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“La Fenice” contro il sindaco Caruso: “Ciò che comincia con bugia, finisce con inganno”

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Sant’Angelo di Brolo – L’associazione politico-culturale dei giovani “La Fenice” contro il sindaco di Sant’Angelo di Brolo Basilio Caruso. In una dura nota stampa, l’associazione santangiolese attiva dal 2011 si schiera contro le iniziative, definite “propagandistiche”, del primo cittadino di San’Angelo tramite un documento diretto ai propri concittadini.

Di seguito, il documento integrale dell’associazione, intitolato “Ciò che comincia con bugia, finisce con inganno”, con riferimento più che esplicito alle azioni del sindaco Basilio Caruso.

“Cari cittadini santangiolesi,

a distanza di qualche tempo dal nostro ultimo documento, e contemporaneamente con l’affiorare di novità significative per la scena politica locale, riteniamo sia il caso di far sentire nuovamente la nostra voce.

Prima di commentare gli ultimi avvenimenti, ci sia consentita qualche riflessione, tra il serio ed il faceto, sull’ennesima iniziativa propagandistica del nostro primo cittadino dal titolo “L’anticalunnia – voci di verità”.

A tal proposito, quanti di voi ricordano il celebre “Amministrando resoconto mensile”, foglietto riepilogativo delle opere miracolose del Beato Basilio, pubblicato artatamente in prossimità delle elezioni del 2011 e poi scomparso del tutto, tanto da divenire merce rara per i collezionisti???

Tra le innumerevoli mistificazioni presenti già all’epoca, e che continuano ad essere propinate da Caruso anche adesso, trovano posto gli ormai divenuti celebri 8 milioni di euro (su un totale di 11 “e altrettanti nei prossimi anni”… recitava un suo slogan) concessi all’Amministrazione dal Ministero dell’Ambiente a seguito degli eventi alluvionali del 2010, e di cui il Sindaco si ostina indebitamente ad attribuirsene la paternità. Comprendiamo i suoi perenni tentativi di autoergersi a divinità, ma l’accostamento con Giove Pluvio ci sembra francamente eccessivo. Che Caruso sia stato, politicamente parlando, una calamità naturale per questo paese è affermazione assai difficile da smentire, tuttavia sollecitiamo lo stesso a non sottovalutarsi: difatti egli ha recato danni politici e amministrativi ben maggiori, danni inquantificabili che purtroppo ricadranno sulle generazioni future.

Dopo tre anni, dunque, sulla scia della precedente operazione, Caruso ci ripropone la stessa minestra riscaldata, stavolta in formato video. Noi ci limitiamo a catalogare tale monologo come l’ennesima sceneggiata atta a nascondere l’incapacità amministrativa di un Sindaco assolutamente disabituato al confronto democratico, il quale soffre di un complesso di accerchiamento del tutto inventato che lo porta a scorgere nemici ed oppositori in ogni dove, anche tra i più stretti collaboratori. Non stupisce, poi, l’impostazione di stampo dittatoriale – bolscevico tipica della sua formazione politica, nella fattispecie del video ulteriormente enfatizzata dalla totale assenza di contraddittorio.

Ciò che sorprende, invece, è l’insistenza nel puntare il dito su voci, calunnie e dicerie varie, messe in circolo ad hoc per colpire politicamente la sua persona: è lecito chiedersi a cosa alluda il primo cittadino nel momento in cui opera tali riferimenti!!! E dovrebbe essere egli stesso a sciogliere ogni riserva a riguardo, dal momento che il presupposto fondante della trasparenza, anzi della cristallinità, come viene definita da Caruso, è appunto quello di fare “chiarezza” circa determinati aspetti e argomenti che così ovvi non appaiono affatto.

Di conseguenza, dubitiamo fortemente che egli possa riferirsi alle diffuse e insistenti voci di presunte (da nessuno confermate ma neanche mai smentite) indagini dell’Autorità Giudiziaria sull’operato di alcuni uffici del nostro Comune, inchieste che comunque implicherebbero una presa di posizione forte da parte sua, a tutela sia dell’onorabilità e professionalità dei dipendenti che dell’intera comunità santangiolese. Qualora invece ci sbagliassimo, è opportuno ricordargli che anche a Sant’Angelo trovano applicazione le leggi dello Stato Italiano e, dunque, a nessun soggetto può essere vietata la presentazione di esposti alle Autorità competenti in difesa dei propri interessi, Autorità che successivamente valuteranno l’esistenza o meno di eventuali reati. Altro che persecuzione politica, caro Sindaco, questo in democrazia si chiama stato di diritto, tutto il resto è vittimismo ingiustificato.

