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La tua opinione – Cavalcavia: seconda parte

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Capo d’Orlando –
Pubblichiamo, come già annunciato ieri, la seconda parte dell’articolo di Enzo Bontempo relativo alla vicenda del ritardo nella consegna dei lavori del Cavalcavia Ferroviario di Via Lo Sardo (la foto in lato si riferisce ai tempi della chiusura dei lavori). Prima di continuare la lettura del secondo stralcio dell’articolo del presidente di Legambiente Nebrodi è giusto precisare due cose. La prima che naturalmente siamo a completa disposizione di chi, interessato nella vicenda, voglia dire la propria di opinione come è sempre stato nel nostro stile. La seconda che è bene precisare, come è possibile leggere anche a margine dello stesso pezzo, che “il provvedimento della Procura riguarda solo uno dei due fabbricati costruiti ed i reati contestati sono i seguenti:  all’amministratore unico della FARO Costruzioni, oltre che per la irregolare ed abusiva sopraelevazione del muro capo E), vengono contestati i reati ai capi A), B), C) e D), per la firma falsa su alcune pratiche edilizie di una delle due precedenti proprietarie. Mentre al tecnico progettista è contestato solo un reato capo D), insieme all’amministratore unico di cui sopra, per la firma falsa di una delle due precedenti proprietarie, presente sul progetto depositato al Comune”.

Di seguito la seconda parte integrale del servizio scritto da Enzo Bontempo:

“La nostra era solo una denuncia politica e tale voleva rimanere. E’ stato il sindaco a voler alzare l’asticella, ad alimentare il clima di scontro politico, annunciando anche la presentazione di un esposto alla magistratura.

In realtà l’autorità giudiziaria era stata già attivata dalla denuncia dalla vecchia proprietaria dell’immobile e, come si evince dagli atti giacenti nel fascicolo giudiziario, indagini erano state già avviate, autonomamente, dalle forze dell’ordine.

Insomma quella del sindaco era il solito “coup de theatre” con il duplice obbiettivo: prendere tempo (rinviando i provvedimenti che andavano presi immediatamente e sperare nei tempi “biblici” della magistratura) e contemporaneamente apparire il paladino della giustizia, quello che non guarda in faccia a nessuno.

Ma torniamo a fatti.

Come si ricorderà in quell’articolo raccontiamo la storia di una signora che ha la necessità di liquidare alcuni suoi immobili. Quindi vende ad un’amica un appezzamento di terreno dove insiste un fabbricato di vecchia costruzione regolarmente catastato, ubicato in zona semi-centrale, ricadente nel PRG in zona “Area di tutela ambientale”.

La nuova acquirente da incarico ad un’impresa edile di informarsi presso l’Ufficio Tecnico per capire bene cosa potevano realizzare in quella zona .

La risposta che viene data dai tecnici del Comune è deludente: quella zona è vincolata a tutela ambientale e si può soltanto ristrutturare l’esistente. Dunque il valore dei beni è modesto e la trattativa con l’impresa si interrompe e la signora, che aveva venduto l’appezzamento di terreno, è costretta a restituire all’amica acquirente la caparra già incassata.

Passano alcuni giorni e la proprietaria riceve la visita di un piccolo artigiano edile del luogo, il quale le dice di essere venuto a conoscenza della sua intenzione di vendere l’appezzamento di terreno e di essere interessato all’acquisto, per realizzare – disse alla signora – una piccola ristrutturazione di quanto esistente.

Per la proprietaria, che aveva perso ogni speranza di ricavare qualcosa dalla cessione di quel terreno, l’offerta del piccolo artigiano edile pare manna caduta dal cielo, perciò gli vende l’appezzamento di terreno con dentro un fabbricato di vecchia costruzione regolarmente catastato.

Intanto, l’artigiano acquista da un’altra proprietaria il terreno adiacente entro il quale esiste “una struttura precaria adibita a deposito attrezzi e ricovero animali”, il tutto ricadente nel PRG in zona “Area di tutela ambientale”.

La signora, ex proprietaria dell’immobile, per motivi personali è costretta per alcuni mesi ad allontanarsi da Capo d’Orlando. Quando rientra nella propria cittadina non crede a quello che vedono i suoi occhi: al posto della sua vecchia casetta e della “struttura precaria adibita a deposito attrezzi e ricovero animali”, ora sorgono quei due grossi fabbricati. La signora sbigottita ed incredula si chiede: “Ma come, a noi quelli dell’ufficio tecnico del comune avevano detto che quella è una zona vincolata a tutela ambientale e si poteva solo ristrutturare l’esistente facendomi perdere l’affare con la mia amica ed invece ora …

Ma le sorprese (amare anzi amarissime) non finiscono qui e le coronarie della signora vengono messe a  dura prova quando, recatasi al Comune, vede che su alcuni atti della pratica edilizia, in calce, sotto la dicitura “La Ditta” è apposta la sua firma apocrifa.

Vien da se che, furibonda per il presunto raggiro subito, ella decida di rivolgersi ad un avvocato e sporgere regolare denuncia per le firme false messe su alcuni atti della pratica edilizia.

Da qui le indagini condotte su delega della Procura di Patti, prima della Guardia di Finanza di Capo d’Orlando e poi dalla P.G. di Patti.

