, come è stato scritto, apertamente ), e l’avrei liberamente consacrata con il voto, per quella lista che comprendeva al proprio interno Colleghi da me ritenuti, per le motivazioni più disparate e soprattutto per l’idoneità sotto il profilo caratteriale , giuridico e dell’impegno, a rappresentare quanto più degnamente possibile l’Avvocatura Pattese .-

Va da sè che tale mia preferenza non ha per niente interferito  nelle fasi preelettorali , nè lo avrebbe fatto in quelle più propriamente elettorali avendo, peraltro, io manifestato anche l’intenzione di non partecipare allo spoglio, con la funzione di Presidente dell’Ordine il quale, per espressa disposizione del Regolamento tanto caro a qualche Collega, avrebbe ben potuto presiedere la Commissione Elettorale in quanto non candidato.-

Respingo , quindi, con forza l’affermazione che “l’insediamento di un Commissario, terzo e super partes “, da me per primo anticipato nella seduta del 14.04.2015, possa servire a ripristinare una legalità compromessa.-

Professionisti attenti e mossi non solo dalla ossessione di liberarsi anzitempo dalla “ingombrante” presenza del sottoscritto avrebbero evitato tale affermazione in quanto il nominando Commissario, come tutti sanno, sostituirà l’Organo non in grado di funzionare proprio a causa delle legittime ma inopportune  dimissioni che, comunque, lungi dall’anticipare la data delle elezioni, determineranno inevitabilmente disagi per tutti i Colleghi (si pensi alle amnmissioni  al patrocinio a spese dello Stato, ai pareri richiesti per la nomina a Giudice Aggregato, alle liquidazioni delle parcelle, alle certificazioni ecc. ecc.).-

Insediandomi  nel lontano 1998 molto immodestamente  mi auguravo  di rimanere in carica abbastanza da potere rendere l’Ordine un Organismo moderno, snello, non ripiegato  su sè stesso ma volto all’esterno e principalmente verso i Colleghi.-

La fiducia, che qualcuno ha definito bulgara, di tutti Voi mi ha consentito di andare oltre le mie più rosee previsioni. Di questo e dell’affetto tributatomi in tanti anni Vi ringrazio sinceramente.-

Non voglio assolutamente fare un elenco delle cose fatte in quanto ogni Collega, anche il più giovane, le ha sotto gli occhi.-

Rivendico  con forza, fra gli altri, il merito di avere aperto l’Ordine a tutti i Colleghi, anche i più giovani, e di aver cercato di soddisfarne  le necessità, assicurando anche una costante presenza ed un dialogo libero da formalismi.-

Ma quel che ho fatto ho potuto farlo anche grazie ai tanti valorosi Colleghi che nel tempo mi hanno affiancato e che si sono spesi senza tener conto dei ruoli.

Mi sia qui consentito ricordare, tra tutti, l’avv. Pippo Liuzzo e l’avv. Carmelo Pirri, indimenticabili  amici improvvisamente e prematuramente scomparsi.-

Come succede, però, anche nelle migliori famiglie alcuni componenti più che lavorare (qualcuno ha parlato di volontario commissariamento) hanno tratto linfa e gratificazioni  dal lavoro degli altri, ma anche questo fa parte del gioco.-

Alla luce di quanto sopra ed avendo quale unico scopo la funzionalità e l’efficienza dell’Ordine, comprenderete bene che è del tutto lecito parteggiare per una o l’altra parte quando si decide, come io ho deciso, di lasciare le redini dell’Ordine cui ho dedicato oltre venti anni della mia vita.-

Comprenderete bene come, in tale ottica, si possa guardare più che all’anzianità e all’amicizia, alla idoneità soprattutto sotto il profilo dell’impegno, dell’autorevolezza e della rappresentatività.-

Avendo deciso, malgrado le diverse sollecitazioni, di “riposarmi ” per dare spazio ad energie più fresche, mi è sembrato e mi sembra logico appoggiare Colleghi che hanno dato prova di serietà e di voglia di fare e che al contempo siano dotati di carisma, di competenza e di rappresentatività.-

Comprenderete bene, infine, l’amarezza che avverto nel chiedere, primo in Italia, lo scioglimento del Consiglio che per tanti anni ho avuto il privilegio di presiedere e nel cui esclusivo interesse ho profuso ogni mia energia.-

Ma è risaputo come, a volte, l’individualismo e l’ambizione personale prevalgano sull’interesse collettivo.-

Detto questo, auguro al Consiglio che sarà eletto ed al prossimo Presidente un sincero buon lavoro nell’interesse dell’Avvocatura tutta, assicurando, compatibilmente con le mie forze, tutta la collaborazione che sarà eventualmente richiesta.-

avv. Leone Elio Aquino

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