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18 rinvii a giudizio nell’inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti dell’ATO ME1

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Capo d’Orlando
– Laura Trifilò, ex presidente dell’Ato 1, Carlo Gullotti, ex amministratore delegato dell’Ato 1, Sergio Filippi, amministratore delegato della Nebrodi Ambiente, Nino Paterniti, presidente di Nebrodi Ambiente e direttore tecnico di Multiecoplast, Giulio Randazzo, presidente di Multiecoplast, Adriana Lenzo, presidente di Fasteco, Luca Fiasconaro, direttore tecnico della Multiecoplast (oggi presidente della Fasteco), Alberto Ferri, presidente della Cns di Bologna, Andrea Allodi e Ivan Strozzi, della Enia spa, Antonio Dalmazio, amministrazione giudiziario di Messina Ambiente, Luigi Verzelloni, presidente della Trans coop, Antonino Onofaro, titolare di una ditta individuale, con sede a Naso, affidataria del servizio, Marianna Bruno e Andrea Paterniti (attuale vice presidente del consiglio comunale di Capo d’Orlando), presidenti della cooperativa “Il Pellicano” nel periodo di indagine, Rosario Condipodero Marchetta, presidente della ORM, Luca Lanza Cariccio, presidente della Coo.Tur., Ernesto Casella, della Multiecoplast.

Sono state tutte rinviate a giudizio le 18 persone indagate nell’ambito del procedimento sulla raccolta e smaltimento dei rifiuti nei 33 comuni dell?Ato ME 1 tra il 2005 ed il 2008. A loro carico, nell’ottobre del 2013 (clicca qui per leggere il servizio relativo agli avvisi di garanzia) la Procura aveva spiccato gli avvisi di garanzia mentre l’udienza preliminare si era svolta il maggio scorso. L’accusa è di traffico illecito di rifiuti in concorso.

Secondo la Procura, tra il 2005 ed il 2008, gli indagati avrebbero raggirato le norme sulla gestione e lo smaltimento dei rifiuti attraverso appalti ad imprese che non possedevano i requisiti previsti dalla legge. In particolare, per i membri del Cda dell’Ato è contestata l’autorizzazione all’organizzazione dell’ufficio formulari e la tenuta di registri, presso un centro provvisorio ubicato nei locali della sede legale della Multiecoplast, ed il conferimento presso i centri raccolta di Sant’Agata e Mistretta che risultavano privi di autorizzazione. Inoltre, si contesta l’omissione di ogni attività di controllo sulla gestione del servizio. Nel fascicolo finiscono nel mirino anche numerose aree ecologiche (Acquedolci, Ficarra, Longi, Mirto, Raccuja, Sinagra e Tortorici) nelle quali sarebbero finiti anche rifiuti speciali pericolosi. Ai rappresentanti delle ditte si contesta invece l’allestimento un sistema per la gestione abusiva di ingenti quantitativi di rifiuti ed il mancato adempimento di numerosi obblighi di contratto. Tutti gli indagati hanno 20 giorni di tempo per presentare memorie difensive, in vista di una possibile richiesta di rinvio a giudizio nei loro confronti.

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