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Romagnoli risponde ai tedeschi: «La loro partenza una liberazione!»

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Capo d’Orlando – Dopo le pesanti dichiarazioni rilasciate nella serata di ieri dal manipolo di calciatori tedeschi ormai ex Orlandina, il presidente dei paladini Massimo Romagnoli ha deciso di replicare prontamente. Il patron biancoazzurro, in giro per l’Europa per motivi di affari personali, ha voluto fare alcune precisazioni riguardo questi mesi di gestione Pasul’ko che definire travagliati è quasi eufemistico, rilasciando un’intervista esclusiva ai nostri microfoni.

«Voglio essere chiaro e spiegare tutto dal principio – esordisce il presidente paladino -. Questa estate sono partito per la Germania con un obiettivo, quello di ingaggiare dei grandi giocatori ad un prezzo competitivo per il mercato italiano. Fatta questa scelta, mi hanno consigliato di trovare un allenatore che conoscesse bene la lingua e che sapesse gestire un gruppo multietnico come sarebbe stato quello della nuova Orlandina. Io avevo già scelto Angelo Galfano ma alla fine sono stato convinto ad intraprendere la pista Pasul’ko. Dopo aver trovato l’accordo con lui, ho avuto un presentimento. All’inizio, Viktor elogiava continuamente il direttore Sergio Paradiso, dopo la firma del contratto mi ha confessato più volte in privato di non volerlo più attorno perché non serviva a niente e non era in grado di organizzare per bene tutto quello che è necessario in una società di calcio. Arrivati in Italia, l’allenatore aveva sempre problemi, non andava bene niente. Il menù dei ragazzi, le strutture di allenamento, la logistica. Ha pure preteso di fare una settimana di ritiro a Torre del Grifo. Mi sono consultato con un mio amico allenatore di Serie A che mi ha bacchettato. In D non ci vuole gente del genere ma maestri di calcio, che insegnano ai giocatori cosa fare. Pasul’ko si è dimostrato un buon motivatore ma un pessimo tattico. Dopo qualche giorno, il direttore Spampinato e l’allenatore in seconda Mazzullo mi hanno avvertito, dicendomi che qualcosa non andava nei metodi di allenamento di Pasul’ko. Purtroppo non mi sono fidato e ho difeso a spada tratta il nostro allenatore. Col senno di poi, avrei dovuto prendere decisioni diverse. Ha scelto lui di mandare via i due preparatori atletici che avevamo, perché superflui. Se non mi fossi imposto io, ancora oggi saremmo senza un preparatore atletico, fortunatamente adesso possiamo contare sul professore Ignazio Princiotta. Dopo tutto ciò, fatte le dovute riflessioni, ho comunicato in Lega l’esonero di Pasul’ko e ho inviato un messaggio all’allenatore per sollevarlo dal suo incarico. Dovevo forse spedirgli una lettera? Lui pretendeva di aver un colloquio con me, io pretendevo che allenasse bene l’Orlandina, siamo pari».

Massimo Romagnoli ha poi risposto a tutte le altre provocazioni messe in campo da Di Gregorio e Campagna: «Le dichiarazioni dei giocatori hanno del sorprendente. Sin dal primo giorno in Italia ho fatto di tutto per farli sentire a proprio agio. Arrivati qui, hanno rivoluzionato tutto, partendo dal loro menù. Mangiavano tantissima pasta, bacon, uova fritte. Onestamente non mi sembrava una dieta adatta a degli atleti, ma lo staff mi aveva dato rassicurazioni in tal senso, servivano molte energie per la preparazione. Alla fine, invece, hanno guadagnato solo chili che non hanno più smaltito, erano tutti sovrappeso. In hotel sapete perché restavano senza pasta? Perché c’era il buffet e tutti esageravano con le porzioni. Mangiavano tantissimo, molto più del dovuto. Su una cosa avevano ragione: gli orari. Spesso succedeva che mangiavano in ritardo, ma questo è l’unico punto a loro favore. Anche sulle case, non li ho certo fatti vivere in una bettola, ma in uno dei posti più belli di Capo d’Orlando. Hanno voluto la macchina e il 5 settembre, come da accordi, hanno avuto la macchina. Addirittura hanno preteso un massaggiatore che stesse con loro h24. Ecco anche il massaggiatore, che tra l’altro faceva tre massaggi al giorno a Pasul’ko. Non so nemmeno a cosa servissero, pensavo avrebbe lavorato per i giocatori, non per rilassare l’allenatore. Allenatore che, fuori contratto, ha avuto anche la possibilità di vivere in centro a Capo d’Orlando. Questi sarebbero professionisti? Potevo saldare i miei debiti dilazionando i pagamenti ma non era più mia intenzione dopo aver visto di cosa erano capaci. Non li ho pagati volutamente. Sugli emolumenti, infatti, hanno detto la verità. Non lo nego, hanno preso solo quelle cifre ma erano strapagati. Ho fatto il massimo per loro, poi prima dell’Hinterreggio hanno fatto finta di sentirsi male e allora sono andato su tutte le furie e ho chiuso i rubinetti. Alcuni sponsor si sono tirati indietro dopo essere venuti a conoscenza di tutto ciò. Poi, finalmente, è arrivato mister Antonio Alacqua. Dopo il derby mi ha detto con decisione che voleva tenere solo Maouel, un giocatore di alto calibro, e Hiemer e Reuter, perché non aveva avuto la possibilità di visionarli poiché infortunati e voleva dare loro una chance. Gli altri, invece, creavano solo malumori nello spogliatoio, la cosa migliore per tutti era il divorzio. Le parole del mister sono state musica per le mie orecchie. L’ho ringraziato e ho mandato via questo gruppo di calciatori con grande piacere. Le partenze di Di Gregorio, Campagna e gli altri sono state per me una grande liberazione, dal punto di vista economico e calcistico. Tra l’altro, Quotschalla non mi ha mai chiesto un biglietto per la Germania e ho personalmente pagato i biglietti anche alla famiglia di Campagna, cosa che potevo anche evitare. Dopo sei partite l’Orlandina si ritrova nei bassifondi della classifica,  io volevo fare molto di più. Alla Lega Pro credevo davvero, non puntavo ad una misera salvezza, volevo dare soddisfazione a Capo d’Orlando, raggiungendo delle vette inesplorate per il calcio paladino. Adesso si ricomincia da zero. Abbiamo vinto un derby e sono felice lo si sia fatto grazie agli italiani. Ha fatto gol Marco Lima, un orlandino, e per me questo è motivo di grande orgoglio e vanto. Ripartiamo da lui e da tutti i calciatori che hanno dimostrato attaccamento alla maglia. Ho commesso un errore imperdonabile ma ho ancora il tempo per rimediare. L’Orlandina sarà made in Italy e con i nostri ragazzi manterremo la categoria, è quello che mi aspetto da un allenatore competente come Antonio Alacqua. Ora si può lavorare con serenità».

Dopo questo botta e risposta, lasciamo ai nostri lettori il giudizio. Forse la verità sta nel mezzo, viste le versioni diametralmente opposte fornite dalle due parti di una storia che ha comunque un unico finale: l’era tedesca a Capo d’Orlando è già archiviata, a Marcianise ci sarà una nuova Orlandina, che verrà costruita da qui a dicembre. Per una volta, a dare un responso definitivo sulla vicenda sarà il campo, almeno dal punto di vista tecnico. E nel calcio, in fondo, è giusto così.

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