Lasciando ai “quasi 300 visualizzatori” delle sue commedie pirandelliane il giudizio sugli altri contenuti, avendo però l’accortezza di relazionarli alle reali condizioni del nostro paese, un ultimo appunto lo dedichiamo all’intervistatrice che, certamente, ci concederà una battuta: a dispetto di quanto affermato all’interno dello spot da noi più volte citato, non è il documento dell’opposizione ad “essere al limite del codice penale”, quanto la recitazione del Sindaco, il quale, forse scambiando il compositore Gioacchino Rossini con un noto ed omonimo oppositore locale dai capelli rossicci, ha inconsciamente storpiato la famosa arietta del Barbiere di Siviglia, riuscendo nell’assai arduo compito di far peggio l’attore che l’amministratore pubblico.

Alla minoranza consiliare e al loro ultimo documento va invece un convinto plauso: abbiamo finalmente assistito a qualche cenno di risveglio avvenuto grazie ad uno scritto incisivo e ben fatto, tanto da destare stupore per il taglio particolarmente aspro e pungente mai emerso prima d’ora, nonché per i contenuti ben argomentati che qualche malpensante potrebbe attribuire ad una sorta di cabina di regia esterna.

A questo punto, appare opportuno soffermarci sulla crisi sempre più concreta che sta interessando il gruppo di maggioranza. Questi ultimi giorni, politicamente assai concitati, sono stati contraddistinti dal susseguirsi di reciproci documenti nei quali è emersa l’esplicita richiesta, rivolta dal gruppo “Rinascita Santangiolese” all’indirizzo di Caruso, di rassegnare le dimissioni dalla carica che attualmente occupa. Quest’ultimo difatti, si legge all’interno del pamphlet di Cortolillo e compagni, è reo di aver causato, attraverso l’assunzione di una serie di comportamenti assai distanti dal principio di collegialità di cui si fa vanto, tendenti a sminuire la persona dell’assessore Palmeri e culminati con la recente rimodulazione delle sue deleghe, la rottura del patto con gli elettori siglato nel 2011.

Ma la cosa più grave, all’interno di questo botta e risposta tra le due parti, è che tale richiesta, come si evince perfettamente nel terzo video de “L’anticalunnia”, risulta ancora del tutto ignorata o forse neanche compresa dal Sindaco.

Senza voler entrare nel merito della diatriba interna tra i due soggetti politici, corre comunque l’obbligo di esprimere stima e solidarietà nei confronti dell’assessore Palmeri, il quale, in tre anni, ha sempre svolto un’attività encomiabile in collaborazione con tutte le associazioni, garantendo impegno, fattiva collaborazione e imparzialità.

In questo quadro, non è solo la rimodulazione a meravigliarci, ma ciò che ci lascia ulteriormente basiti è il fatto che ad appropriarsi delle deleghe allo sport, turismo e spettacolo sia stato lo stesso Caruso, notoriamente assente ingiustificato alla stragrande maggioranza delle attività promosse da Palmeri, ed invece presente alle poche manifestazioni mangerecce organizzate da compagini a lui vicine.

Un ulteriore elemento a comprova della debolezza delle argomentazioni sostenute dal Sindaco è rappresentato dalla palese confusione che viene a galla durante il tentativo poco riuscito di motivare il rimpasto: innanzitutto appare poco convincente l’accostamento di tale provvedimento a vicende risalenti all’estate del 2012, così come altrettanto improbabile è il richiamo all’incompatibilità tra Palmeri ed il segretario comunale a causa di terze persone “affettivamente legate” all’assessore stesso. Decisamente più credibile al fine di motivare la rimodulazione sarebbe, invece, la strada che conduce ad una concomitanza di eventi svoltisi tra l’ultima settima di giugno e la prima di luglio: in particolare stride la coincidenza di date tra la lettera di Palmeri del 2 luglio, presa a pretesto dal sindaco, la determina sindacale del 3 luglio relativa al rimpasto e la votazione del Revisore dei conti avvenuta nel giorno successivo. Che sia questo l’evento scatenante della frattura interna alla maggioranza, la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso?

Già nel consiglio del 27 giugno, in effetti, erano apparsi evidenti segni di disaccordo sulla nomina, tali da indurre il capogruppo Guidara a chiedere il rinvio della seduta con l’apparente motivo di voler ricercare, insieme all’opposizione, una convergenza sul nominativo del professionista da eleggere.

