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La tua opinione – Cavalcavia: rinviati a giudizio amministratore “FARO” e progettista

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Capo d’Orlando –
Torniamo sulla vicenda del ritardo nella consegna del Cavalcavia Ferroviario di Via Lo Sardo (la foto in lato si riferisce ai tempi della chiusura dei lavori) con un altro articolo inviatoci dal presidente di Legambiente Nebrodi, Enzo Bontempo che già nel febbraio del 2012 aveva scritto sull’argomento. E proprio a quell’epoca ci fu una conferenza stampa, il 27 febbraio 2012, (clicca qui per leggere l’articolo della conferenza stampa) del Sindaco Enzo Sindoni che dichiarava, dopo la pubblicazione dell’articolo sul nostro portale di informazione a firma di Bontempo, “Se Bontempo ha ragione, nonostante per me resti sempre quello che è (e cioè una persona molto poco credibile e affidabile, alla quale non mi lega nulla se non il ricordo di un’amicizia di infanzia), faremo la stessa battaglia. Se lui sostiene una causa giusta io sosterrò quella causa, non insieme a lui perché non ho nulla da spartire con lui, contro l’edificazione di Piazza Trifilò, contro il capo dell’ufficio tecnico, contro i due tecnici e i due vigili che stanno attestando il falso, contro chiunque, perché non ho interessi da difendere. Se però questa irregolarità non venisse fuori vorrei che fosse chiaro che Enzo Sindoni non ha mai difeso un interesse illecito e vorrei che fosse chiaro che in questa Nazione non si può parlare male di chiunque senza mai dovere renderne conto”.

Adesso la procura della repubblica di Patti ha rinviato a giudizio l’amministratore unico dell’impresa Fa.Ro. Costruzioni ed il progettista dei due fabbricati privati. Di seguito la prima parte dell’articolo di Bontempo pubblicato come “la tua opinione”, domani mattina la seconda parte. Una ricostruzione dettagliata dell’intera vicenda:

Vi ricordate le polemiche per i ritardi nella consegna del cavalcavia ferroviario di Via Lo Sardo, del fatto che pur se i lavori erano stati ultimati da diversi mesi, il sovrappasso rimase chiuso al transito per imprecisati motivi? Rammentate la storia dei due grossi fabbricati sorti a ridosso dell’opera pubblica?

Su quella vicenda, allora, pubblicai un articolo sul sito d’informazione on line “98zero” che provocò una dura presa di posizione del sindaco Sindoni che, addirittura, convocò una conferenza stampa (“Breve, chiara e precisa”) nel corso della quale difese l’operato dell’UTC annunciando, tra l’altro, di aver presentato un esposto alla magistratura affermando che “se quanto sostenuto è vero non farò sconti a nessuno, se invece non lo è, auspico che venga punita la calunnia”.

Il tempo, oggi più che mai, è galantuomo. Ora, la Procura della Repubblica di Patti ha cominciato a fare chiarezza e con Decreto di citazione diretta a giudizio il pubblico ministero Dr. Alessandro Lia, ha rinviato a processo l’amministratore unico dell’impresa “FA.RO. Costruzioni srl” ed il progettista dei due fabbricati.

Ed allora credo sia giusto ripercorrere, in rigoroso ordine cronologico le tappe salienti di questa storia.

Il sindaco Sindoni, nel corso di una conferenza stampa di fine anno, dichiarò che il ritardo della consegna dell’importante opera pubblica era dovuto ad “un giunto difettoso che ha fratturato l’asfalto”, e l’impresa Ricciardello, che aveva realizzato l’opera, “interpellata” si era impegnata ad  eseguirli entro 90 giorni.

La questione del giunto che fratturava l’asfalto non era molto chiara. Chi ne mastica un pochino della materia, sa che i giunti servono proprio a distaccare le strutture e quindi anche l’asfalto. Ci fu chi, da subito, affermò che si trattava del solito polverone sollevato “ad arte” per confondere i cittadini.