Viene ascoltata dagli inquirenti l’amica dell’ex proprietaria che aveva acquistato il terreno e anticipato la caparra che dichiara: “tengo a precisare che nel luglio del 2010 manifestai alla mia amica sig.ra (omissis) l’intenzione di acquistare, al 50%, il terreno che le era stato donato per eredità e sul quale insisteva un vecchio manufatto. Al che interessai il titolare della (omissis) COSTRUZIONI tale sig. (omissis), col quale avevamo un accordo verbale relativo alla eventuale costruzione di appartamenti su quel terreno. Lo stesso sig. (omissis) si interessò personalmente presso il Comune di Capo d’Orlando al fine di acquisire informazioni e notizia circa tale fattibilità. Dopo di che lo stesso sig. (omissis) mi informò che non vi erano le condizioni per poter effettuare tale tipologia di costruzione su quel terreno in quanto tale particella era sottoposta a vincoli urbanistici o architettonici. Di comune accordo con la sig.ra (omissis) abbiamo deciso di interrompere tale accordo tanto che la stessa mi restituì la caparra senza nulla a pretendere.”

Successivamente venne sentito anche il titolare dell’impresa di costruzioni: “ricordo che nel periodo estivo dell’anno 2010 la sig.ra (omissis) mi chiese di interessarmi presso il Comune di Capo d’Orlando (ME) al fine di verificare la possibilità di edificare su un lotto di terreno sito in Capo d’Orlando alla via Mortilla nr. 04. Al che prontamente mi recai presso l’ufficio urbanistica del predetto Comune e nell’occasione ebbi ad interloquire con il tecnico sig. omissis (deceduto successivamente, nda) il quale mi disse che nel lotto in questione era possibile esclusivamente ristrutturare l’esistente. Ricordo che il rudere in questione era privo in alcune parti della copertura.

Questi i fatti, che confermano quanto sommariamente il sottoscritto aveva raccontato nel febbraio 2012, con i due articoli pubblicati sul giornale elettronico “98zero” che, come detto, provocarono la rabbiosa reazione del sindaco Sindoni, il quale non potendo più politicamente mettere una pezza al caso, decise il “coup de theatre” e nel corso di una breve conferenza stampa, annunciò l’invio di un esposto alla magistratura.

L’esposto – riportava il comunicato diffuso dal sindaco – si è reso necessario, dopo le affermazioni di un esponente di un’associazione locale, in merito alla regolarità sulla costruzione di due fabbricati.”

Tra l’altro, motivò tale decisione di ricorrere alla magistratura in quanto “… sono state scritte delle cose gravissime per le quali non mi basta l’accertamento svolto dall’UTC che comunque fino a prova contraria, gode della mia fiducia. La chiarezza ha da sempre contraddistinto il mio modo di essere e di agire, per questo ritengo obbligatoria una delle due strade: se quanto sostenuto è vero, non farò sconti a chi ha infranto le regole; se invece non lo è, auspico che venga punita la calunnia”.

Bene, ora che l’indagine è conclusa con la richiesta del PM che, con Decreto di citazione diretta (*vedi nota fine articolo, n.d.a.), ha rinviato a giudizio l’amministratore unico della “FARO Costruzioni” ed il progettista architettonico (il processo inizierà il prossimo 11 febbraio 2015, ed il sottoscritto sarà teste dell’accusa e Legambiente Nebrodi si costituirà parte civile), il sindaco Sindoni manterrà l’impegno (“non farò sconti a chi ha infranto le regole”) assunto solennemente con i cittadini nel corso della conferenza stampa sopra richiamata?

Anche perché, come abbiamo detto, per casi molto, ma molto meno gravi di questo, anche in assenza di procedimento penale, sono scattate sanzioni, il blocco dei lavori, l’apposizione dei sigilli, la revoca delle autorizzazioni edilizie, ed invece, in questo caso, nulla di tutto questo è avvenuto sino ad oggi.

Infatti il Consulente Tecnico d’Ufficio della Procura, oltre ad affermare che “non vi è stato a parere dello scrivente, il giusto controllo da parte dell’UTC, ha accertato che:

Alla luce di quanto sopraesposto sono state riscontrate le seguenti importanti irregolarità:

–          Sono stati definiti dal progettista “volumi tecnici”, e dunque non computati in volumetria ai fini dell’applicazione della L.R. 6/2010, dei locali, quali lavanderia, disimpegno e wc, che non possono essere considerati tali come meglio definito dalle N.T.A. e R.E.C. del Comune di Capo d’Orlando, dalla Circolare del Ministero dei LLPP n. 2474/1973 e dalle numerose sentenze della Corte suprema di Cassazione e del Consiglio di Stato.

I locali sopracitati dovevano dunque essere computati nella volumetria, facendo decadere i requisiti per l’applicazione del “Piano Casa”.

Altresì l’U.T.C. avrebbe dovuto rigettare la pratica e non autorizzarla come invece ha fatto.

–          Le strutture realizzate su entrambi i fabbricati, non hanno la caratteristica di “facile rimozione” citata dall’art. 20 comma 4 prima strofa della L.R. 4/2003, in quanto totalmente integrate nella struttura in c.a. e pertanto non rimovibili.

Il sindaco Sindoni si deciderà a prendere i provvedimenti del caso, cioè darà disposizione all’U.T.C. di avviare in autotutela il procedimento di annullamento delle autorizzazioni edilizie in questione? Oppure alzerà ancora l’asticella, magari rinviando il tutto alla fine del processo di primo grado, e dopo a quello di secondo grado, ed ancora alla decisione della Corte Suprema di Cassazione, fino alla Corte di Giustizia Europea?

*Nota. Si precisa che il provvedimento della Procura riguarda solo uno dei due fabbricati costruiti ed i reati contestati sono i seguenti:  all’amministratore unico della FARO Costruzioni, oltre che per la irregolare ed abusiva sopraelevazione del muro capo E), vengono contestati i reati ai capi A), B), C) e D), per la firma falsa su alcune pratiche edilizie di una delle due precedenti proprietarie. Mentre al tecnico progettista è contestato solo un reato capo D), insieme all’amministratore unico di cui sopra, per la firma falsa di una delle due precedenti proprietarie, presente sul progetto depositato al Comune.

 

 

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