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Legambiente: “L’Ente Parco si occupi di natura e non di porti”

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Santo Stefano di Camastra –
 “La notizia che il Consiglio dell’Ente Parco dei Nebrodi ha inserito nel proprio Piano Triennale la realizzazione di un porto turistico a Santo Stefano di Camastra ha dell’incredibile e segnala una pericolosa deviazione dell’Ente dalla funzione istituzionale” Esordisce così Legambiente Nebrodi in un comunicato stampa dove critica la scelta dell’Ente Parco che ha inserito nel proprio pirano triennale di opere pubbliche la realizzazione di un porto turistico. Di seguito il comunicato integrale dell’associazione ambientalista:

“L’Ente Parco è stato istituito nel 1993 per tutelare e gestire in modo sostenibile 86.000 (oggi quasi 100.000) ettari di territorio montano caratterizzato dalla presenza di boschi e da altri valori naturalistici e paesaggistici. Questa è la sua missione e la ragione della sua esistenza. Partecipare alla realizzazione di un nuovo porto turistico da 750 posti barca in un lembo di spiaggia del Comune Stefanese o di qualsiasi altro comune ha poco a che vedere con i suoi compiti.

Auspichiamo dunque che l’Ente Parco si riappropri pienamente del proprio ruolo di gestore di un’area protetta e concentri verso questo obiettivo le energie disponibili, lasciando agli enti locali e alle pro loco le tante fantasiose iniziative di promozione turistica.

Nel merito, comunque, la costruzione di un altro porto turistico a Santo Stefano di Camastra appare l’ennesima iniziativa velleitaria di questa Regione per la sua evidente insostenibilità economica ed ambinetale.

Ma su questo avremo modo di confrontarci con i suoi promotori e con l’opinione pubblica. Tornando ai lavori del Consiglio dell’Ente Parco appare necessario ricordare che l’attuale perimetrazione del Parco dei Nebrodi deriva dal ridimensionamento dell’originaria proposta regionale che individuava una vasta area montana di circa 180.000 ettari nella quale erano presenti gli elementi tipici di un’area protetta.

Sarà dunque un fatto positivo se la ventilata inclusione di nuovi comuni avverrà in coerenza con l’originaria proposta verificando l’esistenza dei presupposti ambinetali. Se, come invece sembra, si dovesse trattare di un ingresso strumentale da parte di comuni che, vincolando qualche ettaro di territorio si troverebbero ad avere un ruolo pari a quello di comuni che concorrono al parco con centinaia di migliaia di ettari di territorio vincolato, si snaturerebbero la storia, l’idea ed il ruolo del parco dei Nebrodi”.

 

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