Passarono pochi giorni ed a seguito di una interrogazione presentata al sindaco (il 13 gennaio 2012) dai consiglieri comunali di opposizione che si richiamano alle liste del candidato Salvatore Librizzi, oltre a contestare al sindaco “per quale motivo non aveva fornito pubblicamente alla stampa tutte le motivazioni contenute nel verbale di sopralluogo” facevano emergere i contenuti di un verbale “di sopralluogo” redatto congiuntamente il 6 dicembre 2011 da funzionari delle ferrovie e del comune di Capo d’Orlando: “Dal sopralluogo le parti prendono atto dell’avvenuta sopraelevazione – da parte di privati – durante il periodo di sospensione dei lavori, di un tratto di muro di sostegno in c.a. tra le sezioni 4 e 5 della rampa stradale de valle del cavalcavia lato nord.

Il fatto aveva destato stupore ed indignazione  nell’opinione pubblica, ma non nel sindaco Sindoni che, con una breve nota (del 15 febbraio 2012) di appena cinque righe, rispondeva all’interrogazione dei consiglieri di opposizione, ribadendo che la consegna del cavalcavia era stata rimandata “esclusivamente per il completamento dell’intervento ai giunti del sovrappasso. Mi auguro di conquistare la Vs. fiducia circa la veridicità di quello che dico”. Come è spesso nello stile politico del sindaco Sindoni, ciò che affermava divergeva sensibilmente dalla realtà.

Infatti, il sindaco nella risposta all’interrogazione consiliare, non riferiva i contenuti di due importanti lettere antecedenti alla risposta fornita ai consiglieri comunali, una del responsabile del centro operativo di Palermo di RFI (Rete Ferroviarie Italiane) e l’altra dell’impresa Ricciardello, ditta costruttrice del sovrappasso e leader in Italia per la realizzazione di queste opere.

La prima portava la data del 10 gennaio 2012 e la firma dell’ing. Mariano Badigliacca di RFI, con la quale confermava i motivi del ritardo nella consegna dell’opera: “In merito al collaudo statico dei n. 2 tratti di muro sopra citati, sopraelevati dal privato nell’ambito della costruzione del vicino edificio, si conferma che il Collaudatore statico del cavalcavia in argomento NON emetterà il certificato di collaudo per dette opere, difformi dal progetto esecutivo redatto da RFI S.p.a.”.

L’altra nota, è dell’Impresa Ricciardello la quale in premessa evidenziava  che solo il 17 gennaio 2012 era venuta a conoscenza del contenuto del verbale di sopralluogo redatto e alla cui redazione non aveva partecipato, contestandone – si legge –  “integralmente il contenuto con particolare riferimento alla parte che testualmente recita “l’impresa Ricciardello interpellata si impegna all’esecuzione di detti lavori entro 90 giorni dalla data odierna …” tenuto conto che alcun inconveniente si riscontra in merito al giunto in questione essendo l’opera stata eseguita a perfetta regola d’arte, in conformità al progetto”. Inoltre faceva rilevare “che la lesione riscontrata nell’asfalto in corrispondenza del giunto trasversale sotto manto stradale della pila, altro non è che l’effetto prodotto dal normale funzionamento dello stesso. Quindi sollecitava RFI, committente dell’opera, “a ricondurre la vicenda ad un’esatta ricostruzione dei fatti e a verità.

Insomma, per l’ennesima volta non era stata debitamente narrata la realtà degli accadimenti ed illustrati gli atti documentali in possesso dell’Ente Pubblico.

Allora perché il sindaco Sindoni nella risposta ai consiglieri comunali, alla luce di tutti questi elementi aveva ribadito che i ritardi erano causati “esclusivamente” dal giunto difettoso e non fa alcun accenno al rifiuto del tecnico incaricato da RFI di collaudare i muri “sopraelevati dal privato nell’ambito della costruzione del vicino edificio”?

Soprattutto sfugge il motivo per cui, una volta accertata l’irregolarità, non sono stati presi, da parte del Sindaco provvedimenti sul piano amministrativo nei confronti dei cosiddetti privati, considerato tra l’altro che questo fatto aveva comportato un ritardo di diversi mesi nell’apertura al traffico del cavalcavia, quindi un danno a tutti i cittadini. Per casi molto, ma molto meno gravi di questo (per l’apertura di una finestra, per un balcone difforme di qualche centimetro), sono scattate sanzioni, il blocco dei lavori, l’apposizione dei sigilli, la revoca delle autorizzazioni edilizie.

