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Mr. Vicario: «Due Torri salvo, Rocca giù perché…»

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Capo d’Orlando –  Un anno senza ansie prepartita, un anno senza avversari da affrontare, un anno senza partite da preparare. Così ha vissuto, dall’esterno, la stagione calcistica mister Calogero Vicario, il tecnico che proprio un anno fa aveva trascinato l’Usd Rocca di Capri Leone alla promozione in Eccellenza per la prima volta nella sua storia.

In questo periodo lontano dal rettangolo verde, l’allenatore di San Basilio ha avuto modo di osservare da vicino quello che è successo nel messinese a livello di calcio dilettantistico, continuando a seguire questo sport con l’occhio critico di chi certe cose le ha vissute. Intervistato ieri ai microfoni di Radio DOC durante “Sport Park”, mister Vicario ha condiviso con tutti i radioascoltatori le proprie impressioni riguardo una nuova annata calcistica andata in archivio.

Mister Vicario, per te questo è stato un anno sabbatico quasi forzato. Ti è mancato il calcio in questi mesi?

«Devo ammetterlo, un po’ sì. Il clima prepartita, la tensione dei 90′, il rapporto con i giocatori. All’inizio, in realtà, ero quasi contento. Ho avuto tanto tempo in più da dedicare alla mia famiglia e a tutto ciò che per forza di cose avevo un po’ accantonato quando allenavo. Col passare dei mesi, però, l’ambiente ha iniziato a mancarmi, anche se ho continuato a guardare tantissimo calcio, sia dal vivo che in televisione, tenendomi costantemente informato su tutto quello che succedeva nei vari campionati dilettantistici. Ho avuto modo di vedere da vicino molte realtà, di capire come lavorano altri tecnici e di imparare anche a conoscere tornei diversi. Tutto sommato è stato un anno di crescita».

Cosa hai notato in particolare seguendo il calcio dilettantistico regionale dall’esterno?

«Ho notato che, anche nelle categorie inferiori, tutte le squadre sono preparate a livello tattico. Questo significa che nelle nostre zone ci sono bravi allenatori. Ormai è difficile bucare le difese a causa di errori difensivi che non siano individuali. Diagonali, elastici e triangoli difensivi, tutti sono molto attenti e tante squadre difendono anche con dieci uomini dietro la linea del pallone. Il concetto, però, credo sia troppo esasperato e lo spettacolo ne risente. Il calcio è gol e nei nostri campi se ne vedono solo quando una squadra ha in rosa attaccanti abili nell’uno contro uno. Gli esterni offensivi con un buon dribbling oggi fanno la differenza. Il 4-3-3 è il modulo più utilizzato proprio per sfruttare al meglio questa soluzione d’attacco. Le altre reti arrivano quasi sempre su calcio piazzato, sono poche le formazioni che prediligono il possesso palla e che cercano sempre di giocare collettivamente».

Al contrario di te, da sempre fautore del bel gioco e amante del calcio offensivo.

«Per me il migliore attacco è la difesa. Il mio sistema di gioco è diverso dal 4-3-3 molto in voga oggi. Il mio Rocca giocava con 3-4-1-2 molto offensivo e per questo motivo ho ricevuto tante critiche in passato. Andando a vedere le statistiche dei vari campionati, noterete come le squadre che fanno tanti gol alla fine hanno raggiunto il proprio obbiettivo, anche subendone molti di più rispetto a concorrenti dirette che invece sono restate staccate nonostante difese molto più ermetiche. Non significa che il calcio offensivo sia per forza quello migliore, ma credo infonda sicurezza nei giocatori, specie negli attaccanti, e nel calcio l’autostima è fondamentale. A mio modesto parere, il gioco offensivo paga anche se concedi qualcosina di più, vedi Orlandina, per fare un nome. Che poi, offendere non significa necessariamente subire tanto. Il Rocca l’anno scorso ha avuto il secondo miglior attacco e la miglior difesa della Promozione. Finché il pallone ce l’hai tu, gli avversari non possono farti male».

Tornando alla stagione di quest’anno, il play-out di Serie D Città di Messina-Due Torri è l’ultima partita che riguarda da vicino il calcio dilettantistico del messinese. Pronostici?

«Ho visto entrambe le squadre e, nonostante il Città di Messina sia avanti negli scontri diretti e quindi in classifica, credo sarà una partita da tripla, se la giocheranno alla pari. Il Città di Messina è una formazione giovane, che ha in rosa due giocatori come Manfrè e Vella in avanti che a questo livello fanno la differenza. Il Due Torri, però, mi sembra più organizzato a livello tattico. Sappiamo tutti che ai biancorossi mancheranno giocatori importanti per questo spareggio, ma credo che le motivazioni della squadra pirainese siano ampiamente superiori rispetto a qualsiasi avversario, anche se per una gara del genere potrebbe essere assurdo pensarlo. Il Due Torri giocherà anche per Marco Salmeri, oltre che per la permanenza in Serie D, quindi se dovessi scegliere direi Due Torri. Ovviamente è un peccato che una delle due debba retrocedere, ma il calcio è anche questo».

Non possiamo non toccare l’argomento Rocca di Capri Leone. Che effetto ti ha fatto vedere la tua squadra così cambiata e secondo te di chi è la responsabilità maggiore di questa retrocessione dei caprileonesi?

«Credo sia una questione di mentalità. Il primo anno che ero al Rocca, ricordo che andammo a giocare a Barcellona contro una grande Nuova Igea che poteva disporre di giocatori di categoria superiore. Ci presentammo con la difesa a 3 e con la solita idea di gioco offensiva. Perdemmo per 3-0 e qualche giornalista criticò le mie scelte. Quel giorno qualcuno mi definì “presuntuoso”. Quel giornalista aveva ragione ma io ne ero consapevole. In quel momento non avrei mai scambiato un punticino con il mio credo calcistico. Stavo lavorando per il futuro, per costruire una mentalità vincente, non mi importava impostare una partita da 0-0, nemmeno contro una squadra superiore alla mia. Ognuno deve prendersi le proprie responsabilità e quando una stagione finisce male le colpe sono soprattutto dell’allenatore. Col senno di poi è facile parlare e vorrei non si offendesse nessuno, ma sono abituato a dire quello che penso. Ogni tecnico ha una sua storia, una sua mentalità, un suo modo di lavorare e trasmette tutto ai propri giocatori. Al Rocca è stata trasmessa una mentalità perdente, questa è la verità. Un allenatore deve essere in grado di stimolare e motivare continuamente tutto l’ambiente. Una retrocessione non arriva per caso o sfortuna. Sono stati fatti ovviamente tanti errori ma le responsabilità maggiori sono di chi stava in panchina».

Senza ipocrisie, mister Calogero Vicario ha espresso in maniera chiara le proprie idee riguardo la stagione calcistica che volge al termine. Nel panorama del calcio dilettantistico del comprensorio la mancanza di un personaggio così si sente. Dopo un anno di riposo, è giunto il momento per l’ex allenatore del Rocca di tornare in pista. Con la sua mentalità vincente e il suo calcio offensivo, è ovvio. Prendere o lasciare. Noi prendiamo.

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