Alla minoranza che, “allibita e senza parole”, faceva notare le precedenti votazioni basatesi su logiche di maggioranza bulgara, insinuando conseguentemente il sospetto di dissapori in seno alla maggioranza, rispondevano, mistificando palesemente la realtà, il capogruppo e l’assessore Germanelli, i quali rassicuravano sull’assenza di problemi e diffidavano dall’insinuare l’esistenza di spaccature.

Nella seduta del 4 luglio, a dispetto delle dichiarazioni di voto che preannunciavano il fallimento della mediazione con l’opposizione, si arrivava, invece, all’inattesa decisione di votare unanimemente il Rag. Passalacqua (già ottimo revisore dei conti nel triennio precedente), nonostante la scarsa simpatia che suscitava in certi Amministratori. Sul fronte opposto, totalmente confusa e inconsistente è apparsa la strategia della minoranza, la quale, durante le dichiarazioni di voto, ha inspiegabilmente omesso di esternare la propria preferenza sul candidato poi effettivamente eletto, senza far così emergere le difficoltà numeriche di un’Amministrazione che ha potuto così fregiarsi del risultato conclusivo.

Infine, signor Sindaco, ci consenta qualche personalissima considerazione sul suo ultimo documento: è risaputo che non la stimiamo politicamente, la riteniamo amministrativamente poco capace, ma abbiamo sempre apprezzato le sue doti comunicative che, francamente, la pongono uno scalino sopra tanti altri mestieranti della politica locale. Purtroppo, in assenza di valide e veritiere argomentazioni, queste abilità servono a poco, per questa ragione il suo scritto risulta deludente, inutile e di difficile digestione, non apporta alcun elemento di chiarezza, ma anzi presenta mostruose cadute di stile, arrivando a tirare in ballo dipendenti comunali e fatti che, a quanto pare, sono oggetto di indagini dell’Autorità Giudiziaria.

Certo, avremmo apprezzato che chiarisse meglio anche altre vicende al vaglio delle Autorità ma, in virtù del suo personalissimo agire improntato alla trasparenza, comprendiamo come la nostra sia una richiesta troppo pretenziosa.

Ciò che invece non manca è la solita sfilza di bufale che cerca puntualmente di rifilare ai Santangiolesi…menzogne, tuttavia, smentite dai fatti.

Nella fattispecie, la sua asserzione “nutro rispetto per le donne che ho sempre valorizzato e dato attuazione concreta alla parità di genere” risulta palesemente falsa, in quanto la composizione della sua giunta, ancora oggi, dimostra di non rispettare gli obblighi imposti dalla Legge Regionale 6/2011 sulla “parità di genere”.

Interessante appare anche l’interpretazione del risultato elettorale, delle preferenze che, sommate, non diventano voti, dei tentativi di confondere la gente e di appropriarsi dei meriti altrui: tutto perfettamente confacente alla sua persona!

Ancora maggiori perplessità desta lo stralcio in cui lei dichiara: “è singolare però che egli (Palmeri, ndr) sia cofirmatario del documento a sostegno di se stesso”.

Da che pulpito vien la predica!

Lei, novello Narciso, impegnato quotidianamente nell’esercizio dell’auto-elogio, pronto a specchiarsi in ogni pozzanghera di cui, alle prime piogge, sono piene le nostre strade, convinto com’è di incarnare la figura dell’eroe che ha salvato Sant’Angelo dal malaffare e dal caos, si mostra incurante dell’oblio a cui la sua inadeguatezza ha condannato il Paese.

Lei, affetto da sindrome di autoreferenzialismo, talmente individualista da voler essere la statua di una processione, la sposa al matrimonio e addirittura la bara al funerale, prenda atto che anche questa esperienza amministrativa è fallita per la medesima ragione che ha decretato l’epilogo del suo precedente mandato: la mancanza d’audacia tipica del leader, l’incapacità di incarnare il vero valore aggiunto e di fungere da collante di un gruppo in cui, sin dall’inizio, si sono trovate a coesistere due anime assai diverse.

Per una volta dimostri coraggio, eviti di essere tracotante, rifugga dagli squali travestiti da sirene pronti ad ammaliarla con il loro canto suadente, e rimetta il mandato nelle mani degli elettori.

Sant’Angelo di Brolo, 25 luglio 2014

F.to Giuseppe Pintaudi, Pierpaolo Ricciardi, Alfredo Scolaro, Carmelo Siragusano, Valentino Pintaudi

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