arresto romagnoli 01

Un mese fa l’arresto di Romagnoli, ancora detenuto a Podgorica

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«Non vorrei che di fronte ad accuse di tale rilievo passi il messaggio di una colpevolezza a prescindere e quindi Massimo Romagnoli venga lasciato al suo destino nel disinteresse generale»
. Così il senatore Aldo Di Biagio commenta la scelta di aver presentato una interrogazione parlamentare affinché il Governo prenda in mano le redini della situazione contorta e delicata di Massimo Romagnoli, cittadino italiano accusato dagli Stati Uniti di traffico d’armi e contro cui è stato disposto una richiesta di arresto internazionale. «Con la mia interrogazione ho proprio voluto richiamare l’attenzione delle Istituzioni competenti sul caso di Romagnoli perché gli venga dato il massimo sostegno da parte del suo Paese», aggiunge.

Sembra la scena già vista di una pellicola holliwoodiana, quella della vicenda che vede coinvolto Massimo Romagnoli, ex deputato di Forza Italia. E le accuse sono pesantissime. Secondo la procura di New York, l’ex deputato sarebbe incriminato di cospirazione a fini di uccisione di ufficiali e impiegati di cittadinanza americana e loro collaboratori. Più precisamente, Romagnoli avrebbe cospirato in modo ‘indiretto’ contro gli Stati Uniti, fornendo armi e altro materiale di supporto agli esponenti delle Forze armate rivoluzionarie colombiane (FARC), con la consapevolezza che tale organizzazione svolge attività terroristica.

Attualmente, Massimo Romagnoli è detenuto nel carcere montenegrino di Podgorica dal 16 dicembre scorso, ma la situazione è tutt’altro che chiara. La Procura di New York contesta a Romagnoli un unico incontro dell’8 ottobre 2014, a Tivat, in Montenegro, nel corso del quale – come si legge sull’atto di accusa – avrebbe dato la disponibilità alla vendita di armi, benché fosse stato dichiarato dai sedicenti acquirenti che esse erano destinate alle FARC. Inoltre, Romagnoli avrebbe garantito la fornitura di certificati falsi di esportazione degli armamenti (END USER) fondamentali per far risultare legittimo il possesso delle armi.

Romagnoli si dice innocente, e sostiene «di non essere mai stato un trafficante di armi con base in Grecia» come riferito nell’atto di accusa, e soprattutto di non aver mai, neanche per un momento, sospettato che le armi fossero destinate ad azioni terroristiche.

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