Invece in questo caso, stranamente, nulla di tutto ciò è avvento.

Ma la gravità di quanto avvento è emerso dalle indagini svolte dagli inquirenti su mandato del PM, Dr. Alessandro LIA, in particolare risulta interessante la relazione del Consulente Tecnico d’Ufficio redatta dall’ing. Antonino Monastra. In riferimento alla vicenda del sovrappasso ferroviario, scrive il CTU della Procura di Patti:

Effettivamente per quanto rilevato dai documenti forniti dal direttore dei lavori ferroviari ed in particolare dal verbale di sopralluogo e dalle lettere (…), si evince che durante la sospensione dei lavori ferroviari, il muro di contenimento antistante il fabbricato ex Marano era stato sopraelevato.

Il collaudatore di RFI si è dunque rifiutato di collaudare tale tratto di muro, che successivamente è stato collaudato dall’ing. Spurio Luciano (socio della ditta “Il Faro Costruzioni”) e per conto del Comune di Capo d’Orlando.

Si fa notare come nella missiva 2311 il tecnico di R.F.I. precisa che consegnerà copia degli elaborati all’ing. Spurio Luciano “che li ha richiesti in qualità di Direttore dei Lavori privati” ed ancora nella missiva 2312 “Con riferimento alla sua richiesta nelle vie brevi, nella qualità di Direttore dei lavori di costruzione dell’edificio privato…”, mentre in tutta la documentazione ufficiale depositata all’U.T.C. del Comune di Capo d’Orlando è segnalato come D.L. il geom. Di Bella Giovanni e nel cartello del cantiere, per le opere in c.a., l’ing. Paparone Giuseppe (calcolista). (…) non si conoscono le modalità con cui tale incarico gli è stato assegnato.”

Insomma, del collaudo dei muri, secondo la Procura sopraelevati abusivamente, è certo si sia interessato l’Ing. Spurio Luciano (che a quanto ci risulta sarebbe socio dell’impresa “FARO Costruzioni”, il cui amministratore unico, come abbiamo detto, per questo fatto, oltre che per altri reati contestati, è stato rinviato a giudizio) che secondo quanto scritto dal responsabile delle Ferrovie si era presentato come D.L. degli edifici in corso di edificazione, e che invece, come le indagini hanno accertato, non ricopriva questa mansione.

Altra grave anomalia è la presenza del “logo” del comune di Capo d’Orlando sul certificato di collaudo. A tal proposito l’ing. Michele Gatto, escusso a s.i.t. dichiarava: “per prassi posso affermare che negli elaborati tecnici in genere e quindi anche nei collaudi, i professionisti usano riportare l’intestazione dei comuni ove l’opera viene realizzata … Non mi risulta però che normalmente venga usato il “logo” del comune”. Ed ancora: “Nella fattispecie il comune ha ricevuto detto collaudo, non richiesto dall’Ente, e l’ha trasmesso a R.F.I. qualora lo ritenesse idoneo quale collaudo da loro stesse realizzate. Nulla a che da vedere il comune di Capo d’Orlando per tale collaudo”.

Insomma il Comune, invece di sanzionare la ditta che aveva realizzato l’opera abusiva e causato il ritardo nella consegna dell’opera pubblica, chiedere la demolizione della sopraelevazione, ha invece agevolato la “FARO Costruzioni”, ha fatto da tramite tra l’impresa edile e R.F.I. trasmettendo il collaudo con il “logo” del comune di Capo d’Orlando, ingenerando confusione come se fosse stato commissionato dal comune.

Incredibile, ma vero. Fanno così con tutti? Ognuno può liberamente utilizzare per scopi personali il logo del comune?

Ed a proposito dell’apposizione del “visto” da parte dell’ing. Gatto sulla pratica avente numero 208/11, lo stesso dichiarava: “confermo innanzi tutto l’autenticità della mia firma ed in merito preciso che l’apposizione del “visto” sulla pratica, mi è stato richiesto espressamente dal geometra TIMPANARO (capo dell’area urbanistica edilizia/privata, n.d.a.) in quanto lo stesso si è dichiarato incompatibile sulla pratica edilizia in questione perché il figlio faceva parte della compagine sociale della ditta committente “FARO Costruzioni”.

 

Continua …

Enzo Bontempo

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