Lucio Santi

Un umbertino a V. Borghese, Lucio Santi Raineri ci racconta Caprotti

Lucio Santi

Castell’Umberto – Nuovo passo importante in carriera per Lucio Santi Raineri, attore originario di Castell’Umberto che dall’11 settembre 2014 al 20 dello stesso mese reciterà in “Pene d’amor perdute” presso il “Silvano Toti Globe Theatre Roma – Villa Borghese”, commedia con la regia di Alvaro Piccardi e la direzione artistica di Gigi Proietti, interpretando il personaggio di Caprotti, un poliziotto di corte un po’ imbranato e confuso, di quelli che non ne azzeccano mai una.

Nato il 2 febbraio del 1985, Lucio Santi ha studiato presso l’ACT multimedia di Cinecittà a Roma, una delle tantissime accademie di recitazione site nella capitale. Lì, l’incontro casuale e anche un po’ particolare con il regista Alvaro Piccardi.

«Il primo giorno di lezione sono arrivato con 15 minuti di ritardo – racconta ai nostri microfoni l’attore umbertino – ed il regista Piccardi mi ha cacciato fuori dall’aula, dicendomi di rientrare a seconda ora. Io, vuoi perché ero uno dei più giovani, vuoi per la vergogna, vedendo anche che l’aula era piena, me ne sono tornato a casa e da quel momento ho evitato di seguire le sue lezioni. Un giorno, però, è arrivata una chiamata dall’accademia: il regista voleva vedermi poiché gli avevano parlato bene di me dal punto di vista recitativo. Mi sono presentato, ho provato alcune scene improvvisate e così è nato un bellissimo legame».

Da lì a poco, prende vita anche lo spettacolo: una commedia teatrale di William Shakespeare che inizialmente va in scena in alcune scuole della regione Lazio. Un’escalation di successi, fino al Globe Theatre di Villa Borghese con la direzione artistica di Gigi Proietti, dove il lavoro ottiene un risultato strabiliante. Qualche giorno fa, la telefonata del maestro Piccardi a Lucio Santi: dall’11 settembre si replica.

«Ricordo ancora come è nata l’interpretazione di Caprotti – continua Lucio Santi -. Il regista mi ha spiegato la psicologia del personaggio e mi ha chiesto di studiarlo pensando ad una persona che conoscevo realmente e che avesse le stesse caratteristiche di questo poliziotto. Dopo averci pensato un po’, l’illuminazione: avevo trovato il mio uomo. Ho iniziato quindi ad imitare questa persona e ho cominciato a far miei la sua tonalità di voce, il suo modo di camminare e il suo modo di fare in mezzo alla gente. Il giorno dopo, sempre con un’improvvisazione, ho provato la parte con altri colleghi. Non riesco a spiegarmi ancora oggi come, dopo una sola prova, il regista ha deciso che avevo fatto ottimo lavoro. So, però, che ero riuscito ad entrare bene nel personaggio, era questo l’importante. Quindi mi è stato consegnato il copione, con la raccomandazione di interpretare Caprotti come richiedeva lo scritto. Direi che è andata bene».

Lo spettacolo, insieme ai toni più sofisticati della commedia d’amore, vuole anche sottolineare le amarezze del conflitto amoroso, frutto della difficoltà dell’incontro fra i due sessi. “Pene d’amor perdute”, appunto. Dall’11 settembre si torna in scena a Villa Borghese. Lucio Santi Raineri compreso.

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