Roberto Curasì

Orlandina all’era Alacqua, Curasì: «Esodo tedeschi, si riparte»

Roberto Curasì

Capo d’Orlando – Dopo un avvio di stagione più che complesso, l’Orlandina Calcio ha ritrovato se stessa, almeno per un giorno. Nel derby di domenica scorsa, disputato contro la Tiger Brolo al “Ciccino Micale” di Capo d’Orlando, i paladini del presidente Massimo Romagnoli hanno colto il primo successo in campionato. La vittoria sui brolesi segna una svolta nell’annata biancoazzurra, non solo per i risultati in campo. Il debutto sulla panchina del nuovo allenatore Antonio Alacqua ha aperto ufficialmente una nuova era, il tedesco non è più di moda. Tanti saranno i cambiamenti che avverranno in seno all’Orlandina Calcio nelle prossime ore, la rosa paladina sarà praticamente rivoluzionata, con la maggior parte dei calciatori teutonici che hanno già le valigie in mano, pronti a lasciare Capo d’Orlando. Di questo e di molto altro ha discusso ieri sera ai microfoni di Radio DOC il direttore tecnico biancoazzurro, Roberto Curasì, che a “Sport Park” ha parlato senza peli sulla lingua della situazione del club orlandino, togliendosi anche qualche sassolino dalle scarpe.

Direttore, un derby contro la Tiger vinto addirittura per 3-0 dopo un periodo molto buio. Pensieri sulla partita di domenica?

«Contro la Tiger abbiamo raccolto un successo quasi insperato. Sicuramente non è stata una partita semplice come il risultato potrebbe far credere. La squadra di Bellinvia mi ha fatto un’ottima impressione, in particolare nel primo tempo, quando noi non siamo mai riusciti a calciare verso la porta avversaria. Hanno avuto la pecca di concludere poco e non essere cinici sotto porta. Con l’espulsione di Calabrese l’Orlandina si è sbloccata mentalmente. Il gol di Marco Lima, un orlandino del 1995, ha messo la nostra gara in discesa. Per vincere abbiamo fatto bene tante cose ma siamo stati anche fortunati. Sullo 0-0 abbiamo rischiato tante volte e in vantaggio di una rete e di un uomo siamo comunque stati messi in difficoltà da una squadra molto organizzata e ben costruita. In contropiede nel finale abbiamo segnato secondo e terzo gol ma il punteggio non rispecchia l’andamento della partita. Se i gialloneri avessero pareggiato non ci sarebbe stato nulla da dire. Abbiamo vinto 3-0, prima non eravamo da buttare ma adesso non siamo dei fenomeni, ogni partita ha una sua storia. Siamo ovviamente contenti di aver vinto il derby ma non abbiamo conquistato ancora nulla, la strada verso la salvezza è lunghissima».

Nel postpartita, però, qualcuno invece di festeggiare ha preferito continuare a bombardare la gestione societaria deficitaria.

«Vorrei togliermi un piccolo sassolino dalla scarpa. I nostri due giocatori, Di Gregorio e Campagna, non hanno avuto un atteggiamento professionale ma lo stesso ha fatto qualche giornalista. C’erano tantissimi temi da affrontare dopo una gara del genere. La prima vittoria in campionato, il lavoro di Alacqua, la rete di un giovane del posto. Invece si rema sempre contro l’Orlandina, parlando continuamente di rimborsi e di ritardi nei pagamenti. Ci sono problemi di natura economica, non lo nascondiamo, ma ritengo che dopo una partita e un successo del genere, tutto ciò sia stato fuori luogo. Dedicare la vittoria ai tifosi è legittimo, sparare a zero contro la società meno. Sono argomenti di cui discutere in altre sedi ma ormai è andata. A breve ci saranno molti cambiamenti, non credo si ripeteranno spiacevoli situazioni di questo tipo».

Nonostante i dissidi interni, mister Alacqua è riuscito a far dare a tutti i calciatori a sua disposizione il 100% contro la Tiger. Lo avete scelto per questo motivo?

