elipista 06

Mareggiata danneggia elipista

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Capo d’Orlando – La mareggiata di oggi, 2 febbraio, sta attaccando l’elipista appena realizzata con l’impiego di 400.000 euro finanziati dalla Protezione Civile Regionale.

L’elipista che avrebbe dovuto consentire l’atterraggio di mezzi di soccorso in caso di emergenza è stata paradossalmente costruita nella zona a maggior rischio idrogeologico di tutto il territorio, cioè a qualche decine di metri dall’argine del Torrente Zappulla e a meno di 10 metri dalla battigia.

Dopo averla localizzata in questo sito, il Comune di Capo d’Orlando l’aveva spostata in luogo più sicuro (nella zona di Pissi) proprio per non esporla alle mareggiate; ma dopo una settimana aveva  rivisto la decisione riportandola nel sito che aveva giudicato pericoloso.

Nel mese di ottobre erano stati spesi 120mila euro per riparare la condotta fognaria, che solo dopo alcuni giorni è stata nuovamente distrutta dal mare. Ora, per “proteggere” l’elipista da 400.000 euro, il Comune di Capo d’Orlando ha già appaltato con procedure di somma urgenza, contestate da Legambiente, la realizzazione di una barriera di massi frangiflutti con un fronte di 200 metri posta a oltre vendi metri dalla battigia. Il tutto per un’importo di circa 500.000 euro da coprire col bilancio comunale.

A questa cifra si sommeranno dopo altri 900.000 euro per ricostruire il tratto di strada distrutto dal mare. Il bello (o il brutto) è che in quel tratto non ci sono case e che la strada, con i suoi sotto servizi, potrebbe essere tranquillamente spostata a monte con una spesa inferiore ai 300.000 euro. Quindi, si dovrebbero spendere più di 1 milione e 500 mila euro per ricostruire un tratto di strada che, secondo l’amministrazione, dovrebbe proteggere l’elipista ed il vicino depuratore che, secondo il piano regolatore dovrebbe essere spostato a monte.

Secondo Legambiente, questa prassi emergenziale costituisce la regola da parecchi decenni e porta alla realizzazione di opere di protezione che non risolvono il problema dell’erosione ma che lo spostano verso le zone abitate innescando un circolo vizioso.

Sulla questione di era pronunciata anche la Protezione Civile Nazione che aveva invitato gli Enti Locali a non ricostruire opere nelle zone a rischio di erosione.

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