babbaluti

La tua opinione: Suggestioni e Riti Sacri della Settimana Santa in Sicilia

Si avvicina la Pasqua di Resurrezione! Tutto il mondo cristiano la festeggia con cerimonie e riti solenni. Ma nell’area dei paesi che si affacciano nel Mediterraneo, si arricchisce di particolari che si miscelano con simbologie e suggestioni profane. In Sicilia, proprio per la sua posizione centrale, i riti religiosi della Settimana Santa si susseguono con affascinanti manifestazioni che al carattere sacro mischiano spesso eterogenee influenze di derivazioni straniere e laiche. Soprattutto in questa terra i riferimenti seicenteschi di origini spagnole sono innumerevoli, ma molti finiscono per risalire anche oltre, fino ad arrivare a quelli bizantini, quando non travalicano addirittura lo stesso cristianesimo, mescolando a questo, aspetti di antichi riti propiziatori delle divinità pagane. E così: il mistero della morte, della resurrezione e della fertilità vengono interpretati durante la settimana santa, e in alcuni casi esorcizzati in forme diverse.

Di grande impatto emotivo e forza espressiva è la funzione che si staglia a rappresentare la Crocefissione di Cristo, a San Marco D’Alunzio. E il turista che volesse dedicare una settimana immergendosi nei riti della Settimana Santa, può iniziare proprio da questa che si rinnova ogni anno – al di là di quando viene Pasqua – sempre nell’ultimo venerdì del mese di marzo,

I babbaluti sono (quanti gli anni di Cristo) 33 incappucciati. Vestono u saccu, un saio blu stretto alla vita da una cordone dello stesso colore. Il volto è coperto appunto, dal cappuccio a punta che ha solo due feritoie per gli occhi, e nascosta dovrà restare la loro identità. Sono donne o uomini? Non si sa, ma alimentano il mistero. Questo è un “onore” che si tramanda nella stessa famiglia di generazione in generazione. I penitenti, così vengono pure chiamati, portano ai piedi i piruna, delle calze lavorate a mano con lana grossolana.

A loro spetta il compito di prelevare la vara col Cristo Crocifisso dall’interno della suggestiva chiesa dell’Aracoeli per portarla sul sagrato e offrirla alla devozione della moltitudine dei fedeli e dei numerosi turisti che giungono ogni anno da tutte le parti del mondo.

I lamenti continui e ripetuti come una litania: Signuri pietà e misericordia che da sotto il cappuccio dei penitenti si elevano rivolti al Cristo Crocifisso, rendono inquietante e tragica l’atmosfera. La processione si dipana nel fitto dedalo di case e viuzze lastricate del prezioso e rinomato marmo rosso delle cave del luogo.

Ma le celebrazioni della settimana che ricorda la crocifissione di Cristo il venerdì santo, si aprono già la domenica antecedente con la festa delle palme. La commemorazione gioiosa ha il suo inizio con la processione nella quale i fedeli tengono in mano ramoscelli d’ulivo al naturale oppure spruzzati d’oro o d’argento ai quali vengono fissati dei bigliettini con frasi inneggianti la pace e la carità. Altri invece portano con sé delle palme che vengono raccolte dai contadini qualche giorno prima, e intrecciate con grande maestria, trasformandole in momentanei capolavori dell’arte campestre. Ma i protagonisti di questa festa sono soprattutto i bambini, che al momento della benedizione le alzano sventolandole felici. Dopo la funzione, vengono conservati in casa per tutto l’anno, assumendo un valore non solo religioso ma anche magico: con l’augurio di preservare da disgrazie e malattie.

Nell’isola non c’è città, paese o piccolo borgo che non abbia la sua celebrazione unica e particolare. Così nella sua specificità si distingue la cosiddetta “festa dei Giudei” a San Fratello, che inizia già dal mercoledì e per tre interi giorni. I giuriei – con le loro divise sgargianti rosse e gialle, cappuccio ed elmetto in testa richiamanti quelle degli antichi soldati romani – , si sparpagliano per il paese come un esercito disordinato e  irriverente di fronte  al Cristo morto, dando fiato a squillanti suoni di trombe.