«Antonio Alacqua è un grande allenatore, non lo abbiamo scoperto certo domenica. Dopo la fallimentare gestione Pasul’ko che ci ha danneggiato moltissimo, abbiamo ritenuto opportuno cercare una figura che conoscesse campionato e ambiente. Ci abbiamo provato senza successo con Galfano, alla fine la nostra scelta è ricaduta su Antonio, che sin da giovedì ha lavorato a pieno regime per dare fiducia e morale ad un gruppo che non era molto convinto di quello che stava facendo. Mister Alacqua non ha la bacchetta magica, ha solo parlato ai nostri ragazzi di calcio, di tattica, di lavoro e di voglia di vincere. Concetti semplici ma di quelli che lasciano il segno. I calciatori hanno recepito il messaggio del nostro tecnico e domenica lo hanno dimostrato in campo. Ma questo è soltanto l’inizio, il difficile viene adesso. Siamo però convinti che Antonio Alacqua sia la persona giusta per risollevare le sorti dell’Orlandina Calcio».

Quali saranno i movimenti a breve termine dell’Orlandina?

«Posso dire che già in settimana la nostra rosa cambierà radicalmente. La maggior parte dei tedeschi lascerà infatti Capo d’Orlando. I vari Di Gregorio, Campagna, Quotschalla e via dicendo hanno già il biglietto pronto per la Germania. Resteranno con noi solo il portierino Hiemer, Reuter e Maouel. Non escludo che qualcuno, per esempio Braha, possa rientrare con noi nelle prossime settimane, ma per il momento è meglio così. Abbiamo bisogno di gente motivata e di calciatori felici di giocare a Capo d’Orlando. La situazione non è facile ma ci sono molti atleti liberi che hanno voglia di sposare questa causa, la Serie D è un palcoscenico importante. Con il mister abbiamo già buttato giù una lista di nomi che potrebbero darci una mano da qui a dicembre, specialmente in mezzo al campo. Poi, con l’apertura del mercato invernale, sarà rifondazione. Andremo alla ricerca di gente del luogo, di giocatori che amano questo club e che non hanno pretese eccessive a livello economico. Penso che, ad oggi, l’unica strada percorribile sia questa».

Per chiudere, una riflessione sul futuro di questa squadra.

«Quando si costruisce una casa bisogna partire dalle fondamenta. Chiaro è che a Capo d’Orlando il basket è il primo sport ma il calcio può convivere benissimo con la pallacanestro se lo si fa in maniera corretta. Investire nel settore giovanile per sviluppare il talento locale deve essere la nostra priorità. Ad oggi, l’Orlandina è una casa senza basi solide, che vive degli sforzi del presidente Romagnoli e di pochi altri imprenditori. A lungo andare, è inevitabile arrivare al crollo dell’intero edificio. Ritengo impossibile schierare solo calciatori orlandini, la quarta serie è un torneo difficile per tutti. Credo però che, in una rosa di ventiquattro giocatori, almeno una decina potrebbero essere della nostra zona. In Campania lo fanno tutti, qui non c’è la cultura del lavoro giovanile e siamo costretti a pescare fuori i tanti under che servono per partecipare a questo campionato. Se lavoreremo bene in tal senso e avremo anche qualche aiuto esterno, l’Orlandina potrà continuare ad essere una delle squadre più importanti del panorama calcistico dilettantistico della Sicilia. Speriamo di salvarci ma anche retrocedere poggiando i mattoni giovani e nostrani per il futuro non sarebbe delittuoso. Ci impegneremo per far sì che tutto vada per il meglio, se saremo capaci di creare realmente delle fondamenta, il calcio a Capo d’Orlando continuerà ad esistere e speriamo a far divertire il nostro pubblico, oggi così lontano da noi ma che vogliamo assolutamente riconquistare perché ne abbiamo davvero un gran bisogno».

Print Friendly

clean-service


mt-infissi


uniscuole

Articoli Correlati

Close