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La tua opinione: “Nel giardino di Giovanna”

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Capo d’Orlando –
 A Villa Piccolo le sere che amo di più sono quelle in cui non sembra “necessario” esserci, sono cioè quelle in cui delicati frammenti di giorno si spengono senza grandi clamori, lasciandosi maliziosamente attraversare  dalle ombre della sera. Ogni volta vivo nuove e diverse sensazioni che mi appagano facendomi riconciliare con tutti e soprattutto con me stessa.

Ho trovato straordinaria la serata dedicata ad Agata Giovanna, personaggio di fine ottocento, signorina di nobile famiglia, “apprendista signora” che, come molte donne del suo tempo, è condannata a vivere quasi nell’ombra, “dietro le quinte”. Il suo curriculum di competenze è ricco e abbastanza “interclassista”, ma decisamente inadeguate le sue emozioni, calibrata la rassegnazione, piena invece la consapevolezza del suo stato.  La sua vita è piena di Sicilia, Alicudi è l’Olimpo degli Dei e la polvere depositata su porcellane e cristallerie di famiglia, avvolge anche tutti i suoi sogni.

Giovanna, utilizza tutta la sua forza per unire tre solitudini riuscendo a dare un senso alla sua vita.   Il destino decide che sia lei a dimostrare l’apparenza della perfezione, consegnandole un ruolo e concedendole finalmente la possibilità di partorire la sua creatura più amata: “il giardino”.

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”… Dicembre del 1950: i semi di puya alpestris sono stati piantati. Ripeteremo la semina a Gennaio e febbraio!

Maggio 1962: dopo undici mesi dalla nostra prima semina, ecco la prima, attesa fioritura, durata circa tre mesi. Le infiorescenze hanno offerto una visione meravigliosa per la strana e particolare bellezza dei fiori, dai colori rari e brillanti”.                                                                

Camilla Cederna scrive: ”Lo straordinario giardino mi fu mostrato con amore dalla baronessa Giovanna: i tre bersò di glicini diverse; le distese di ortensie; le antiche, meravigliose rose bianche. Straordinario incontro, straordinaria amicizia   continuata anche quando, andando a fare i bagni a Tindari, mi recavo spesso a colazione da loro”

Il prof. S. Savoia, nella sua accattivante, minuziosa e dettagliata conversazione dal titolo: ”Agata Giovanna una protagonista dietro  le quinte”, spiega come la baronessa,  con lungimiranza, superi il concetto  di giardino  inteso come fulcro di delizia e piacere, considerando lo stesso come luogo di operoso e laborioso lavoro.

Lo studioso rivolge a questo punto, un appello ai membri della fondazione e a tutti i presenti, affinchè questo luogo venga custodito, mantenuto e valorizzato senza “SNATURARE” la sua più autentica IDENTITA’. Purtroppo molto spesso distratti o troppo presi a far quadrare i “nostri conti”, rischiamo di non capire una “H” e così dolorosamente l’incompreso “GENIUS LOCI” inascoltato e rassegnato,   accetta la  sconfitta e fugge via. Il luogo spesso perde la sua anima perchè gli uomini non sono bravi a giocare con il vento, amano il rischio, scherzano con il fuoco e … si bruciano.

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“Nel giardino di Giovanna ogni angolo ha una sua vita, ogni angolo il suo destino …” in questo magico incanto, si espandono le note di chitarra di Marco Corrao e risuona la bella voce di Elena Grasso durante la lettura di uno splendido testo di Alberto Samonà.

Non vedo la luna d’argento, avverto però un intreccio di fugaci sagome ed ombre; i fiori e le piante tornerò ad ammirarli domani. Il giardino è ora invaso dal profumo intenso di fragranti biscotti, la baronessa li ha appena sfornati, che gioia … somigliano a quelli che molti anni fa preparava mia madre, con cura li metteva ad asciugare sulla graticella ed io con pazienza aspettavo di poterli mangiare.

Maria Grazia Librizzi.

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