Il mercoledì Santo, in molti paesi si celebra anche la processione del “Cristo alla colonna”. Mentre il giovedì, si allestiscono nelle parrocchie “I sepolcri”. Il giovedì santo, nel buio della sera, si assiste a una moltitudine di fedeli che a piedi e in religioso silenzio, si avvia per le strade del paese a “visitare” i sepolcri. Nella penombra delle chiese, illuminate solo da candele e lumini che conferiscono all’ambiente un’atmosfera di profondo raccoglimento, spiccano gli altari con il Santissimo Sacramento addobbati di vasetti contenenti germogli di cereali e legumi, quali grano, lenticchie, fave o miglio. “I lavureddi”, sono stati fatti germogliare al buio per continuare a tenere il colore giallo pallido, dalle parrocchiane. Accostandosi agli altari, si avverte il delicato profumo dei semplici fiori primaverili, quali fresie e violacciocche che inebriano il visitatore con il loro odore. Sono soprattutto i giovani a dedicarsi a questo allestimento, aggiungendo alla tradizione dei sepolcri, messaggi inneggianti la pace, la solidarietà, contro la violenza, o esaltando le figure di santi contemporanei, quali Madre Teresa di Calcutta, Giovanni Paolo II°, dando un tocco di originalità e modernità con delle immagini che scorrono su un monitor a fare da sfondo.

Suggestiva e di grande impatto sui numerosissimi turisti che accorrono da ogni parte del globo, é la processione del Venerdì Santo a Trapani. Le numerosissime varette di origini spagnole, vengono fatte incedere lentamente a passo dondolante; ognuna appartenente alle maestranze locali dei pescatori, falegnami, dei muratori etc., i quali ne curano l’addobbo, l’abbigliamento, ma soprattutto i necessari interventi di conservazione e restauro. La processione si snoda  lungo le strade della città per tutta la notte fino al giorno seguente, per ben ventiquattr’ore.

Rinomate sono anche le varette di Messina. E che dire dei “Misteri” di Ispica; l’”Ecce homo” di Barcellona Pozzo di Gotto; i “Diavoli e la morte” a Prizzi?

A Bronte, aprono la processione del Venerdì Santo, espressivi figuranti che rappresentano i personaggi principali incontrati dal Cristo lungo il suo cammino verso il Golgota.

Spesso queste celebrazioni hanno il loro culmine su alture, che vengono appunto chiamate comunemente “Calvario” o “Crocifisso” a rappresentare il Golgota, e da lì si domina l’abitato sottostante.

A volte questi riti hanno inizio addirittura alle cinque del mattino, come a Militello Rosmarino.

E’ chiamata “Cerca”, in alcuni paesi, la processione del Venerdì mattino. E’ infatti la Madonna, che va alla ricerca del figliolo. In alcuni casi questa manifestazione si svolge il sabato, come a Cassano; oppure addirittura alle sei del mattino della domenica di Pasqua, ad Alcara Li Fusi. E lì, la Madonna, che aveva girato per i vicoli del paese col manto nero, accompagnata dalle musiche funebri, nel trovare infine suo figlio risorto, cambia il manto del lutto, indossando quello azzurro, mentre la banda intona marce di festa.

A Caltagirone la Cerca assume un altro nome: A Giunta, e si svolge anch’essa la Domenica di Pasqua. Ad Aragona, vengono liberate poi delle colombe.

A Modica si effettua la processione della Madonna Vasa Vasa.

E alla fine di questa particolarissima quanto intensa Settimana Santa, potevamo non concludere facendoci a bucca duci con i dolci tipici pasquali? I cuddura arricchiti con le uova sode; le frittelle chiamate lattupitte; gli agnellini di pasta reale; con i biscotti ricoperti di bianca glassa abbelliti con cannellina, corallini argentati e quando hanno la forma di pecorelle, con chicchi di caffé a raffigurare gli occhi; e tanti e tanti ancora che si intrecciano con i prodotti tipici del periodo e del luogo. E questi solo per citarne alcuni, ma è molto ricca e variegata la produzione dolciaria.

Sapori, odori che si mischiano alla festa della Settimana Santa e che pur con le contaminazioni moderne, continuano a mantenere la loro specificità e ricchezza culturale.

Di Francesco Longhitano

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