ARRESTI BAMBINO

Volevano “comprare” un bambino di 8 anni. L’accusa è di riduzione in schiavitù

Castell’Umberto – Una vicenda che ha dell’incredibile quella che i Carabinieri hanno esposto questa mattina durante una conferenza stampa. Una famiglia originaria del centro montano, da anni residente in Svizzera, avrebbe pagato 30 mila euro in contanti per l’acquisto di un bambino mentre nel 2008 aveva registrato al comune la nascita del primo genito ma che nessuno avrebbe mai visto. Sono ancora numerosi i lati oscuri di una vicenda difficile anche da spiegare.

Ieri i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Messina hanno notificato 6 provvedimenti di fermo d’indiziato di delitto emessi dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia ad altrettanti cittadini italiani ed eseguito altri analoghi provvedimenti d’iniziativa all’indirizzo di 2 cittadini rumeni. A tutti viene contestato il reato di riduzione in schiavitù.

La complessa e delicata indagine si è dipanata tra la Sicilia, la Toscana, ove uno dei fermati poteva vantare solidi appoggi, e la Romania, consentendo ai militari di sventare il tentativo ordito da alcuni pregiudicati della provincia di vendere un bambino, dopo averlo acquistato in Romania, ad una coppia della zona, animata dal desiderio di avere un figlio e che non ha esitato a pagare in contanti la somma di 30.000 Euro per entrare in possesso del minore, invece di seguire la regolare procedura della richiesta di adozione. La coppia della provincia messinese ma da anni residenti in Svizzera, infatti, tramite NIBALI Vincenzo, classe ’68 di Castell’Umberto (ME), si sono rivolti ad un pregiudicato di Tortorici (ME), GALATI RANDO Aldo, classe ’61, affinché dietro il pagamento di un prezzo, 30.000 Euro, individuasse una famiglia disposta, a cedere loro il proprio figlio. Il pagamento è avvenuto lo scorso 17 gennaio, al buio, in una zona impervia tra le montagne dei Nebrodi, con modalità che hanno testimoniato la sicura consapevolezza degli indagati di commettere un grave reato. Subito dopo un quinto soggetto, GALATI RANDO Franco, classe ’69 e anch’egli di Tortorici e già noto alle Forze dell’Ordine, ha iniziato le ricerche del bambino confacente ai desiderata dei committenti, dapprima nella Sicilia Occidentale in ambienti degradati e mal frequentati, appoggiandosi a pregiudicati di varie nazionalità, tuttavia sempre senza successo. Per questo motivo GALATI RANDO Franco ha lasciato la Sicilia, recandosi dapprima in Toscana e successivamente in Romania, dove è entrato in contatto con un pregiudicato brindisino ma domiciliato in Romania, CALIANNO Vito, classe ’72, che gli ha offerto il suo aiuto per muoversi in  ambienti degradati delle periferie rumene. La ricerca è stata in questo caso fruttuosa, avendo il CALIANNO individuato in breve tempo una famiglia disposta a vendere uno dei numerosi figli. L’aberrante commercio ha avuto la sua concretizzazione lo scorso 23 febbraio quando i due pregiudicati italiani, con la madre rumena del piccolo venduto come un oggetto, lo stesso minore ed uno dei suoi fratelli maggiorenni, sono partiti in auto dalla Romania alla volta della Sicilia. Da quanto è emerso dalle indagini, la presenza della madre 36enne e del fratello 19enne, aveva lo scopo di controllare la sistemazione trovata in Italia per il piccolo, in un ultimo afflato di spirito materno, ma anche quello, molto più censurabile, di incassare quanto pattuito e che sarebbe servito per ingrandire la casa di famiglia in Romania.

L’intento criminoso è stato tuttavia sventato dai Carabinieri appena il quintetto è sbarcato al porto di Messina. Qui sono stati fermati i quattro col bambino provenienti dalla Romania, mentre i restanti protagonisti della vicenda, che attendevano la consegna a Tortorici, sono stati sottoposti allo stesso provvedimento poco dopo. Nel corso dell’esecuzione dei provvedimenti è stata rinvenuta e sottoposta a sequestro abbondante documentazione utile al prosieguo delle indagini nonché munizionamento di vario calibro illegalmente detenuto.

Su disposizione dell’Autorità Giudiziaria le due donne sono state condotte presso la Casa Circondariale di Catania, mentre i sei uomini presso quella di Messina Gazzi, in attesa dell’interrogatorio di garanzia. Il minore invece è stato affidato, su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Messina, ad una locale struttura assistenziale.

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