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D’Uva: «Diritto allo studio, UniMe caso negativo emblematico»

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Messina – Continua la polemica all’Università degli Studi di Messina riguardo i mancati esoneri delle tasse per gli studenti. La mancata applicazione delle norme vigenti sul caso ha creato non pochi problemi agli universitari e adesso il tutto è finito sul tavolo del Miur. I vertici dell’Ateneo messinese, infatti, hanno sospeso gli esoneri delle tasse per tutti gli studenti, compresi coloro i quali dovrebbero godere di esenzione totale.

Dopo le prime, fondate rimostranze da parte dei giovani, sulla questione è voluto intervenire anche il Deputato messinese Francesco D’Uva, membro della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione presso la Camera dei Deputati, tramite un’interrogazione parlamentare.

«È da più di un anno che il Movimento 5 Stelle si batte all’interno delle istituzioni a garanzia del diritto allo studio – afferma il deputato messinese Francesco D’Uva  perché questo ci impone la Costituzione italiana. Tuttavia le politiche assunte dagli ultimi Governi dimostrano come non siano tutti dello stesso avviso. L’ANVUR, nel suo recente resoconto sull’andamento e sulla qualità delle università italiane, ha fotografato una situazione assolutamente allarmante. È però in riferimento alla situazione del Mezzogiorno che il quadro si fa drammatico. Per queste regioni, infatti, il tasso di abbandono degli studi universitari ha raggiunto il valore più elevato della media OCSE, con un livello di cittadini laureati che ci relega al terzultimo posto tra i paesi europei».

Unime

«Il caso dell’Università degli studi di Messina – continua D’Uva – è un esempio emblematico dell’attuale situazione. Studenti che a fatica decidono di proseguire con risultati eccellenti i propri studi, nonostante le attuali difficoltà economiche, si sono visti negare il proprio diritto a raggiungere i più alti gradi degli studi tramite la disapplicazione non motivata delle agevolazioni previste dalla normativa vigente. Si parla di conflitti normativi e del solito gioco del rimpallo delle responsabilità ormai noto a chi ha avuto a che fare con le Pubbliche Amministrazioni, ma da quanto verificato sembra piuttosto un utile rimedio per tagliare voci di spesa a discapito del diritto allo studio. La normativa tra l’altro sembra abbastanza chiara, dal momento che l’articolo 9 del decreto legislativo 68/2012 prevede espressamente che le istituzioni e le università esonerino totalmente dalla tassa di iscrizione e dai contributi universitari gli studenti che presentino i requisiti di eleggibilità per il conseguimento della borsa di studio. La lettura delle disposizioni sembra lasciare pochi dubbi sulla bontà dalle richieste avanzate dagli studenti messinesi circa l’immediato ripristino dell’esonero dal pagamento delle tasse. Ciò premesso, qualora la questione riguardasse effettivamente l’interpretazione di una norma, ritengo assolutamente più corretto un immediato intervento del Ministro. Quello che qui si vuole scongiurare – conclude il deputato Francesco D’Uva – è che le maglie dell’autonomia didattica, scientifica e organizzativa vengano dilatate fino a raggiungere il totale arbitrio. Tutte le decisioni che gli Atenei italiani intendono assumere nei limiti delle proprie potestà, infatti, non possono non far riferimento all’uniformità e all’effettività del diritto allo studio, impedendo che interpretazioni discutibili e comunque non autentiche del dettato normativo possano determinare la facoltà in capo a singoli Atenei di limitare, o addirittura negare del tutto, le già esigue risorse in favore dei capaci e dei meritevoli, proprio in un momento in cui le famiglie degli studenti non possono certamente permetterselo. Per questi motivi è necessario che il Ministro assuma, in tempi brevi, una posizione chiara sulla vicenda».

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