Bernardette

Sanità, Nebrodi senza ospedale?

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Capri Leone – «Ci troviamo di fronte al fallimento della Legge Regionale n. 5 del 2009». Questa l’amara analisi del deputato regionale Bernardette Grasso riguardo le novità che attendono la sanità regionale, specie per quanto riguarda l’area nebroidea.

«La creazione dei distretti ospedalieri e l’attivazione dei Pta con i servizi annessi – afferma la parlamentare – hanno comportato negli anni il mancato passaggio da una assistenza ospedalocentrica a una assistenza territoriale. La mancata attivazione dei Pta distrettuali – aggiunge la Grasso – ha sobbarcato gli ospedali della Asp della gestione anche dei malati cronici in unità operative deputate alla gestione degli acuti. La mancata realizzazione degli ambulatori h24 dei medici di base ha intasato ancora di più i pronto soccorso, con una gestione spropositata dei codici bianchi e verdi».

Tale fallimento è anche dimostrato dalla collocazione dei punti di primo intervento, attività distrettuali all’interno dei presidi ospedalieri per la gestione dei casi che neanche dovevano passare dal pronto soccorso. Secondo l’onorevole Bernardette Grasso, quindi, la “vecchia rimodulazione” è stata soltanto “una propaganda elettoralistica in vista delle elezioni europee dove si è cercato di accontentare tutti, sapendo fin dall’inizio che una volta inviata al Ministero della Salute, la stessa rimodulazione veniva rimandata indietro perché improponibile”.

«L’accordo Stato Regioni siglato il 5 agosto 2014 – spiega quindi la deputata – ma oggetto di concertazione nei mesi precedenti, prevede la classificazione dei presidi ospedalieri in base al bacino di utenti che vi afferiscono. I distretti sanitari di Sant’Agata, Patti e Mistretta hanno un bacino di utenti di circa 120.000 abitanti, bacino che dovrebbe individuare nella complessità della popolazione di riferimento un ospedale generale di base, cosa diversa da un ospedale dea di I° livello».

Pertanto il rischio concreto è di rimanere senza ospedali nei tre distretti. «Nella individuazione dell’ospedale sede di dea di I° livello – afferma Bernardette Grasso – dovrebbero essere presi in considerazione alcuni criteri che appaiono imprescindibili, come la centralità del presidio rispetto alla popolazione di riferimento, i criteri di qualità delle prestazioni erogate (indice occupazionale delle aree chirurgiche, indice di rotazione dei posti letto di day hospital; indice occupazionale dei posti di ricovero ordinari), il reale fabbisogno di salute della popolazione di riferimento che sicuramente non può relegarsi ad indicare dove piazzare le lungodegenze o i posti letto per acuti, ma io lascio o porto una unità operativa di acuti dove la domanda di salute è concreta. Questo – secondo la parlamentare – non significa fare proclami di mera appartenenza territoriale a favore di un distretto sanitario invece che di un altro, ma trovare il giusto equilibrio per il soddisfacimento primario, che è quello di dare salute a coloro che sfortunatamente soffrono, senza spingere da un lato o dall’altro solo per motivi di mera appartenenza territoriale».

«Qualcuno – conclude l’onorevole – disse che dietro un sindaco o un politico che protesta per la chiusura di una unità operativa c’è il medico che si vede tolto il suo orticello, ma per me non è così. Dietro questo politico esiste la popolazione con i suoi bisogni di salute che non possono essere depauperati per interessi politici e personali di altri soggetti».

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